L’artrosi viene spesso descritta come la semplice conseguenza dell’usura o dell’avanzare dell’età. In realtà è una malattia più complessa, che coinvolge non soltanto la cartilagine, ma l’intera articolazione: osso, membrana sinoviale, legamenti, muscoli e tessuti circostanti. Età, sesso e predisposizione genetica non possono essere modificati, ma questo non significa che ammalarsi sia inevitabile. L’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea infatti che l’artrosi non è una conseguenza obbligatoria dell’invecchiamento. Tra i fattori sui quali è possibile intervenire compaiono soprattutto eccesso di peso, precedenti traumi articolari, sovraccarichi ripetuti e alcune attività lavorative particolarmente impegnative. Una revisione sistematica pubblicata nel 2025, basata su 131 studi, ha confermato che una precedente lesione al ginocchio è associata a un rischio più che doppio di sviluppare segni radiografici di artrosi. Prevenire significa quindi agire prima che dolore e rigidità diventino compagni abituali.

Il primo pilastro è il movimento. Il timore che camminare, correre o allenarsi “consuma” automaticamente le articolazioni può spingere molte persone verso la sedentarietà, indebolendo però proprio i muscoli che dovrebbero sostenerle. L’attività fisica regolare migliora forza, equilibrio, controllo dei movimenti e capacità di assorbire i carichi. L’obiettivo generale indicato dall’OMS è raggiungere almeno 150 minuti settimanali di attività moderata, procedendo gradualmente e affiancando esercizi per la forza muscolare. Cammino sostenuto, bicicletta, nuoto ed esercizi in acqua sono opzioni accessibili, ma anche la corsa ricreativa, in assenza di infortuni e con carichi ben dosati, non sembra aumentare automaticamente il rischio di artrosi del ginocchio o dell’anca. Il vero pericolo è spesso fare troppo e troppo presto: aumenti improvvisi di distanza, intensità o pesi possono favorire sovraccarichi e traumi. Perfino in presenza di artrosi già diagnosticata, le indicazioni cliniche più recenti considerano l’esercizio sicuro, purché adattato alla persona e ai sintomi.

Il secondo fronte riguarda peso corporeo e alimentazione. I chili in eccesso aumentano il carico meccanico soprattutto su ginocchia e anche, ma il problema non è soltanto fisico: il tessuto adiposo può contribuire a uno stato infiammatorio e metabolico sfavorevole. Mantenere nel tempo un peso sostenibile è una delle misure preventive più solide, senza inseguire diete drastiche o obiettivi irrealistici. Per chi ha già artrosi del ginocchio ed eccesso ponderale, una riduzione del 5-10% del peso è associata a meno dolore e a una migliore qualità della vita. Non esiste invece un alimento capace, da solo, di ricostruire la cartilagine. Il modello più sensato resta un’alimentazione varia, ricca di vegetali, legumi, cereali integrali e fonti proteiche adeguate, utile anche a preservare la massa muscolare. Integratori come collagene, glucosamina o condroitina non dovrebbero essere presentati come strumenti certi di prevenzione: le prove restano disomogenee e molte linee guida non ne raccomandano l’impiego di routine. La dieta protegge soprattutto quando aiuta a controllare il peso e a mantenere muscoli forti.

Il terzo pilastro è evitare che un trauma venga considerato soltanto un incidente momentaneo. Distorsioni importanti, lesioni dei legamenti, fratture articolari e danni al menisco possono lasciare conseguenze che emergono anche molti anni dopo. Negli sport sono essenziali tecnica corretta, preparazione muscolare, progressione dei carichi e recupero completo prima del ritorno all’attività. Sul lavoro, invece, occorre limitare quando possibile lunghe sequenze di inginocchiamenti, accovacciamenti, sollevamenti pesanti e movimenti ripetitivi, introducendo pause, rotazioni delle mansioni e ausili ergonomici. Dolore persistente, gonfiore ricorrente, cedimenti, blocchi articolari o perdita di mobilità non andrebbero ignorati. Intervenire presto non garantisce di fermare ogni forma di artrosi, ma permette di correggere fattori biomeccanici, recuperare forza e impedire che la paura del dolore conduca all’immobilità. La prevenzione più efficace non nasce da un singolo rimedio miracoloso: è il risultato quotidiano di movimento ben dosato, peso gestito senza colpevolizzazioni, protezione dai traumi e ascolto tempestivo dei segnali del corpo.

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