Il microbiota intestinale è un organismo nell’organismo: non è soltanto una comunità di batteri coinvolta nella digestione ma una comunità che produce migliaia di molecole capaci di entrare in circolo, dialogare con il sistema immunitario, scambiare informazioni con gli ormoni e da questo asse (intestino, cervello, sistema endocrino) raggiungere organi apparentemente lontani, come il cuore, il fegato e i muscoli. Una nuova ricerca coordinata dall’Istituto di Chimica Biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli, il Cnr-Icb, aggiunge ora un tassello particolarmente importante: alcune sostanze prodotte dai batteri intestinali potrebbero contribuire a proteggere le cellule muscolari dalla degenerazione associata alla distrofia muscolare di Duchenne, una rara e grave malattia genetica che causa una progressiva degenerazione dei muscoli, dovuta all’assenza della proteina distrofina. Colpisce quasi esclusivamente i maschi e i primi sintomi compaiono nella prima infanzia. La protagonista dello studio è la commendamide, una molecola di origine microbica prodotta appunto soprattutto da batteri appartenenti al genere Bacteroides. Nei modelli sperimentali e nei campioni analizzati dei pazienti con Duchenne, la disponibilità di questa sostanza risulta ridotta. In laboratorio, la sua somministrazione ha mostrato la capacità di limitare alcuni meccanismi responsabili della morte delle cellule muscolari. La scoperta, pubblicata sul Journal of Translational Medicine, non rappresenta ancora una terapia disponibile per i pazienti in quanto si tratta di risultati prevalentemente preclinici ma rafforza un’idea destinata a modificare la medicina dei prossimi anni: molte malattie non dipendono esclusivamente dal singolo organo colpito, ma anche dalle molecole prodotte dall’ecosistema microbico intestinale.
La scoperta italiana: la commendamide contro la ferroptosi Lo studio, coordinato da Fabio Arturo Iannotti, ha identificato nella commendamide un possibile messaggero dell’asse intestino-muscolo. La molecola appartiene a una famiglia di composti simili agli endocannabinoidi umani, sostanze che regolano infiammazione, metabolismo energetico, percezione del dolore e risposta allo stress cellulare. Il lavoro scientifico (Bacteroides-derived endocannabinoid-like commendamide attenuates skeletal muscle ferroptosis in vitro: implications for Duchenne muscular dystrophy. È stato pubblicato il 6 giugno 2026 sul Journal of Translational Medicine) si concentra sulla ferroptosi, una particolare forma di morte cellulare dipendente dal ferro. Il ferro libero favorisce l’ossidazione dei grassi presenti nelle membrane e la cellula accumula perossidi lipidici e può perdere progressivamente la propria integrità. Nella distrofia di Duchenne, caratterizzata dall’assenza o dalla grave carenza di distrofina, le fibre muscolari sono già sottoposte a stress meccanico, infiammazione cronica, alterazioni del calcio, danno mitocondriale e produzione eccessiva di radicali liberi. La ferroptosi potrebbe quindi contribuire ad amplificare il deterioramento del tessuto. Un tassello delle conoscenze di biologia molecolare che entra nel dettaglio del danno prodotto dalla malattia genetica provando a silenziare le conseguenze di alcuni processi alterati in questa patologia con risvolti che però potranno tornare utili anche in altre malattie e anche per il mantenimento del benessere dei muscoli che con il passare degli anni vengono progressivamente danneggiati dalla progressiva perdita di massa, forza e funzione muscolare legata soprattutto all’invecchiamento, alla scarsa attività fisica e a una cattiva nutrizione.
Negli esperimenti cellulari la commendamide ha attenuato diversi segnali collegati alla ferroptosi, suggerendo che una molecola prodotta nell’intestino possa esercitare effetti protettivi su cellule localizzate nei muscoli. Il risultato introduce un possibile collegamento biologico tra la perdita di determinati batteri intestinali, la riduzione dei loro metaboliti e la maggiore vulnerabilità muscolare.
La ricerca è stata realizzata dal Cnr-Icb insieme al Dipartimento di Farmacia e al Dipartimento di Scienze agrarie dell’Università Federico II di Napoli, all’Università della Campania Luigi Vanvitelli, al Centro clinico Nemo dell’Azienda ospedaliera dei Colli-Ospedale Monaldi e al Nutriss Centre dell’Università Laval, in Québec.
Il nuovo lavoro prosegue precedenti ricerche dello stesso gruppo, nelle quali era stata osservata, nei modelli animali di Duchenne, un’alterazione della composizione microbica intestinale e una riduzione di metaboliti benefici, in particolare degli acidi grassi a catena corta.
