«Franco non ha mai nascosto la sua fede che gli ha dato il senso di responsabilità. La formazione che ha ricevuto in oratorio, l’ha portata in campo». Per dire che per essere campioni veri non basta il talento» ha detto Monsignor Faccendini, abate di Sant’Ambrogio, durante l’omelia. «Franco ci ha insegnato che è possibile diventare grandi restando piccoli. Quando tutto si fa buio non è necessario che tutto torni luminoso: basta un po’ di luce per tornare a vivere».

All’interno della basilica ci sono i giocatori della storia del Milan, ma anche i rappresentanti di tutto il calcio italiano. Fabio Capello, commosso, è arrivato tra gli applausi e gli omaggi dei tifosi rossoneri, che non ci sono invece stati per l’attuale dirigenza del Milano. Mauro Tassotti, Pietro Paolo Virdis, Giovanni Galli, Paolo Maldini con la moglie, Billy Costacurta e Martina Colombari, Marco Van Basten e Clarence Seedorf. Arrivati anche: Marco Borriello, Gianluca Pagliuca, Aldo Serena, Giovanni Stroppa, Giancarlo Pasinato e poi Dejan Savicevic, Daniele Massaro e Marco Parolo. Applausi per Roberto Baggio. C’è il direttore tecnico della Nazionale Claudio Ranieri. Ci sono anche Donadoni, Ganz, oltre a una delegazione dell’Inter con Marotta e Bergomi che con Baresi ha portato la fiamma olimpica a San Siro nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi.

Per il Milan ci sono Gimenez e Pulisic. I due rossoneri non sono in Australia con la squadra, a Perth, perché stanno recuperando da infortuni.

Il ricordo di Demetrio Albertini. «Un ricordo? Il suo abbraccio dopo il mio gol in semifinale contro il Monaco». Il ministro dello Sport Andrea Abodi: «La sua eredità è quella che riusciremo a cogliere, Franco Baresi è stato un grande. Ha cercato di coniugare sempre la classe e lo stile con la semplicità dei suoi comportamenti. L’appartenenza alla famiglia del Milan e a quella del calcio in generale è il motivo per cui è amato da tutti».

Il primo ad arrivare è stato Filippo Galli. «Tutti voi sapete quello che Franco ha fatto e il segno che ha lasciato. Io lo ricordo la sera della finale di Barcellona. Allora non c’era il cerimoniale di oggi: niente fuochi d’artificio, il presidente dell’Uefa consegnava la Coppa in mezzo al campo e tutto finiva lì, con il trofeo alzato al cielo. Io, invece, ricordo il volto di Franco, la sua felicità. Era il volto di un uomo che, dopo tante sofferenze con il suo Milan e per il suo Milan, lo aveva riportato dove gli apparteneva. E poi quella gioia condivisa con i 95 mila tifosi arrivati a Barcellona: c’era l’orgoglio di aver restituito a tutti loro ciò che avevamo sempre sognato. Grazie».

Paolo Maldini

Paolo MaldiniSTEFANO RELLANDINI/Getty Images