Il lipedema non è semplicemente “grasso difficile da perdere”. È una malattia cronica del tessuto adiposo che colpisce quasi esclusivamente le donne, con un accumulo sproporzionato e simmetrico soprattutto sulle gambe e, talvolta, sulle braccia, mentre piedi e mani tendono a essere risparmiati. Il tessuto può essere dolente anche alla pressione, i lividi si formano con facilità e, nelle forme più avanzate, pesantezza e limitazioni possono rendere faticosi gesti quotidiani come camminare o salire le scale. Proprio il dolore è uno degli elementi che distinguono il lipedema dalla comune obesità e uno dei sintomi più difficili da controllare. Per questo attira l’attenzione uno studio pubblicato su Scientific Reports, che ha seguito per sette mesi donne sottoposte a una dieta ipocalorica mediterranea, molto povera di carboidrati e ricca di grassi.

I ricercatori dell’Università medica di Breslavia hanno confrontato 24 donne con lipedema e 24 donne con sovrappeso o obesità, ma senza la malattia. Tutte hanno seguito lo stesso schema alimentare: meno di 50 grammi di carboidrati al giorno, tre pasti e un apporto calorico personalizzato, pari al 75-85% del fabbisogno stimato. L’impostazione privilegiava verdure non amidacee, olio d’oliva, avocado, frutta secca, semi e pesce grasso, insieme a uova, latticini e altre fonti proteiche. Dopo sette mesi, in entrambi i gruppi sono diminuiti il peso corporeo e la massa grassa; nelle donne con lipedema è calata nettamente anche l’intensità del dolore. In una precedente pubblicazione sullo stesso intervento, il punteggio medio riferito dalle pazienti su una scala da zero a dieci era sceso da 4,6 a 3.

La novità dell’ultimo lavoro è il tentativo di capire che cosa possa esserci dietro quel beneficio. Gli studiosi hanno misurato sostanze legate all’equilibrio “redox”, cioè al rapporto tra molecole ossidanti e sistemi antiossidanti dell’organismo. Dopo la dieta, nelle partecipanti con lipedema sono diminuiti alcuni segnali di ossidazione dei lipidi e delle proteine ed è migliorata la capacità antiossidante complessiva. Soprattutto, la riduzione del dolore risultava associata al calo dei TBARS, un indicatore della perossidazione lipidica, anche tenendo conto delle variazioni dell’adiposità. Non è emersa invece un’associazione indipendente altrettanto chiara con i marcatori dell’infiammazione. Il dato suggerisce quindi che lo stress ossidativo possa contribuire alla sensibilità dolorosa del tessuto, ma non dimostra che ne sia la causa né che ridurlo basti a eliminare il sintomo.

La prudenza è essenziale. Lo studio era piccolo, svolto in un solo centro e non randomizzato: tutte le partecipanti hanno ricevuto la dieta e mancava un gruppo che seguisse un’alimentazione differente o nessun intervento. Non è quindi possibile separare l’effetto della forte restrizione dei carboidrati da quello del deficit calorico, della perdita di peso, della selezione degli alimenti o del monitoraggio ricevuto. Inoltre, precedenti analisi del protocollo hanno rilevato apporti bassi di fibre e di diversi micronutrienti, un motivo in più per evitare il fai-da-te. La dieta non cura il lipedema e non sostituisce un percorso multidisciplinare, ma potrebbe diventare uno strumento aggiuntivo per migliorare la salute metabolica e controllare alcuni sintomi. A rafforzare il segnale c’è anche un trial randomizzato del 2024 su 70 donne, nel quale una dieta low-carb aveva ridotto il dolore più di una dieta di controllo con la stessa restrizione calorica. Ora servono studi più grandi e più lunghi per capire chi possa beneficiarne davvero e quale composizione alimentare sia efficace, sicura e sostenibile.

Jeziorek M., Chachaj A., Szyller J., Bil-Lula I., Szuba A., Prescha A. “Low-carbohydrate Mediterranean style diet improves pain and body composition in women with lipedema: role of redox balance”. Scientific Reports, pubblicato online il 5 agosto 2026. DOI: 10.1038/s41598-026-65560-y.

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