di
Serena Palumbo
Definizione che suggerisce una chiave di lettura insolita del poema di Omero: al centro non solo il ritorno di Ulisse a Itaca dopo vent’anni, ma il rapporto con Argo, il cane che lo attende e lo riconosce prima di chiunque altro
«The ultimate dog story», ovvero «la storia definitiva sui cani». È con queste parole che Christopher Nolan ha descritto la sua trasposizione cinematografica dell’Odissea durante un’intervista al The Late Show with Stephen Colbert. Una definizione che suggerisce una chiave di lettura insolita del poema di Omero: al centro non soltanto il ritorno di Ulisse a Itaca dopo vent’anni di assenza, ma il rapporto con Argo, il cane che lo attende e lo riconosce prima di chiunque altro.
Nella lettura proposta dal regista, le prove affrontate dall’eroe – dalla guerra di Troia all’incontro con ciclopi e sirene – lasciano spazio a una storia più silenziosa: quella del legame tra uomo e cane, fondato sull’attaccamento, sulla fiducia e sulla lealtà.
Il passo dell’Odissea dedicato ad Argo è tra i più celebri dell’intero poema. Quando Ulisse rientra finalmente a Itaca, si presenta travestito da mendicante per non essere scoperto dai Proci che hanno occupato il suo palazzo. Nessuno riconosce la sua identità. A farlo è soltanto il cane.
Omero descrive Argo ormai anziano, debilitato e abbandonato, disteso su un mucchio di letame dopo anni trascorsi senza il padrone. Nonostante il tempo e le condizioni, l’animale percepisce immediatamente la presenza di Ulisse: alza la testa, muove la coda e abbassa le orecchie, ma non ha più la forza di raggiungerlo.
L’eroe, per non tradire il proprio travestimento, non può avvicinarsi. Si limita a trattenere l’emozione e a chiedere notizie del cane al fedele porcaro Eumeo, che ricorda Argo come uno straordinario compagno di caccia, rapido, forte e abilissimo nel seguire le tracce della selvaggina. Solo dopo aver rivisto il suo padrone, il cane si lascia morire.
La versione cinematografica in questo momento nelle sale introduce però una differenza significativa rispetto al testo di Omero. Nolan immagina che Ulisse si avvicini ad Argo e lo accarezzi prima della sua morte, accompagnandolo negli ultimi istanti di vita. Il regista, inoltre, costruisce un parallelismo, mostrando il cane ancora cucciolo tra le braccia dell’eroe prima della partenza per Troia. Due immagini che delimitano l’intera esistenza di Argo e trasformano la carezza finale nel compimento simbolico di un rapporto rimasto sospeso per due decenni.
Una scelta, quella di Nolan, che riassume perfettamente il senso del veggio. Perché «approdare a Itaca» – nella sua accezione metaforica – può significare anche tornare dal proprio cane.
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4 agosto 2026 ( modifica il 4 agosto 2026 | 17:57)
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