Capelli lunghi, pantaloni di pelle e il resto della band di nero vestita. «Meglio tardi che mai», urlò Piero Pelù uscendo sul palco dello stadio di Melpignano alle 4 di notte per chiudere la più lunga maratona rock che il Salento ricordi. Attaccò “Resta”, i Litfiba suonarono fino all’alba e tra pietre e ulivi nulla fu più come prima. Preistoria o quasi: 2 agosto 1987, tour di 17 Re, lo spartiacque per una generazione lontana da tutto (senza Ryanair ed Erasmus appena agli inizi) e cresciuta sognando una Fender Stratocaster per fuggire da una terra dove – se decidevi di restare – o studiavi Giurisprudenza o facevi il manovale o ti arruolavi nella Sacra Corona Unita. La musica era forse l’unica finestra prima del boom della Puglia felix. Ma ne valeva la pena anche se, senza ancora patente, dovevi mettere in croce papà per portarti al concerto di questi semi-sconosciuti.
I capelli, sempre lunghi, sono diventati un po’ bianchi, è spuntato qualche chilo in più ma poco importa. Melpignano, nel frattempo diventata “capitale” della Taranta (e di molto altro), aspetta i Litfiba e il ritorno va oltre l’operazione reunion per i 40 anni del doppio album “17 Re” che cambiò per sempre il rock italiano. Il tour viaggia con successo da una città all’altra, ma quella di venerdì prossimo nel Salento sarà una tappa speciale. Perché a Melpignano i Litfiba sono di casa, perché qui “Apapaia” e “Istanbul” suonano diverse, perché con questi luoghi Gianni Maroccolo e gli altri hanno un legame particolare.
Il 1987, in realtà, non fu la prima volta. La storia era cominciata due anni prima, nel 1985: l’Italia dominata dal pentapartito e questo paese di 3mila anime governato da un monocolore Pci. C’era la rassegna “Itinerari per sere di piena estate”, l’unico Festival era quello di Sanremo e il volto di Pelù era da poco finito in copertina sulla rivista musicale “Mucchio Selvaggio”. Sergio Blasi – molto prima che diventasse sindaco, segretario pugliese Pd e poi consigliere regionale – era un giovane consulente del Comune guidato dal compianto Antonio Avantaggiato: «Lessi la recensione dell’album “Desaparecido” e chiamammo i Litfiba per il 30 luglio dopo una tappa a Carovigno. Un live a pagamento, un azzardo in quell’epoca i cui c’erano solo i concerti gratuiti alle feste patronali. Manifesti sui muri, volantinaggio in spiaggia e radio libere: lo pubblicizzammo così, come per i primi eventi in discoteca. Oltre ogni aspettativa ci furono 700 paganti, nell’aria qualcosa di nuovo, il Salento poteva dire la sua».
I Litfiba macinavano concerti in tutta Italia e l’etnowave della band superava i confini del post-punk inventando sonorità e stile come non accadeva da tempo. Quando 40 anni fa “17 Re” arrivò tra gli scaffali qualcuno restò sconcertato: un’opera-concept più che una raccolta di hit. Un doppio album politico, ma non troppo. Sperimentale, ma senza orpelli. Da vivo, poi, non ce n’era per nessuno. E qui torna il tour del 1987 quando a Melpignano il 2 agosto s’inventarono la lunga no-stop con i Sick Rose, i Moda e l’altra faccia della rivoluzione chiamata Cccp di Giovanni Lindo Ferretti. Blasi riavvolge il nastro: «Cominciò malissimo perché all’altezza di Bari si ruppe il camion con l’attrezzatura e i ritardi inevitabili. Nell’attesa trovammo il tempo di fare una partita a pallone con tutti i musicisti, Pelù compreso, sullo sterrato dello stadio. E litigammo con Maroccolo quando vide sul palco una strana cabina allestita dai Cccp: trovammo una mediazione e quella notte del rock italiano passò alla storia».
