Prurito, starnuti, congestione nasale, tosse o una sensazione di respiro corto possono comparire o intensificarsi in prossimità delle mestruazioni. È il fenomeno che due ricercatrici dell’Università di Sulaimani, nel Kurdistan iracheno, definiscono “atopia perimestruale”. In uno studio pubblicato il 4 agosto 2026 su Scientific Reports, sintomi di questo tipo sono stati riferiti dal 32% delle 103 donne fertili esaminate. Il numero colpisce, ma deve essere interpretato con cautela: una donna su tre non è una stima valida per l’intera popolazione femminile. Il campione era piccolo, proveniva da un solo centro e i disturbi sono stati raccolti attraverso un questionario. Lo studio non dimostra quindi che il 32% delle donne soffra di una vera allergia legata al ciclo: segnala piuttosto un andamento ciclico di sintomi compatibili con condizioni atopiche.
La ricerca comprendeva una prima analisi su 103 partecipanti apparentemente sane e una fase di osservazione più approfondita completata da 45 donne, seguite in tre momenti del ciclo mestruale. Oltre ai sintomi, le autrici hanno misurato estradiolo, progesterone, immunoglobuline E, eosinofili e variabilità della frequenza cardiaca, utilizzata come indicatore indiretto dell’attività del sistema nervoso autonomo. Le donne incluse nel gruppo con sintomi perimestruali avevano molto più spesso una familiarità per allergie: il 75% contro il 37,1% delle altre partecipanti. Il dato suggerisce l’esistenza di una predisposizione, ma non consente di stabilire un rapporto di causa ed effetto. Inoltre, chi riferiva i disturbi non mostrava semplicemente valori più elevati di tutti i marcatori tipicamente associati alle allergie: gli eosinofili, per esempio, risultavano mediamente più bassi.
È proprio questa apparente contraddizione a rendere il lavoro interessante. Le differenze nei livelli ormonali e immunitari cambiavano a seconda della fase del ciclo, mentre un parametro della variabilità cardiaca risultava associato alla maggiore intensità dei sintomi durante la fase follicolare. L’ipotesi è che non esista un unico “interruttore allergico”, ma un dialogo variabile tra ormoni ovarici, sistema immunitario e regolazione nervosa. Estrogeni e progesterone possono influenzare l’infiammazione e la reattività della pelle e delle vie respiratorie; tuttavia, il modo in cui queste oscillazioni si traducano in sintomi resta ancora poco chiaro. Il fenomeno non nasce dal nulla: una revisione sistematica pubblicata nel 2025 ha rilevato che il peggioramento premestruale della dermatite atopica viene descritto con una certa regolarità, soprattutto nella settimana precedente al flusso. La stessa revisione, però, ha giudicato limitata la qualità complessiva delle prove disponibili.

Il rischio più immediato è trasformare un risultato preliminare in un’autodiagnosi. Congestione, prurito, tosse e affanno possono dipendere da numerosi fattori, tra cui allergeni ambientali, infezioni, sostanze irritanti, stress o patologie già presenti. L’indicazione pratica più utile è osservare la ripetitività dei disturbi: annotare per alcuni mesi quando iniziano, quanto durano e in quale fase del ciclo ricompaiono può fornire informazioni preziose al medico o all’allergologo. Per capire quanto il fenomeno sia realmente diffuso serviranno però studi multicentrici, campioni più ampi, diagnosi allergologiche formali e misurazioni ripetute nel tempo. Va inoltre considerato che l’articolo è stato reso disponibile in una versione anticipata, precedente alla revisione editoriale definitiva. Il risultato apre quindi un filone interessante, ma per ora descrive un segnale da approfondire, non una nuova regola sulla salute femminile.
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Abdulateef D.S., Salih T.R., “Evaluation of perimenstrual atopy in apparently healthy females through hormonal, immune, and autonomic changes across menstrual phases: a prospective study”, Scientific Reports, pubblicato online il 4 agosto 2026. DOI: 10.1038/s41598-026-65429-0.

