di
Simone Innocenti

La paura dei ragazzi ebrei italiani in Bulgaria nel racconto di una madre fiorentina al sito Moked: «Verso le 23 ci è arrivato un messaggio vocale. Tra i genitori c’era chi diceva di chiamare la Farnesina, l’ambasciata. Non avere notizie chiare è stato forse anche peggio: uno si immagina di tutto». Poi Gabriel, un altro studente: «Sono tornati una seconda volta, erano in sette o otto»

Era dentro quell’hotel, in Bulgaria. E più precisamente a Sofia per il campeggio estivo del movimento giovanile ebraico Bnei Akiva dove domenica 2 agosto, alcuni naziskin bulgari hanno tentato di entrare nella struttura alberghiera che ospitava decine di giovani ebrei italiani. Una ragazza partita da Firenze, di appena 16 anni, ha avvertito la madre di quanto stava succedendo.

«Verso le 23 ci è arrivato un messaggio vocale: c’era un gruppo di naziskin che minacciava di entrare nell’albergo dei nostri figli», ha raccontato a Moked, il portale di notizie ebraiche dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane – la fiorentina Alisa Santarlasci, madre della ragazza.



















































La signora denuncia quanto è successo pochi giorni fa e che un video diffuso sui social ha documentato in maniera chiara: alcuni naziskin, tutti vestiti con magliette che riportano simboli a forma di teschio, sono di fronte alla soglia dell’hotel quando urlano il saluto nazista «Sieg Heil» e provocano i ragazzi a scendere. Per fortuna «I madrichim (gli educatori) avevano mandato tutti i ragazzi nelle camere, gli avevano detto di chiudersi dentro e di restare lì – racconta Alisa – I ragazzi erano al sicuro».

Il video non documenta quello che è successo dopo. La polizia è intervenuta, tutto sembrava risolto ma poco dopo i naziskin sono tornati e hanno di nuovo bloccato gli ingressi. «Non si capisce bene perché siano tornati. Noi ci siamo agitati. Tra i genitori c’era chi diceva di chiamare la Farnesina, l’ambasciata – sottolinea Alisa – Non avere notizie chiare è stato forse anche peggio: uno si immagina di tutto. Non si capiva se fossero un gruppo non organizzato o se qualcosa di peggio».

Per fortuna i ragazzi non hanno avuto alcuna conseguenza. «Quando ho parlato con mia figlia mi ha detto: mamma, siamo in camera, siamo tranquilli, ci stiamo divertendo. Forse l’incoscienza dei 16 anni, ma meglio così», dice Alisa. Tutti i giovani sono rientrati in Italia anche se «c’era la preoccupazione per il viaggio in autobus dall’albergo all’aeroporto, ma per fortuna è andato tutto bene», racconta ancora Alisa. Sua figlia si prepara al prossimo campeggio: «Sarà in Israele, e forse sarò più tranquilla lì che qui in Europa», commenta. «Noi in ogni caso non ci arrendiamo e non arretriamo».

Il racconto di Gabriel: «Prima in pochi, poi sono tornati in 7 o 8»

Anche Gabriel ha 16 anni. Viene da Milano e anche lui era nell’hotel preso di mira dai naziskin. «È arrivato un gruppo di uomini, erano abbastanza grossi con magliette nere e hanno iniziato a urlare frasi contro di noi e a fare il saluto romano – racconta il ragazzo all’Adnkronos – Noi eravamo nelle stanze, al quarto piano, in albergo e abbiamo avuto paura. Gli accompagnatori ci hanno detto di allontanarci dalle finestre e di non uscire». Gabriel, è uno degli studenti italiani ebrei in vacanza con altri 200 circa, tutti della stessa età, arrivati da mezza Europa per un raduno giovanile che ha attirato un gruppo di naziskin. «Prima erano in quattro, non so come abbiano scoperto il nostro albergo, poi è arrivata la polizia e si sono allontanati… ma per poco. Sono ritornati e più numerosi, almeno in sette o otto. Non sapevamo cosa potesse succedere. Alcune amiche hanno iniziato a piangere ed eravamo tutti sotto choc, perché vivere una cosa del genere, in una città europea sicura, non pensavo fosse possibile». Una volta tornato a casa nella mente di Gabriel resta l’amarezza di «non poter vivere tranquillo come un italiano qualunque».

Solidarietà ai ragazzi e alle famiglie è arrivata dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. «Sono episodi che continuano a ripetersi in un crescendo sempre più preoccupante», ha dichiarato l’Ucei.


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4 agosto 2026 ( modifica il 4 agosto 2026 | 18:42)