Il tadalafil è conosciuto soprattutto come trattamento della disfunzione erettile, ma a basse dosi viene prescritto ogni giorno anche agli uomini con sintomi urinari legati all’iperplasia prostatica benigna: urgenza, bisogno di alzarsi di notte, difficoltà a iniziare la minzione o getto debole. Proprio questa seconda modalità d’impiego ha attirato l’attenzione dei ricercatori, perché comporta un’esposizione continua e non occasionale. Secondo un nuovo studio pubblicato sul “British Journal of Ophthalmology”, l’assunzione prolungata è associata a una maggiore probabilità di ricevere una diagnosi di glaucoma. La malattia danneggia progressivamente il nervo ottico e, nella forma più comune, può avanzare a lungo senza sintomi evidenti: quando il campo visivo comincia a ridursi, una parte del danno può essere ormai irreversibile.
L’analisi ha utilizzato il database sanitario internazionale TriNetX e ha incluso 73.854 uomini di almeno 40 anni, inizialmente senza glaucoma. I ricercatori hanno confrontato 36.927 pazienti ai quali era stato prescritto tadalafil per disturbi delle basse vie urinarie con altrettanti uomini simili per età, abitudini, malattie e terapie, ma non esposti agli inibitori della PDE5. Il monitoraggio è arrivato fino a cinque anni. Nel gruppo tadalafil il rischio relativo di una diagnosi di glaucoma risultava superiore del 22%; quello di ipertensione oculare del 32% e quello di glaucoma primario ad angolo aperto del 33%. Anche la probabilità di iniziare una terapia antiglaucoma era maggiore del 33%. Le associazioni restavano visibili in diverse analisi temporali ed erano confermate anche tra gli uomini con almeno 50 anni.
Il tadalafil blocca la fosfodiesterasi di tipo 5, aumenta la disponibilità di cGMP e favorisce il rilassamento della muscolatura liscia e la vasodilatazione. È questo meccanismo a migliorare l’afflusso di sangue necessario all’erezione e a contribuire alla riduzione dei disturbi urinari, ma i suoi effetti non si fermano all’apparato urogenitale. Nell’occhio gli inibitori della PDE5 possono modificare la circolazione della coroide, la perfusione del nervo ottico e, secondo alcuni esperimenti, produrre variazioni transitorie della pressione intraoculare. L’ipotesi è che un’esposizione quotidiana e prolungata possa alterare nel tempo il delicato equilibrio tra pressione dell’occhio e sangue che raggiunge il nervo ottico. Non è però un meccanismo dimostrato: la letteratura precedente è frammentaria e ha prodotto risultati non sempre concordanti.

Il risultato, quindi, non autorizza a concludere che il tadalafil “causi” il glaucoma. Lo studio è osservazionale: registra prescrizioni e diagnosi, ma non può sapere con certezza quante compresse siano state realmente assunte, né controllare ogni cambiamento terapeutico o clinico avvenuto negli anni. Inoltre, la maggioranza dei partecipanti era classificata nel database come bianca, elemento che limita l’estensione automatica dei risultati ad altre popolazioni. Un aumento relativo del rischio, poi, non significa che un uomo su tre svilupperà la malattia. Gli autori non invitano a sospendere il farmaco, che può migliorare sensibilmente la qualità di vita, ma suggeriscono maggiore sorveglianza: una valutazione oculistica e controlli periodici soprattutto in chi ha più di 50 anni, familiarità per glaucoma, pressione oculare elevata o una diagnosi già nota. La decisione resta un bilancio individuale da discutere con medico e oculista, non un motivo per interrompere autonomamente la terapia.
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Chou C-C et al., “Risk of glaucoma among patients using tadalafil for lower urinary tract symptoms: a multinational cohort study”, British Journal of Ophthalmology, pubblicato online il 4 agosto 2026. DOI: 10.1136/bjo-2026-329957.

