C’è una fascia d’età in cui il tumore al seno rischia di arrivare prima dell’invito ufficiale. Uno studio dell’Università di Cambridge e dell’Institute of Cancer Research di Londra, pubblicato il 4 agosto sul British Journal of Cancer, ha confrontato i criteri NICE usati in Inghilterra per indirizzare le donne under 50 verso una valutazione specialistica con BOADICEA, un modello che combina familiarità, storia riproduttiva, stili di vita e informazioni genetiche. L’analisi ha incluso 1.258 donne, 392 delle quali hanno sviluppato un tumore mammario entro dieci anni. I criteri attuali avrebbero individuato soltanto il 4,4% di chi si sarebbe poi ammalata, lasciandone fuori circa il 95%. Il punto debole è evidente: il sistema si affida molto alla storia familiare, ma il 73% dei casi emersi nella coorte riguardava donne senza precedenti familiari di tumore al seno.
Con il modello multifattoriale, la capacità di intercettare i futuri casi saliva fino al 34,8%, quasi otto volte di più. Ma il miglioramento ha un costo: BOADICEA classificherebbe sopra il rischio medio il 26,5% delle under 50, contro l’1,4% segnalato dai criteri NICE, producendo molte più valutazioni, consulenze genetiche e possibili approfondimenti. La ricerca non dimostra quindi che tutte le donne giovani debbano fare mammografie anticipate, né che il modello riesca a prevedere ogni tumore. Mostra piuttosto che una familiarità assente non equivale a un rischio trascurabile e che fattori diversi possono sommarsi fino a creare profili oggi poco visibili. Restano inoltre limiti importanti: lo studio ha incluso soltanto donne bianche, non disponeva della densità mammaria né delle varianti genetiche rare e non misura direttamente quante vite verrebbero salvate applicando il nuovo percorso.
Il confronto con l’Italia va fatto con cautela, perché il dato del 95% appartiene al sistema inglese e non può essere trasferito automaticamente al nostro Servizio sanitario. Tuttavia, il problema di fondo è simile. Il programma nazionale standard offre la mammografia gratuita ogni due anni alle donne tra 50 e 69 anni, mentre l’estensione a 45-49 e 70-74 anni non è ancora uniforme. Secondo l’Osservatorio nazionale screening, nel 2025 la copertura degli inviti per le 45-49enni si è fermata al 31,2%, in calo rispetto al 33,8% dell’anno precedente, e soltanto sette Regioni hanno superato il 40%. Per una donna di 47 anni, quindi, vivere in una Regione anziché in un’altra può cambiare concretamente la possibilità di ricevere un invito organizzato. E sotto i 45 anni il percorso dipende ancora di più dalla presenza di sintomi, dalla familiarità riconosciuta e dall’accesso a una valutazione senologica o genetica.

La lezione di Cambridge non è “più mammografie per tutte”, ma una prevenzione capace di distinguere meglio chi ha davvero bisogno di iniziare prima. Anticipare indiscriminatamente gli esami aumenterebbe richiami, approfondimenti e il rischio di medicalizzare donne che non svilupperanno la malattia; ignorare i profili individuali, però, può lasciare scoperte persone che non rientrano nel modello classico della famiglia con molti casi oncologici. La vera sfida italiana è affiancare all’età un calcolo strutturato del rischio, accessibile nello stesso modo da Nord a Sud. Densità mammaria, lesioni benigne proliferative, storia ormonale e riproduttiva, varianti genetiche e familiarità dovrebbero confluire in percorsi chiari, senza trasformare ogni donna giovane in una paziente. Perché il calendario resta uno strumento utile per la popolazione, ma la malattia non legge la data di nascita prima di comparire.
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Frost R., Ficorella L., Berrington de Gonzalez A. et al., “Comparison of NICE criteria with the BOADICEA multifactorial risk model to guide breast cancer risk assessment and referral amongst women under age 50 within primary care”, British Journal of Cancer, 4 agosto 2026. DOI: 10.1038/s41416-026-03547-2.
Valasaki M., Taylor L.C., Woof V.G. et al., “The breast cancer risk assessment pathway in England: a systems analysis of current challenges and ways to improve”, British Journal of Cancer, vol. 134, 2026, pp. 903-913. DOI: 10.1038/s41416-025-03329-2.
National Institute for Health and Care Excellence, “Familial breast cancer: classification, care and managing breast cancer and related risks in people with a family history of breast cancer”, Clinical Guideline CG164, versione corrente con aggiornamento del modello CanRisk-BOADICEA nel maggio 2026.
Ministero della Salute, “Screening per il cancro del seno”: programma organizzato rivolto ordinariamente alle donne tra 50 e 69 anni, con mammografia ogni due anni ed estensione alla fascia 45-74 anni in alcune Regioni.
Osservatorio Nazionale Screening, “La diffusione degli screening oncologici in Italia nel 2025”: dati nazionali sull’estensione e sull’adesione allo screening mammografico nelle fasce 45-49, 50-69 e 70-74 anni.