Tra questi il più studiato è il butirrato, sostanza prodotta dalla fermentazione batterica delle fibre alimentari. Il butirrato nutre le cellule del colon, contribuisce alla stabilità della barriera intestinale, modula il sistema immunitario e interviene nei meccanismi che regolano l’espressione dei geni.
Nei modelli murini di Duchenne, la riduzione del butirrato è stata associata a uno squilibrio del sistema endocannabinoide, a maggiore infiammazione e a difetti dell’autofagia, il processo con cui le cellule eliminano proteine e organelli danneggiati. La somministrazione sperimentale di butirrato di sodio ha ridotto alcuni di questi fenomeni anche in mioblasti umani ottenuti da donatori con Duchenne.
Il muscolo scheletrico è un organo metabolicamente attivo, capace di produrre miochine e altre molecole che influenzano cervello, fegato, tessuto adiposo e sistema immunitario.
Allo stesso tempo, i microrganismi intestinali trasformano fibre, proteine, grassi e polifenoli in metaboliti che possono superare la barriera intestinale e raggiungere il muscolo attraverso il sangue. Gli studi sperimentali indicano che il microbiota può influenzare i muscoli attraverso la funzione dei mitocondri, la sensibilità all’insulina, l’infiammazione sistemica, lo stress ossidativo e il metabolismo degli aminoacidi oltre che l’autofagia. La formazione e il mantenimento delle fibre muscolari dipende dalla connessione neuromuscolare ma l’influenza del microbiota è molto importante. Nei topi completamente privi di microbiota è stata osservata una minore massa muscolare, accompagnata da alterazioni del metabolismo e della funzione muscolare. Il trasferimento di microbiota proveniente da animali sani ha parzialmente corretto alcuni di questi difetti. Anche l’eliminazione sperimentale dei batteri intestinali mediante antibiotici ha provocato riduzione della resistenza fisica e atrofia muscolare.
Nell’uomo, però, il quadro è più complesso. Negli anziani con fragilità e sarcopenia sono state rilevate modificazioni della diversità microbica e della capacità di produrre aminoacidi, vitamine e acidi grassi a catena corta. Queste osservazioni rappresentano associazioni importanti, ma non dimostrano ancora che la disbiosi sia sempre la causa primaria della perdita muscolare.
Cosa non è ancora dimostrato
Non è dimostrato che un probiotico commerciale possa rallentare la distrofia di Duchenne.
Non è dimostrato che correggere genericamente una disbiosi curi diabete, tumori, Alzheimer o malattie autoimmuni. Non esiste una composizione del microbiota universalmente sana.
I test fecali commerciali non possono, da soli, diagnosticare la maggior parte delle malattie sistemiche. La commendamide non è ancora un farmaco e non deve essere considerata un’alternativa alle terapie disponibili.
La prospettiva
La scoperta del Cnr-Icb di Pozzuoli colloca ancora una volta Napoli al centro di una delle frontiere più dinamiche della ricerca biomedica. La distrofia di Duchenne nasce da un difetto genetico, ma la velocità con cui il danno muscolare progredisce potrebbe dipendere anche da una complessa rete di fattori metabolici, immunitari e microbici. Il microbiota non è una cura universale né un interruttore capace di spegnere tutte le malattie. È piuttosto una centrale biochimica aggiuntiva che opera accanto al genoma umano. Comprendere le sue molecole significa individuare nuovi bersagli terapeutici. La commendamide è uno di questi: ancora lontana dall’applicazione clinica, ma abbastanza promettente da indicare una direzione nuova che non sia correggere i geni o trattare il muscolo già danneggiato ma intervenire sui messaggi biologici che dall’intestino possono proteggere o rendere più vulnerabili i tessuti.
Bibliografia e fonti essenziali
Consiglio nazionale delle ricerche. “Distrofia di Duchenne: nuove evidenze sul ruolo del microbiota intestinale”, comunicato del 3 agosto 2026.
Iannotti FA e collaboratori. Bacteroides-derived endocannabinoid-like commendamide attenuates skeletal muscle ferroptosis in vitro: implications for Duchenne muscular dystrophy. Journal of Translational Medicine, 2026;24:948. DOI: 10.1186/s12967-026-08407-4.
Mostosi D e collaboratori. Exploring the Gut Microbiota-Muscle Axis in Duchenne Muscular Dystrophy. International Journal of Molecular Sciences, 2024.
