di
Gennaro Scala

Il candidato numero uno è il presidente Uefa Ceferin. Poi ci sono il presidente della Concacaf Montagliani e Lise Klaveness, al vertice della federazione norvegese (e sostenuta da Blatter)

Prima ancora che cada il re, il calcio mondiale sta già scegliendo il suo successore. O meglio, i suoi possibili successori. Mentre Gianni Infantino prova a difendere una presidenza — quella della Fifa — sempre più assediata, tre nomi si sono presi la scena: Aleksander Ceferin, Victor Montagliani e Lise Klaveness. Tre idee opposte di governo del calcio. Tre modelli. Tre mondi.
Il favorito resta il cinquantottenne presidente della Uefa, Aleksander Ceferin. Lo sloveno è l’uomo che più di tutti rappresenta l’alternativa a Infantino. Meno riflettori, più diplomazia. Meno personalismo, più mediazione. Da anni tiene compatto il blocco europeo anche nei momenti di maggiore tensione e, avendo già annunciato che non si ricandiderà alla guida della Uefa nel congresso di Astana, potrebbe presentarsi libero da incarichi alla corsa per Zurigo. Per molti è il candidato naturale.

Sul fronte nordamericano cresce invece la quotazione del canadese Victor Montagliani, presidente della Concacaf. Manager pragmatico, equilibrato, considerato un mediatore più che un uomo di rottura. Forte del successo organizzativo e commerciale del Mondiale ospitato in Nord America, rappresenterebbe una candidatura capace di tenere insieme interessi spesso contrapposti.

Più radicale è invece la proposta incarnata da Lise Klaveness. Ex calciatrice, oggi numero uno della federazione norvegese, da tempo è la voce più critica verso la deriva commerciale del pallone internazionale. Diritti umani, trasparenza, inclusione: la sua eventuale candidatura, sostenuta anche dall’ex presidente Sepp Blatter, rappresenterebbe una vera cesura con l’era Infantino.



















































Perché intanto la presidenza dell’attuale numero uno della Fifa continua a perdere pezzi. La fiducia della Uefa e delle cinquantacinque federazioni europee è evaporata dopo il tentativo, ritenuto fallimentare, di privatizzare e cedere a fondi privati i diritti commerciali della Coppa del Mondo. E mentre Infantino resta arroccato a Zurigo, il fronte degli oppositori alza il livello dello scontro.

L’episodio più pesante è la cosiddetta «lettera dei 18»: una diffida legale inviata dagli avvocati della Uefa a diciotto dirigenti della Fifa affinché non vengano cancellati o alterati messaggi, e-mail e documenti collegati all’intera vicenda della privatizzazione dei Mondiali. Il documento, predisposto dallo studio legale Dechert di New York, rappresenta il primo passo verso possibili azioni legali, arbitrati o esposti regolamentari contro la gestione della federazione mondiale.

Infantino, però, non sembra intenzionato a farsi da parte. Nemmeno il progressivo abbandono di alcune federazioni, come Galles, Finlandia e Serbia, o le crepe interne al suo stesso schieramento sembrano averne scalfito la determinazione. Hanno preso le distanze anche figure finora considerate vicinissime al presidente. Tra queste il direttore Fifa Arsene Wenger e soprattutto il segretario generale Mattias Grafstrom, che in una comunicazione ai dipendenti della federazione ha definito gli ultimi eventi «difficili da comprendere e da accettare».

La partita, però, va oltre il calcio. Per eleggere il prossimo presidente servono 106 voti, in un equilibrio delicatissimo tra le sei confederazioni continentali. Uefa e Concacaf spingono per una stagione riformatrice. Dall’altra parte resta l’asse costruito da Infantino, tradizionalmente sostenuto da Asia e Africa, anche se proprio in Afc e Caf iniziano a emergere crepe legate alle polemiche sulla gestione dei fondi e sulla privatizzazione dei Mondiali.
E sullo sfondo si muove anche la geopolitica. Secondo il Telegraph, il dossier Infantino è seguito con attenzione dalla Casa Bianca. Donald Trump considera il presidente della Fifa un alleato strategico, un rapporto rafforzato dall’assegnazione del Mondiale agli Stati Uniti. Così la corsa alla successione rischia di trasformarsi in qualcosa di molto più grande.

4 agosto 2026