Chi vive in montagna invecchia meglio? Oppure il segreto della longevità è il clima mite del Mediterraneo? È una domanda che scienziati e medici si pongono da decenni. La risposta, però, è meno scontata di quanto si possa pensare.

Le ricerche più recenti mostrano che non esiste una temperatura ideale capace, da sola, di farci vivere più a lungo. Il clima può influenzare alcuni meccanismi biologici e le nostre abitudini quotidiane, ma la longevità dipende soprattutto da fattori come alimentazione, attività fisica, qualità del sonno, relazioni sociali, prevenzione e accesso alle cure.

Il freddo può attivare meccanismi protettivi

Negli ultimi anni numerosi studi sperimentali hanno osservato che le basse temperature possono attivare processi biologici associati a un invecchiamento più lento.

Queste evidenze provengono soprattutto da organismi modello, come lieviti, vermi, moscerini e piccoli mammiferi, nei quali l’esposizione al freddo è stata associata a un prolungamento della durata della vita.

Secondo i ricercatori, le basse temperature possono ridurre alcuni processi metabolici, limitare parte dello stress ossidativo cellulare e attivare geni coinvolti nella riparazione delle proteine danneggiate e nella risposta allo stress.

Si tratta di risultati molto interessanti, ma gli stessi autori sottolineano che non possono essere trasferiti automaticamente all’uomo, il cui invecchiamento dipende da meccanismi biologici molto più complessi.

Il grasso bruno: un alleato del metabolismo

Anche nell’uomo il freddo produce adattamenti fisiologici.

L’esposizione alle basse temperature stimola infatti il tessuto adiposo bruno (BAT), un particolare tipo di grasso che genera calore consumando energia.

Diversi studi hanno dimostrato che un tessuto adiposo bruno più attivo è associato a un migliore metabolismo del glucosio, a una maggiore sensibilità all’insulina e a un migliore controllo del peso corporeo.

Tuttavia, non esistono prove che l’attivazione del grasso bruno aumenti direttamente la longevità.

Perché allora i centenari vivono soprattutto nei climi miti?

Qui emerge uno degli aspetti più affascinanti della ricerca sulla longevità.

Le celebri Blue Zones, le aree del mondo con la più alta concentrazione di ultracentenari, si trovano quasi tutte in regioni dal clima temperato: Sardegna, Okinawa, Icaria, Nicoya e Loma Linda.

Ma gli studiosi concordano su un punto: non è il clima a spiegare questa eccezionale longevità.

Le persone che vivono in queste aree condividono infatti caratteristiche molto precise:

• seguono un’alimentazione prevalentemente vegetale, spesso riconducibile alla dieta mediterranea

• svolgono attività fisica quotidiana in modo naturale

• mantengono forti relazioni familiari e sociali

fumano poco

dormono regolarmente

• presentano bassi livelli di stress cronico

• hanno un buon accesso alla prevenzione e alle cure sanitarie

In altre parole, il clima favorisce uno stile di vita più attivo e una maggiore permanenza all’aria aperta, ma è l’insieme di questi comportamenti a incidere realmente sulla salute.

Anche il freddo può avere effetti negativi

Se da un lato il freddo sembra attivare alcuni meccanismi cellulari favorevoli, dall’altro un’esposizione intensa o prolungata aumenta il rischio di ipotermia e può determinare un aumento della pressione arteriosa e del lavoro del cuore.

Numerosi studi hanno evidenziato che durante i mesi più freddi crescono anche i ricoveri e i decessi per infarto e ictus, soprattutto tra le persone anziane e fragili.

Anche il caldo estremo comporta rischi importanti, aumentando la probabilità di disidratazione, colpi di calore e scompensi cardiovascolari.

Per questo gli esperti sono concordi nel ritenere che gli estremi climatici siano sempre sfavorevoli per la salute.

Più del clima conta il contesto in cui si vive

Quando si confrontano i Paesi con la maggiore aspettativa di vita emerge un dato molto chiaro.

Le nazioni nordiche figurano stabilmente ai primi posti delle classifiche mondiali, ma questo risultato non dipende dal freddo.

Secondo gli epidemiologi, incidono soprattutto la qualità del sistema sanitario, il livello di istruzione, il reddito, la prevenzione, la sicurezza alimentare e l’accesso alle cure.

Allo stesso modo, molte aree tropicali registrano aspettative di vita inferiori principalmente a causa della povertà, della minore disponibilità di servizi sanitari e della maggiore diffusione di malattie infettive, non per il clima caldo in sé.

Nei Paesi industrializzati, inoltre, riscaldamento, climatizzazione e migliori condizioni abitative hanno ridotto gran parte dell’impatto diretto della temperatura ambientale sulla sopravvivenza.

Cosa conta davvero per vivere più a lungo?

Le conoscenze scientifiche oggi disponibili indicano con chiarezza quali siano i fattori che influenzano maggiormente la longevità:

non fumare

mantenere un peso corporeo adeguato

praticare regolarmente attività fisica

seguire una dieta mediterranea ricca di alimenti vegetali

dormire a sufficienza

coltivare relazioni sociali e familiari

controllare pressione arteriosa, colesterolo e diabete

aderire ai programmi di prevenzione e screening

La conclusione degli esperti è chiara: il clima può influenzare il nostro organismo, ma non decide quanto vivremo. Il vero segreto della longevità è la combinazione tra stili di vita sani, prevenzione, ambiente favorevole e accesso a cure di qualità. È questo il patrimonio comune delle popolazioni più longeve del pianeta.

Fonti

World Health Organization (WHO) – Climate Change and Health; Heat and Health.

National Institute on Aging (NIA) – Research on Healthy Aging and Longevity.

• López-Otín C. et al. Hallmarks of Aging: An Expanding Universe. Cell, 2023.

• Cannon B., Nedergaard J. Brown Adipose Tissue: Function and Physiological Significance. Physiological Reviews.

• Buettner D. The Blue Zones e studi epidemiologici successivi sulle Blue Zones.

• The Lancet Countdown on Health and Climate Change – Rapporti annuali sugli effetti del clima sulla salute.

Marine Biological Laboratory (MBL) – Studi sperimentali sui meccanismi molecolari dell’adattamento alle basse temperature e dell’invecchiamento.