È stato l’unico a rispondere alle domande dei magistrati. Nel giorno degli interrogatori nell’inchiesta sul crollo della palazzina di Pistunina, la linea difensiva di Alessandro Panarello emerge dalle parole del suo legale: l’imprenditore ha respinto ogni contestazione e si è dichiarato completamente estraneo ai fatti che gli vengono contestati.
Davanti ai sostituti procuratori della Procura di Messina Anita Siliotti e Antonietta Ardizzone, Panarello – assistito dall’avvocato Salvatore Silvestro – ha affrontato l’interrogatorio nell’ambito dell’inchiesta che ipotizza i reati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.
Panarello era il socio e amministratore della società che aveva preso in affitto il piano terra dell’edificio per realizzare un supermercato. Secondo la ricostruzione della Procura, proprio i lavori di ristrutturazione avviati nei locali commerciali sarebbero uno degli aspetti al centro degli accertamenti sulle cause del cedimento.
L’imprenditore, però, attraverso la difesa ha negato ogni responsabilità. “Si è detto completamente estraneo a ogni addebito”, ha spiegato l’avvocato Silvestro, aggiungendo che il suo assistito ha fornito la propria versione dei fatti ai magistrati.
Uno dei temi emersi in questi giorni riguarda le presunte modifiche alla struttura interna dell’edificio e, in particolare, le voci circolate su possibili interventi demolitivi di pilastri. Su questo punto il difensore di Panarello ha preso posizione: “Poiché non è stato oggetto di interrogatorio – ha affermato Silvestro – è il risultato di una notizia palesemente falsa”.
Alla domanda se, però, dei pilastri si sia effettivamente parlato nell’ambito degli accertamenti, il legale ha precisato: “Ci sono delle indagini in corso su chi e se ha eseguito degli interventi”. Un passaggio che lascia aperto il tema degli approfondimenti tecnici che dovranno chiarire cosa sia accaduto nei giorni e nelle fasi precedenti al crollo.
Diversa la scelta dell’ingegnere Pietro Leone, 70 anni, tecnico che aveva progettato la palazzina crollata. Accompagnato dal suo avvocato Sebastiano Campanella, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti ai pm. Anche lui è indagato nell’ambito del procedimento per omicidio plurimo colposo e disastro colposo.
È stato invece rinviato l’interrogatorio di Pasquale D’Alì, l’imprenditore edile incaricato dei lavori di ristrutturazione e rimasto ferito nel crollo. L’uomo, assistito dall’avvocato Antonello Scordo, è ancora ricoverato in ospedale e per questo motivo la difesa ha chiesto un rinvio.
I tre indagati sono legati alla vicenda con ruoli differenti: Panarello per la gestione dell’attività commerciale che avrebbe dovuto insediarsi nei locali al piano terra, D’Alì per l’esecuzione degli interventi di ristrutturazione e Leone per l’attività tecnica legata alla progettazione e alla supervisione delle opere.
L’inchiesta della Procura prosegue per ricostruire la dinamica del cedimento e individuare eventuali responsabilità. Al centro degli accertamenti restano le condizioni strutturali dell’edificio, gli interventi eseguiti e le eventuali modifiche effettuate prima del crollo. Saranno ora gli approfondimenti tecnici e le consulenze disposte dagli inquirenti a fornire elementi decisivi per chiarire la sequenza degli eventi che ha portato alla tragedia di Pistunina.