Si conferma la stangata estiva sui consumi energetici degli italiani. Se da una parte Arera ha alzato del 9,7% le tariffe delle bollette del gas (facendo schizzare la bolletta media del gas a 1.478,4 euro annui che, sommati ai 632,6 euro che mediamente si spendono per la luce, porta il conto totale per un utente vulnerabile a 2.111 euro) le tariffe stanno salendo anche nel mercato libero e mercoledì 5 agosto 2026 l’elettricità venduta sul mercato all’ingrosso italiano costerà in media 207,84 euro per megawattora. È il nuovo record dell’anno e il prezzo più alto registrato dal 31 dicembre 2022, nel pieno della crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina. E l’energia non sarà così cara solo per qualche ora, ma il prezzo unico nazionale nelle ore più critiche schizzerà fino a 310 euro €/MWh.
Un rialzo che potrà trasferirsi rapidamente sui contratti indicizzati, mentre avrà effetti più graduali sulle offerte con tariffe aggiornate periodicamente. Anche perché il caro energia è una costante di questa estate dove anche gli impianti rinnovabili non riescono ad abbassare il prezzo dell’energia. E l’Italia deve ricorre sempre più spesso alle centrali a gas.
Perché l’elettricità è diventata così cara
Il record nasce dall’incontro tra una domanda molto elevata e una produzione disponibile insufficiente nelle ore più delicate. Il caldo aumenta l’utilizzo dei condizionatori: lunedì 3 agosto la domanda italiana ha raggiunto 1.070,8 GWh. Nella stessa giornata le rinnovabili hanno coperto il 35,7% del fabbisogno, ma quasi tutta la produzione verde è arrivata dal fotovoltaico e dall’idroelettrico (quest’ultimo che pesa quasi 120 GWh, un decimo della domanda, è in costante calo, -20% rispetto al 2025). L’eolico – la cui produzione tende strutturalmente a essere più bassa durante l’estate – si è fermato all’1,1% della domanda, appena 12,2 GWh. Un problema perché la sua quasi assenza in una giornata di consumi elevati può essere decisiva, lasciando più spazio alle centrali a gas che in quelle ore determinano il prezzo per tutta l’elettricità scambiata.

E il fotovoltaico? I pannelli producono molto nelle ore centrali, ma l’efficienza in estate è minata dalle alte temperature che degradano la capacità delle celle in silicio che trasformano la luce solare in energia. Inoltre, la produzione fotovoltaica diminuisce rapidamente nel tardo pomeriggio. È proprio allora che i consumi restano elevati e il sistema deve ricorrere alle centrali programmabili, soprattutto quelle alimentate a gas.
Il combustibile, intanto, è tornato molto caro. Il gas europeo al Ttf è quotato intorno a 58,74 euro per MWh, mentre l’indice italiano raggiunge 62,19 euro. A questo costo si aggiungono le quote necessarie a compensare le emissioni di anidride carbonica, arrivate a 81,66 euro per tonnellata.
Ma a fare il prezzo non è soltanto il costo del gas; nel prezzo c’è anche un consistente premio di scarsità, dovuto alla necessità di trovare impianti disponibili nelle ore critiche. In pratica se per produrre tutta l’energia necessaria bastassero rinnovabili, importazioni e centrali efficienti, il prezzo potrebbe fermarsi a 140-150 euro. Se la domanda è molto alta e quelle risorse non bastano, occorre accettare l’offerta di un impianto che chiede 250 o 300 euro. Quel prezzo viene poi riconosciuto, salvo le specificità del mercato, a tutta l’energia accettata nella stessa zona, anche ai produttori che hanno costi inferiori, ampliandone sensibilmente i margini.
Nonostante i prezzi della materia prima, una moderna centrale a gas a ciclo combinato potrebbe ottenere un margine operativo di circa 68 €/MWh, che corrispondono a circa 980mila euro di margine per gli operatori al lordo dei costi.
L’Italia paga quasi il doppio della Germania
Se l’Italia resta il Paese più esposto tra le grandi economie, la crisi energetica riguarda gran parte dell’Europa. La siccità perdura nel continente e i bassi livelli dei fiumi e le alte temperature dell’acqua hanno ridotto:
- l’idroelettrico in Serbia e in altri Paesi danubiani;
- il nucleare in Ungheria e Romania;
- la produzione di diversi reattori francesi, che devono rispettare limiti tecnici e ambientali sul raffreddamento.
Questo riduce l’elettricità conveniente disponibile sul mercato europeo. Così anche in Germania l’energia costerà 110,52 euro per MWh, 98,83 euro in Francia e 118,91 euro in Spagna.

Il Pun italiano sarà quindi superiore dell’88% a quello tedesco, del 75% a quello spagnolo e più che doppio rispetto al prezzo francese. Anche i mercati dell’Europa centrale e sudorientale rimarranno sotto l’Italia: 162,33 euro in Austria, 176,27 in Ungheria (nonostante la chiusura della centrale nucleare), 179,13 in Croazia e 151,59 in Grecia.
La principale debolezza italiana è la forte dipendenza dal gas, utilizzato per produrre più del 40% dell’elettricità nazionale.

Francia e Spagna possono contare rispettivamente su una grande produzione nucleare e su una quota più elevata di rinnovabili, mentre l’Italia importa anche una parte consistente dell’energia che consuma. Quando prezzo del gas, importazioni e domanda aumentano contemporaneamente, il mercato italiano reagisce più violentemente. La tempesta perfetta a cui stiamo assistendo.
Quanto guadagna chi ha un pannello fotovoltaico
Verrebbe da dire quindi “beati” a chi ha installato i pannelli solari. Ma quanto “guadagna” chi possiede un impianto fotovoltaico con prezzi dell’energia così elevati? Il calcolo non è immediato, ma per semplificare l’energia consumata direttamente in casa vale più di quella venduta: ogni kilowattora autoconsumato evita infatti l’acquisto dello stesso kilowattora dalla rete.
Bollette della luce, nuova stangata in arrivo: le offerte da sfruttare prima dei rincari d’autunno
Dal primo luglio 2026 il prezzo di riferimento complessivo per il cliente tipo vulnerabile in maggior tutela è di 31,63 centesimi per kWh, tasse comprese. Un impianto che in una giornata produca 15 kWh e riesca a utilizzarli tutti direttamente può quindi generare un risparmio teorico di circa 4,74 euro.
All’energia non consumata e immessa nella rete il Gse applica il prezzo zonale dell’ora e dell’area geografica in cui avviene l’immissione. Nel primo trimestre 2026 la remunerazione media è stata di 12,8 centesimi per kWh; per gli impianti ammessi il prezzo minimo garantito è di 4,75 centesimi, con un conguaglio annuale che riconosce la soluzione migliore tra prezzo minimo e prezzo zonale. In una situazione intermedia, con una parte dell’energia autoconsumata e una parte ceduta, il valore economico giornaliero di una produzione di 15 kWh potrebbe collocarsi indicativamente tra 3 e 5 euro.
Fotovoltaico da balcone, quanto si risparmia davvero e quando conviene installarlo
Il record del 5 agosto mostra comunque due facce dello stesso mercato: da una parte le centrali a gas indispensabili nelle ore serali possono ottenere margini molto ampi; dall’altra chi produce energia solare riduce l’esposizione alle oscillazioni del Pun. Più che vendere tutta l’elettricità, per una famiglia continua a essere particolarmente conveniente consumarla quando viene prodotta o conservarla in una batteria per utilizzarla nelle ore serali.
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