I tatuaggi sono sempre più diffusi: secondo le stime, quasi un giovane adulto europeo su tre ne possiede almeno uno. Parallelamente, cresce l’interesse della comunità scientifica nel capire che cosa accada agli inchiostri una volta iniettati nella pelle e se possano avere effetti sulla salute a distanza di molti anni.

La risposta, almeno per ora, è rassicurante ma non definitiva. Le ricerche più recenti hanno aperto nuovi interrogativi, senza però dimostrare che i tatuaggi causino il cancro. Gli esperti parlano di un tema ancora in evoluzione, che richiede studi di lunga durata.

L’inchiostro non resta solo nella pelle

Una parte dei pigmenti utilizzati per i tatuaggi non rimane confinata nel derma. Numerosi studi hanno dimostrato che particelle di inchiostro possono migrare attraverso il sistema linfatico e accumularsi nei linfonodi, dove possono permanere per molti anni.

Questo fenomeno è ormai ben documentato e rappresenta il punto di partenza delle ricerche più recenti, che stanno cercando di capire se questa presenza cronica possa indurre una lieve infiammazione persistente e, nel lungo periodo, influenzare il sistema immunitario.

Il possibile legame con il linfoma

Lo studio che ha attirato maggiore attenzione è stato pubblicato nel 2024 sulla rivista eClinicalMedicine dai ricercatori della Lund University, in Svezia.

Analizzando quasi 12.000 persone, gli autori hanno osservato che i soggetti tatuati presentavano un rischio di linfoma maligno circa il 21% più elevato rispetto ai non tatuati. Si tratta però di uno studio osservazionale, che evidenzia un’associazione statistica ma non dimostra un rapporto di causa-effetto.

Una successiva revisione sistematica pubblicata nel 2025 ha concluso che le prove disponibili sono ancora limitate e non consentono di affermare che i tatuaggi aumentino realmente il rischio di linfoma. Per chiarire la questione saranno necessari studi prospettici con un follow-up di molti anni.

Melanoma: il problema è soprattutto la diagnosi

Per quanto riguarda il melanoma e gli altri tumori della pelle, le evidenze sono ancora meno convincenti.

La principale preoccupazione dei dermatologi non è che il tatuaggio favorisca direttamente l’insorgenza del melanoma, ma che i pigmenti, soprattutto quelli molto scuri, possano rendere più difficile riconoscere precocemente eventuali modificazioni di nei o lesioni cutanee.

Anche i linfonodi pigmentati dall’inchiostro possono talvolta complicare l’interpretazione di alcuni esami diagnostici nei pazienti con melanoma.

Per questo motivo gli specialisti consigliano di non tatuare i nei e di sottoporsi regolarmente a controlli dermatologici.

Cosa contengono gli inchiostri?

Gli inchiostri per tatuaggi sono miscele complesse che possono contenere pigmenti organici, conservanti e impurità.

In passato alcune formulazioni presentavano concentrazioni di idrocarburi policiclici aromatici (IPA), ammine aromatiche e metalli pesanti, sostanze che in altre modalità di esposizione sono note per il loro potenziale cancerogeno o tossico.

È importante precisare che la semplice presenza di queste sostanze non significa che un tatuaggio provochi il cancro: il rischio dipende dalla quantità, dalla via di esposizione e dalla dose assorbita dall’organismo.

Anche durante la rimozione laser alcuni pigmenti possono degradarsi formando nuove sostanze chimiche, un fenomeno oggetto di studio, ma al momento non esistono prove che questo aumenti il rischio di tumori nell’uomo.

L’Europa ha reso gli inchiostri più sicuri

Negli ultimi anni l’Unione Europea ha introdotto regole molto più severe per aumentare la sicurezza dei tatuaggi.

Dal 2022 è entrato in vigore il Regolamento europeo REACH, che limita o vieta oltre 4.000 sostanze chimiche negli inchiostri destinati ai tatuaggi e al trucco permanente.

Le nuove norme fissano limiti rigorosi per sostanze cancerogene, mutagene, tossiche per la riproduzione, allergizzanti e metalli pesanti, oltre a imporre obblighi di etichettatura e tracciabilità dei prodotti. Oggi gli inchiostri conformi alla normativa europea sono sottoposti a controlli molto più stringenti rispetto al passato.

Chi ha un tatuaggio deve preoccuparsi?

La risposta, allo stato attuale delle conoscenze, è no.

Nessuna autorità sanitaria internazionale considera oggi i tatuaggi una causa accertata di tumore. Tuttavia, le ricerche più recenti indicano che vale la pena continuare a studiare gli effetti a lungo termine degli inchiostri.

Nel frattempo gli esperti consigliano di affidarsi esclusivamente a tatuatori autorizzati che utilizzino prodotti conformi alla normativa europea, evitare di tatuare i nei, conservare le informazioni sugli inchiostri impiegati e sottoporsi periodicamente a visite dermatologiche, soprattutto in presenza di numerosi nei o familiarità per melanoma.

La ricerca è ancora aperta, ma il messaggio più importante è uno: oggi non esistono prove che i tatuaggi provochino il cancro, mentre esistono buone ragioni per scegliere operatori qualificati e non trascurare la prevenzione dermatologica.

Fonti

* Nielsen C. et al. Tattoos as a risk factor for malignant lymphoma: a population-based case-control study. eClinicalMedicine, 2024.

* Høgsberg T. et al. Investigating the potential association between tattoos and lymphoma: systematic review. Cell Reports Medicine, 2025.

* Regolamento (UE) 2020/2081 della Commissione che modifica l’Allegato XVII del Regolamento REACH sugli inchiostri per tatuaggi e trucco permanente.

* European Chemicals Agency (ECHA). Tattoo inks and permanent make-up under REACH.

* International Agency for Research on Cancer (IARC) – Monografie e documentazione sulla classificazione delle sostanze cancerogene e dei fattori di rischio.