di
Carlotta Lombardo e Alberto Pinna
Carlo Giunchi e sua moglie, ricercatori dell’Ingv, erano a Lula per la progettazione del più potente osservatorio europeo per ascoltare le onde gravitazionali. Ieri hanno lasciato l’isola
A Lula (Nuoro), paese della Barbagia candidato, insieme a Paesi Bassi, Belgio e Germania, a ospitare per l’Italia la sede dell’Einstein Telescope (ET), il più potente osservatorio europeo in corso di progettazione finora concepito per ascoltare le onde gravitazionali, le auto di due ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica sono state date alle fiamme.
I geologi Carlo Giunchi e la moglie erano arrivati a Lula una decina di giorni fa insieme ad altri ricercatori impegnati nelle fasi preparatorie al progetto quando, nella notte del primo agosto, un commando ha fatto irruzione nel cortile della casa che avevano preso in affitto al centro di Lula. Prima la fiammata, poi l’esplosione, con un’auto danneggiata e l’altra ridotta a una carcassa e l’impossibilità, vista la mancanza di telecamere in zona, di avere ulteriori informazioni. Un evidente avvertimento, al momento senza rivendicazioni e apparentemente inspiegabile.
Perché l’ET, voluto dall’Unione Europea e sostenuto dall’Istituto nazionale di fisica nucleare, vede, caso raro, tutti favorevoli: Governo e Regione (hanno finanziato un miliardo e 300 milioni), Province sarde, Comuni interessati e grande parte della popolazione. Nel tempo (l’ET dovrebbe essere realizzato nell’arco di nove anni), potrebbe avere addirittura una ricaduta di 36 mila posti di lavoro tra assunzioni dirette e indotto e l’impatto ambientale della gigantesca struttura che verrà costruita sotto terra, nella miniera dismessa di Sos Enattos a Lula, sarebbe pari a zero. Basso rumore sismico, scarsa presenza di falde acquifere e rocce idonee a costruire in sicurezza gli ambienti del laboratorio sotterraneo, grandi estensioni di aree rurali a bassissima densità di popolazione e quindi bassa attività antropica e industriale. Un luogo ideale e un ambiente silenzioso di cui questo progetto di impatto scientifico e tecnologico di livello mondiale ha bisogno per operare.
Eppure, è già la terza volta che l’ET viene preso di mira. Nel 2023 qualcuno fece esplodere un ordigno sistemato davanti a uno degli ingressi di Sos Enattos. Poi diverse scritte murali intimidatorie non lontano dal municipio e infine l’attentato incendiario. «Ci sono delle mele marce che non vogliono l’Einstein Telescope nelle gallerie di Sos Enattos – ha detto procuratore capo della Repubblica di Nuoro, Daniele Rosa -. La violenza non fermerà questo progetto fondamentale che sa di riscossa per le zone interne della Sardegna sempre più spopolate». Anche la presidente della Regione, Alessandra Todde, ha immediatamente condannato il gesto: «è un fatto grave, che colpisce l’intera Sardegna. La nostra Isola e le nostre comunità hanno scelto di investire nella conoscenza, nell’innovazione e nella ricerca come strumenti di crescita e di emancipazione. Per questo, ogni tentativo di alimentare paura o ostilità nei confronti di chi lavora per costruire nuove opportunità è destinato a fallire».
Sta di fatto che, come nel 2023, la magistratura ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di terrorismo su cui, dalla notte dell’attentato, indagano i carabinieri della Compagnia di Bitti e quelli del Nucleo Investigativo di Nuoro, partono dalle vittime e dal loro racconto. Chi può avercela con uno scienziato? Si lavora cercando di acquisire le immagini delle telecamere (pochissime e non direttamente sul cortile dove si trovavano le auto bruciate) e su qualche traccia sul luogo dell’incendio. Così come si guarda ad ogni atto ostile contro il mondo dell’Et, per metterli in fila uno dopo l’altro, ma al vaglio ora c’è anche la pista anarchica.
Lula 1200 abitanti, alle pendici del monte Albo versante centro orientale della Sardegna, è stato più volte al centro della cronaca nera e almeno 5 dei suoi sindaci, fra il 1990 e il 2014, sono stati colpiti da attentati (auto incendiate, spari contro abitazioni). «Paese del malessere» per sequestri di persona e attentati contro sindaci e amministratori comunali. Ci vive Matteo Boe, fuorilegge condannato a 20 anni (implicato nei rapimenti di Farouk Kassam e Giulio de Angelis) dopo aver scontato la pena, il solo detenuto ad essere riuscito ad evadere nel 1986 dal supercarcere dell’Asinara su un gommone guidato dalla moglie. Mentre Boe era in carcere venne uccisa a fucilate la figlia quattordicenne, mai trovati i colpevoli. Ad alcuni chilometri c’è la miniera di Sos Enattos (argento e blenda) ormai dismessa e aperta al pubblico come siti di archeologia industriale e di recente individuata come luogo deputato ad accogliere il progetto europeo Einstein Telescope. L’interesse è notevole perché favorirà la nascita di un centro analogo al Cern di Ginevra nel quale lavoreranno migliaia di ricercatori.
Nel frattempo, ieri, Carlo Giunchi e la moglie hanno lasciato la Sardegna. «La loro non è stata una fuga – hanno fatto sapere dall’Istituto di geofisica – Il rientro ai primi di agosto era stato programmato da tempo, con tanto di biglietto acquistato con anticipo». All’Einstein Telescope l’arrivo dei ricercatori si alterna infatti a turni cadenzati, di qualche settimana, e non è escluso che gli attentatori sapessero dell’imminente partenza dei due ricercatori. Nella comunità di Lula si erano integrati benissimo, tanto da essere stati più volte invitati dagli abitanti a condividere cene e spuntini in campagna ma in paese, dove la paura è stata tanta, non solo per i due scienziati, dell’attentato nessuno parla.
5 agosto 2026 ( modifica il 5 agosto 2026 | 12:41)
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