In America il numero uno al mondo ha conquistato sette titoli su undici finali giocate: ecco perché può ancora migliorare


Federica Cocchi

Giornalista

4 agosto – 11:31 – MILANO

È un tipo tosto, il cemento americano. E per domarlo e dominarlo ci vuole la tempra di chi fin da bambino ha a che fare con l’asprezza delle montagne. Ci vuole carattere, per diventare il re di questa superficie, ci vuole mano veloce e prontezza di riflessi, come chi ha imparato presto a dribblare porte sulle piste da sci. Insomma, Jannik Sinner non ha vinto 23 tornei sul cemento per caso e in America la situazione si fa ancora più complicata. La palla schizza via veloce, il rimbalzo è pulito, il tempo d’azione si misura in una frazione di secondo obbligando il tennista a vivere d’anticipo. Praticamente la specialità di casa Sinner. La prima finale 1000, non per caso la giocò a Miami nel 2021, fermato dall’allora più maturo Hubert Hurkacz. Poi il primo titolo 500 a Washington, e il primo 1000 a Toronto e il titolo allo US Open nel 2024, la finale dodici mesi più tardi, il Sunshine Double conquistato in primavera con Indian Wells e Miami. Un percorso che lo ha portato a completare la collezione dei più importanti titoli sul cemento, confermando come sia ormai la superficie sulla quale ha costruito la parte più significativa del suo percorso trionfale: in America ha conquistato 7 titoli su 11 finali giocate.

studio—  

Merito della predisposizione, certamente, ma anche di un tennis che è stato studiato e lavorato anno dopo anno, dagli esordi di Bordighera con Piatti agli ultimi quattro anni con Simone Vagnozzi e Darren Cahill. Il dettaglio che più impressiona, al di là del martellamento ad alta velocità a cui ci ha abituati e con cui non dà tregua ai rivali, fino al soffocamento agonistico. Jannik arriva sull’impatto con un anticipo straordinario, colpisce quasi sempre in fase ascendente e rimane stabilmente a ridosso della linea di fondo. Togliere tempo all’avversario, impedirgli di organizzarsi, anche solo di pensare, è una caratteristica che sul cemento si esaspera e diventa devastante. Il rimbalzo regolare gli permette di fidarsi degli appoggi, entrare con decisione sulla palla e trasformare ogni risposta nell’occasione per guadagnare campo. Così, Jannik costringe quasi sempre gli avversari a rincorrere, a trovarsi in posizione sbagliata con una pressione che non riescono a reggere.

nole lo sa—  

Lo stesso trattamento che Djokovic per anni ha riservato ai rivali e che ora è costretto a subire: “Anni fa ho dato alcuni consigli al suo allenatore su cosa Jannik avrebbe dovuto migliorare… Ecco, forse non è stata una buona idea”, ha scherzato il campione di 24 Slam dopo la sconfitta in semifinale contro Sinner. La risposta è da sempre il suo marchio di fabbrica, seguendo la scia del cannibale serbo. Riesce a disinnescare anche i grandi battitori risucchiandoli nelle spire dello scambio ma adesso lui stesso si è trasformato in un battitore micidiale. Ora i punti diretti lo tolgono da situazioni complicate e con la varietà della prima riesce a costruire soluzioni tattiche sempre più curate e studiate. Il tecnico e video analista Danilo Pizzorno, che ha lavorato con il n.1 al mondo quando era ancora una ragazzo in costruzione, ha individuato nella lucidità delle scelte al servizio il nuovo grande miglioramento di Sinner: “Nei momenti difficili chi serve bene deve restare lucido – spiega -. Jannik ha capito negli anni che il servizio è un’arma e la può usare in modi diversi. Se l’avversario è vicino puoi servire al corpo, se è lontano puoi cercare l’esterno. Devi trovare gli angoli giusti, le rotazioni giuste. Se hai lavorato tanto su quel colpo come ha fatto lui con i suoi allenatori, nei momenti importanti riesci sempre a trovare l’arma corretta”. Ma l’evoluzione della specie Jannik non si ferma, e lo stesso coach marchigiano, a capo del progetto tecnico del team, lo ha detto: “Io ogni giorno penso a come posso aiutarlo a crescere, a migliorare, cosa possiamo aggiungere. È un lavoro che non si ferma mai”.