di
Tina Raucci
La signora Gandolfi ricorda il marito alla vigilia del 32esimo anniversario dalla sua scomparsa. E per il 2028 annuncia l’organizzazione di numerose iniziative: «Mimì era ironico e poliedrico. E amava la natura, il mare, gli ulivi»
Più di un cantautore, Domenico Modugno è stato l’ambasciatore della musica italiana nel mondo. Per tutti era ed è «Mister Volare», la voce e il volto che hanno reso celebre la canzone d’autore italiana a livello mondiale. Quel giovane ragazzo partito dalla Puglia, tra la scogliera di Polignano e i ricordi di San Pietro Vernotico, nel 1958 spiccò il volo dal palco di Sanremo con «Nel blu dipinto di blu». Il 6 agosto saranno 32 anni dalla sua scomparsa. Franca Gandolfi, sua moglie, è la donna che ha accompagnato «mister Volare» una vita intera.
Chi era Mimì?
«Mio marito era tante persone insieme. Poliedrico, dinamico, ironico. E da ogni persona nasceva una canzone. Non solo amava, ma rispettava e invitava a rispettare la natura. Nei suoi racconti, il mare e gli ulivi erano costanti».
Il mare e l’immancabile chitarra sono presenti anche nel logo «Modugno 100» in vista del centenario dalla sua nascita. Cosa dobbiamo aspettarci?
«Tante cose, ci stiamo lavorando. E la mia famiglia ha curato il logo insieme alla conduttrice Maria Cristina Zoppa. Il blu non poteva mancare, profondo come il mondo interiore di Modugno di cui mi innamorai. Le prime canzoni di mio marito, in dialetto salentino, mi ricordavano quelle intonate dai contadini, che ascoltavo durante l’infanzia».
E per il dialetto salentino, appreso a San Pietro Vernotico, molti pensarono che Modugno fosse siciliano.
«Sì, lui trascorreva ogni inverno a San Pietro Vernotico. All’inizio della sua carriera fece un provino in radio e cantò «Ninna nanna» in salentino. Quando venne Frank Sinatra in Italia, la radio invitò Domenico. Mio marito cantò in salentino e fu scambiato per siciliano, ma in quell’occasione precisò di essere di origini pugliesi. Evidentemente, all’epoca, si conosceva più la Sicilia rispetto alla Puglia, che invece adesso è nota in tutto il mondo».
E poi nel 1958 arrivò il successo con «Nel blu dipinto di blu», scritta con Franco Migliacci. Si aspettava quel clamore?
«In realtà no. Fu rivoluzionaria anche la sua interpretazione. Il gesto di aprire le braccia al cielo è stato leggendario. Voleva comunicare quel “volare” nel modo più diretto possibile. Pensi che il cameraman voleva che i cantanti stessero fermi davanti al microfono.Ma lui quando cantava si sentiva libero. E in modo del tutto spontaneo rivolse le braccia al cielo».
Nel suo vasto repertorio vi è anche «La lontananza», scritta con Enrica Bonaccorti. Che ricordi ha di lei?
«La canzone è un racconto legato ad Enrica. Fece leggere a Domenico la lettera di un fidanzato di gioventù. Mio marito ne fu colpito e così la invitò a scrivere insieme una canzone».
Cosa porta invece con sé degli ultimi anni con lui?
«Sicuramente il concerto del 1993 a Polignano, organizzato da Gianni Torres. Fu una bella occasione e rese Domenico molto felice. Ricordo la sua emozione nel tornare tra le strade dove tutto era iniziato. Lì cantava le serenate nelle estati della sua gioventù. E porto con me la sua tenerezza, come racconta una foto che vidi sul Corriere della Sera. Lui, nel suo ultimo giorno, in riva al mare della Sicilia con una bambina che invece si affacciava alla vita».
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5 agosto 2026
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