Lahiri S e collaboratori. The gut microbiota influences skeletal muscle mass and function in mice. Science Translational Medicine, 2019;11:eaan5662.
Ma Z e collaboratori. A systematic framework for understanding the microbiome in human health and disease: from basic principles to clinical translation. Signal Transduction and Targeted Therapy, 2024;9:237.
Asnicar F e collaboratori. Gut micro-organisms associated with health, nutrition and dietary interventions. Nature, 2025.
Van Nood E e collaboratori. Duodenal infusion of donor feces for recurrent Clostridium difficile. New England Journal of Medicine, 2013.
Feuerstadt P e collaboratori. SER-109, an oral microbiome therapy for recurrent Clostridioides difficile infection. New England Journal of Medicine, 2022.
Spencer CN e collaboratori. Dietary fiber and probiotics influence the gut microbiome and melanoma immunotherapy response. Science, 2021.
Loh JS e collaboratori. Microbiota-gut-brain axis and its therapeutic applications in neurodegenerative diseases. Signal Transduction and Targeted Therapy, 2024.
Prosty C e collaboratori. Causal role of the gut microbiome in certain human diseases. eGastroenterology, 2024.
Cosa non è ancora dimostrato
Non è dimostrato che un probiotico commerciale possa rallentare la distrofia di Duchenne.
Non è dimostrato che correggere genericamente una disbiosi curi diabete, tumori, Alzheimer o malattie autoimmuni. Non esiste una composizione del microbiota universalmente sana.
I test fecali commerciali non possono, da soli, diagnosticare la maggior parte delle malattie sistemiche. La commendamide non è ancora un farmaco e non deve essere considerata un’alternativa alle terapie disponibili.
La prospettiva
La scoperta del Cnr-Icb di Pozzuoli colloca ancora una volta Napoli al centro di una delle frontiere più dinamiche della ricerca biomedica. La distrofia di Duchenne nasce da un difetto genetico, ma la velocità con cui il danno muscolare progredisce potrebbe dipendere anche da una complessa rete di fattori metabolici, immunitari e microbici.
Il microbiota non è una cura universale né un interruttore capace di spegnere tutte le malattie. È piuttosto una centrale biochimica aggiuntiva che opera accanto al genoma umano. Comprendere le sue molecole significa individuare nuovi bersagli terapeutici. La commendamide è uno di questi: ancora lontana dall’applicazione clinica, ma abbastanza promettente da indicare una direzione nuova che non sia correggere i geni o trattare il muscolo già danneggiato ma intervenire sui messaggi biologici che dall’intestino possono proteggere o rendere più vulnerabili i tessuti.
Bibliografia e fonti essenziali
Consiglio nazionale delle ricerche. “Distrofia di Duchenne: nuove evidenze sul ruolo del microbiota intestinale”, comunicato del 3 agosto 2026.
Iannotti FA e collaboratori. Bacteroides-derived endocannabinoid-like commendamide attenuates skeletal muscle ferroptosis in vitro: implications for Duchenne muscular dystrophy. Journal of Translational Medicine, 2026;24:948. DOI: 10.1186/s12967-026-08407-4.
Mostosi D e collaboratori. Exploring the Gut Microbiota-Muscle Axis in Duchenne Muscular Dystrophy. International Journal of Molecular Sciences, 2024.
Lahiri S e collaboratori. The gut microbiota influences skeletal muscle mass and function in mice. Science Translational Medicine, 2019;11:eaan5662.
Ma Z e collaboratori. A systematic framework for understanding the microbiome in human health and disease: from basic principles to clinical translation. Signal Transduction and Targeted Therapy, 2024;9:237.
Asnicar F e collaboratori. Gut micro-organisms associated with health, nutrition and dietary interventions. Nature, 2025.
Van Nood E e collaboratori. Duodenal infusion of donor feces for recurrent Clostridium difficile. New England Journal of Medicine, 2013.
Feuerstadt P e collaboratori. SER-109, an oral microbiome therapy for recurrent Clostridioides difficile infection. New England Journal of Medicine, 2022.
Spencer CN e collaboratori. Dietary fiber and probiotics influence the gut microbiome and melanoma immunotherapy response. Science, 2021.
Loh JS e collaboratori. Microbiota-gut-brain axis and its therapeutic applications in neurodegenerative diseases. Signal Transduction and Targeted Therapy, 2024.
Prosty C e collaboratori. Causal role of the gut microbiome in certain human diseases. eGastroenterology, 2024.