La steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, oggi chiamata MASLD, avanza spesso senza sintomi mentre il grasso si accumula nelle cellule del fegato. È legata soprattutto a sovrappeso, diabete di tipo 2, insulino-resistenza e altri fattori cardiometabolici e, in una parte dei pazienti, può evolvere verso infiammazione, fibrosi e cirrosi. In questo scenario un alimento comunissimo sta attirando l’attenzione dei ricercatori: il pomodoro. Non perché esista una “cura rossa” per il fegato grasso, ma perché due studi clinici italiani pubblicati nell’estate 2026 hanno registrato un calo di un indicatore della steatosi dopo interventi alimentari a base di pomodoro. Il dato più recente arriva dal trial POMOSANO, pubblicato il 30 luglio su Nutrients, che ha coinvolto 79 adulti con MASLD e indice di massa corporea non superiore a 30.

Per sei settimane, 42 partecipanti hanno consumato ogni giorno 200 grammi di pomodori crudi e 50 grammi di salsa, mentre 37 hanno seguito una dieta priva di pomodoro. La quantità di grasso epatico è stata stimata mediante il CAP, parametro ottenuto con FibroScan: non una biopsia, ma una misurazione non invasiva dell’attenuazione degli ultrasuoni nel fegato. Il CAP è diminuito in entrambi i gruppi, ma la riduzione mediana è stata maggiore tra chi mangiava pomodori: 35 dB/m contro 18 dB/m. Dopo gli aggiustamenti statistici, la differenza nel cambiamento tra i gruppi è risultata pari a -26,63 dB/m. Peso, circonferenza vita, glicemia, lipidi, enzimi epatici, infiammazione e rigidità del fegato non hanno però mostrato miglioramenti significativi rispetto ai controlli. È un particolare importante: il segnale riguarda il grasso stimato dal CAP, non una trasformazione generale dello stato metabolico.

Il sospettato più affascinante è il licopene, il pigmento rosso della famiglia dei carotenoidi. Il pomodoro ne è una delle fonti principali e la lavorazione termica può renderlo più disponibile all’assorbimento. Il licopene viene studiato per le possibili azioni antiossidanti e antinfiammatorie e per la capacità, osservata soprattutto in modelli sperimentali, di interferire con l’accumulo di lipidi nelle cellule epatiche. Ma POMOSANO non ha misurato il licopene nel sangue: non può quindi dimostrare che sia stato proprio questo composto a produrre l’effetto. A rendere il quadro più interessante è un secondo trial pubblicato il 3 luglio 2026 sull’European Journal of Nutrition: 98 persone con MASLD hanno ricevuto per 12 settimane una salsa ottenuta da pomodori maturati sulla pianta e ricca di carotenoidi oppure una salsa commerciale di confronto. Il CAP è sceso in media di 33 dB/m nel primo gruppo e di 12 nel secondo; la differenza è rimasta significativa anche dopo gli aggiustamenti.

Due risultati nella stessa direzione non bastano, tuttavia, per trasformare passata e insalata in una prescrizione medica. Gli studi sono piccoli e brevi; il CAP stima il grasso epatico ma non chiarisce direttamente se siano migliorati infiammazione, danno cellulare o fibrosi. Nel secondo trial, inoltre, è stata testata una salsa funzionale brevettata e particolarmente ricca di carotenoidi, non un prodotto qualunque da supermercato. Il messaggio più corretto non è “mangiare pomodori guarisce la steatosi”, ma che il pomodoro potrebbe contribuire a una strategia alimentare più ampia. Per la MASLD restano centrali la perdita di peso quando necessaria, l’attività fisica, il controllo di diabete e lipidi e un modello dietetico di tipo mediterraneo. Il rosso nel piatto è dunque promettente, ma la vera protezione del fegato continua a dipendere dall’intero stile di vita.

Tatoli R., Donghia R., Carella N. et al. “Effect of Tomato Consumption on Liver Steatosis in MASLD: A Randomized Controlled Trial (POMOSANO Study)”. Nutrients, 2026; 18(15):2476. DOI: 10.3390/nu18152476.

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