Per anni lo screening del tumore della prostata è rimasto sospeso tra due paure opposte: scoprire troppo tardi una malattia aggressiva oppure trasformare in “pazienti” uomini con piccoli tumori che non avrebbero mai dato sintomi. Ora una revisione Cochrane pubblicata nel maggio 2026, basata su sei studi e quasi 800.000 partecipanti, sposta leggermente l’ago della bilancia. Lo screening con PSA può evitare circa due morti per tumore prostatico ogni mille uomini sottoposti ai controlli, pari a una vita salvata ogni 500 persone invitate. Il beneficio esiste, ma è contenuto e richiede molti anni per diventare visibile. In Italia il tema riguarda una neoplasia molto comune: nel 2024 sono stati stimati 40.190 nuovi casi, più di qualsiasi altro tumore nella popolazione maschile.

Il PSA, antigene prostatico specifico, si misura con un semplice prelievo di sangue. Il suo limite è già contenuto nel nome: è specifico della prostata, non del cancro. Può aumentare anche per un ingrossamento benigno della ghiandola, un’infiammazione, un’infezione o altre condizioni non tumorali; allo stesso tempo, un valore nella norma non esclude completamente la malattia. Un risultato elevato, quindi, non equivale a una diagnosi e spesso deve essere ripetuto prima di avviare ulteriori accertamenti. Lo screening moderno non consiste nel fare un PSA ogni anno a tutti, ma nel costruire un percorso basato su età, familiarità, valore iniziale e rischio personale. Le linee guida europee indicano generalmente l’avvio della valutazione dai 50 anni, anticipandola a 45 anni per chi ha una storia familiare o è di origine africana e a 40 anni nei portatori di mutazioni BRCA2.

Il nodo centrale resta la sovradiagnosi. La revisione Cochrane ha rilevato circa 36 diagnosi aggiuntive ogni mille uomini sottoposti a screening, a fronte di una o due morti evitate. Molti tumori della prostata crescono infatti così lentamente da non diventare pericolosi durante la vita della persona. Una diagnosi può però innescare ulteriori esami, biopsie, ansia e trattamenti capaci di lasciare conseguenze sulla continenza urinaria e sulla funzione sessuale. Salvare vite senza curare inutilmente è il vero obiettivo dei nuovi programmi. Per ridurre i danni, il PSA viene oggi affiancato alla risonanza magnetica, alla densità del PSA e ai calcolatori di rischio. Quando il tumore risulta poco aggressivo, la sorveglianza attiva permette invece di controllarlo nel tempo senza intervenire immediatamente.

In Italia non esiste ancora un programma nazionale uniforme per il tumore della prostata inserito nei Livelli essenziali di assistenza, come accade per mammella, cervice uterina e colon-retto. Il Ministero della Salute ha però finanziato un progetto CCM, coordinato dalla Toscana con il supporto scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità, per sperimentare percorsi organizzati e valutarne efficacia, accettabilità e sostenibilità. Tra le esperienze regionali già operative spiccano Lombardia e Basilicata. L’obiettivo è sostituire lo screening opportunistico (eseguito in modo disomogeneo su iniziativa del singolo) con un sistema che selezioni le persone giuste, definisca gli intervalli e garantisca la presa in carico.

In Lombardia il programma gratuito è rivolto progressivamente agli uomini dai 50 ai 70 anni. Si parte da un questionario sul Fascicolo sanitario elettronico, seguito dal PSA senza impegnativa. Con un valore inferiore a 1 microgrammo per litro e senza familiarità si può attendere cinque anni; tra 1 e 3 il controllo viene rinviato di due anni; con PSA pari o superiore a 3, oppure con un familiare di primo grado colpito, si passa alla visita urologica. Lo specialista valuta quindi la risonanza magnetica e riserva la biopsia ai casi realmente sospetti. In Basilicata il percorso coinvolge gli uomini tra 50 e 70 anni e anche quelli tra 45 e 49 con rischio familiare o genetico. Il PSA non è né un esame inutile né una garanzia assoluta: diventa davvero utile quando è inserito in una decisione informata e in un percorso capace di limitare falsi allarmi, biopsie e trattamenti non necessari.

Franco J.V.A., Hwang E.C., Jung J.H., Vaimberg O., Ilic D., Cleves A., Dahm P. “Prostate-specific antigen (PSA) test for prostate cancer screening”, Cochrane Database of Systematic Reviews, 2026, Issue 5, CD004720, DOI: 10.1002/14651858.CD004720.pub4.

AIOM, AIRTUM, Fondazione AIOM, Osservatorio Nazionale Screening, PASSI, PASSI d’Argento e SIAPeC-IAP, “I numeri del cancro in Italia 2024”.

European Association of Urology, “EAU Guidelines on Prostate Cancer”, edizione 2026, sezione “Individual Early Detection and Screening”.

Consiglio dell’Unione europea, “Raccomandazione del 9 dicembre 2022 relativa al rafforzamento della prevenzione attraverso l’individuazione precoce: un nuovo approccio dell’UE allo screening dei tumori”, 2022/C 473/01.

Ministero della Salute, “Nuovo approccio UE ai tumori: tumore polmonare e prostata” e progetto CCM 2023 sulla fattibilità dei programmi organizzati di screening prostatico.

Regione Lombardia, “Screening del tumore alla prostata in Regione Lombardia”.

Regione Basilicata, programma regionale di screening oncologico del tumore alla prostata.