di
Francesca Sala

Borlenghi è morto improvvisamente a 70 anni. Ha seguito le campagne del Moro di Venezia, di Luna Rossa, le Whitbread, le Volvo Ocean Race, le grandi classiche del Mediterraneo e degli oceani

Carlo Borlenghi è morto improvvisamente lunedì mattina nella sua Bellano, sulla sponda lecchese del Lario. Aveva 70 anni. Se ne va uno degli sguardi più autorevoli della fotografia internazionale, l’uomo che per oltre quarant’anni ha raccontato il mare, la vela e i suoi protagonisti con immagini diventate patrimonio collettivo ben oltre il mondo degli appassionati. Da Luna Rossa a Giovanni Soldini, dai grandi skipper ai fotografi che da lui hanno imparato un mestiere, tutti oggi ricordano non soltanto il professionista, ma l’uomo: curioso, generoso, entusiasta. Uno di quelli che, anche dopo migliaia di regate e milioni di chilometri percorsi, riusciva ancora a emozionarsi davanti alla luce giusta o a una vela che si tendeva nel vento.

Borlenghi aveva iniziato quasi per gioco, fotografando le regate sul lago di Como. Poi quel lago gli era diventato piccolo. La collaborazione con Uomo Mare Vogue gli aveva aperto le rotte del mondo e nel 1983, con la storica avventura di Azzurra alla Coppa America di Newport, era iniziato un viaggio destinato a cambiare il modo di raccontare la vela. Sarebbero arrivate le campagne del Moro di Venezia, di Luna Rossa, le imprese oceaniche di Giovanni Soldini, le Whitbread, le Volvo Ocean Race, le grandi classiche del Mediterraneo e degli oceani.



















































Le sue fotografie non raccontavano soltanto una regata. Raccontavano la tensione prima della partenza, la violenza di un’onda, la geometria perfetta di uno scafo, la fatica sul volto di un equipaggio. Per questo le sue immagini hanno fatto il giro del mondo, pubblicate dalle principali riviste internazionali.

Nel 1989 aveva fondato Sea&See Italia, agenzia specializzata nella fotografia nautica, contribuendo a creare un archivio straordinario di immagini. I riconoscimenti sono arrivati in tutto il mondo: dal Grand Prix Professional de la Photo de Mer di Parigi al Premio Omega come miglior fotografo sportivo, fino alla targa conferitagli dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per il contributo offerto alla cultura della vela. Premi importanti, che però non gli hanno mai cambiato il carattere. Chi lo incontrava ricorda soprattutto il sorriso, la disponibilità, la capacità di condividere un consiglio.

Eppure, per quanto il mondo fosse diventato il suo orizzonte, il punto di partenza e quello di ritorno erano sempre gli stessi: Bellano. Era il posto dove ritrovava le proprie radici e dove aveva deciso di restituire ciò che la vita gli aveva regalato. Lo aveva fatto nel modo che conosceva meglio: fotografando. Nel 2022, insieme allo scrittore Andrea Vitali, aveva dato vita a «Il ritratto di Bellano», un progetto che è molto più di un libro fotografico. Oltre ottomila scatti, centinaia di famiglie coinvolte, i volti di circa un terzo dei bellanesi raccolti in un’opera destinata a diventare la memoria visiva della comunità. Carlo Borlenghi lascia la moglie Alessandra.


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3 agosto 2026