Per la rassegna Le Idi di Marzo dell’anno successivo sbarcarono nel Salento le firme giornalistiche più illustri: c’erano le rockband sovietiche e i Litfiba come headliner in una delle due serate di un torrido luglio targato 1988. Poche foto, rigorosamente in bianco e nero, ma bellissime: Pelù, a torso nudo e con un chiodo di pelle di colore rosso che tutti all’indomani cercano nei negozi e la scaletta con “Ballata”, “Vendette” e “Come un Dio” celebrata dagli inviati dei grandi giornali. La rinascita della pizzica è già dietro l’angolo, ma nel frattempo Melpignano è la “capitale” estiva del rock italiano.
Per gli aneddoti non basterebbe un intero giornale. Come quando, racconta Blasi, «dopo il concerto del 1992 a Poggiardo, nel Sud Salento, vennero tutti a cenare a casa mia e ai fornelli si mise il sindaco Avantaggiato». Un anno dopo, ancora luglio, la quadratura del cerchio con Maroccolo e lo stesso Ferretti testimoni di nozze di Blasi: «Uccio Bandello, il più grande dei cantori della musica popolare salentina, si esibì al ricevimento. Fu indimenticabile, alla vigilia della partenza dei Csi per la Bretagna per incidere “Ko de mondo”. Un’altra storia stava per cominciare».
Un cordone ombelicale mai reciso anche se negli anni ‘90 i Litfiba cambiano pelle: sempre rock, ma strade diverse. Molti fan storici abbandonano, ne arrivano di nuovi. A Melpignano Pelù torna spesso, va in Comune e risale sul palco: nel 2001 nei giorni caldi del G8 di Genova per un live fuoco e fiamme, qualche anno dopo come ospite della Notte della Taranta. Blasi chiude il cerchio: «I Litfiba si sentivano a casa e ci piace pensare a questa lunga stagione culturale cominciata con un sindaco illuminato come Avantaggiato e passata dalla politica con la P maiuscola. Forse un modello per un’educazione culturale salentina che ha plasmato il territorio».
Molto, nel frattempo, è cambiato: oggi non si fanno più partite a pallone e la “barriera” di uffici stampa e marketing allunga le distanze. Niente più interviste se non quelle canoniche a inizio tour ed è un vero peccato. Ma su Facebook restano le tracce indelebili quando Pelù riapre le porte del cuore: «Melpignano era un piccolo Comune abbastanza sconosciuto nel bel mezzo del Salento, ma già allora dimostrava grande interesse per le sue tradizioni musicali e per quello che di nuovo usciva dalle cantine italiane. Fummo invitati più volte dagli amici a suonare a gustare le prelibatezze della terra, del mare e del vento, fummo rapiti dai colori, dai sapori, dall’accoglienza, dalla freschezza delle idee e dallo stile di vita sincero e accogliente. Più volte sono tornato in Puglia e a Melpignano per suonare e condividere emozioni musicali: nel 2001 con Manu Chao fu una indimenticabile due giorni di rock latino, la Notte della Taranta del 2005 fu un’esperienza specialissima a fianco di Francesco De Gregori, Davide Van De Sfroos e Sonia Bergamasco».
Il ritorno della band nel 2013 è stata una parentesi di successo, questo del 2026 assume un altro significato. In scaletta ci sono tutti i pezzi di “17 Re” (finora mai eseguito per intero) con l’aggiunta del brano omonimo rimasto finora nel cassetto. I 50enni riscopriranno sogni e propri fallimenti e non importa se, nel frattempo, si saranno arresi al dio denaro o avranno mantenuto salde le antiche promesse di libertà e fraternità. Conta ritrovarsi insieme, almeno per una notte, sapendo che non si può chiedere al tempo di fermarsi. I social e gli smartphone ci hanno cambiato la vita, ma non è tempo di nostalgici pregiudizi. Sono altre le ferite riaperte: le guerre, le vittime, le sopraffazioni, il filo spinato ai confini. Ferite che pensavamo consegnate definitivamente al Novecento e che, invece, sono tornate prepotentemente a seminare sangue e paure. Per questo “17 Re” è ancora attuale, per questo i Litfiba hanno ancora un senso anche quando il sermone anti-Trump può risultare scontato. Per questo, sotto le transenne, ci saranno anche i 20enni a cui non basta la trap violenta e i tormentoni copia e incolla. Un sano animo ribelle, quanto ti affacci alla vita, ti mette al riparo dalle ingiustizie. Da Melpignano al resto del mondo. Di un “Eroe nel vento” c’è sempre bisogno.