di
Paolo Valentino
Pubblicata a metà luglio sulla rivista «PLOS Biology», questa nuova analisi offre una base inedita e rigorosa all’intuizione del grande scrittore
Al Grand Hotel di Cabourg, dove nella stanza 414 Marcel Proust scrisse molte pagine della sua Recherche, ve le offrono ancora al mattino, morbide e fragranti. Erano le «madeleines» a scatenare in lui «l’immenso piacere» dei sensi, riportandolo indietro nel tempo: «Il gusto – scriveva – era quello del piccolo pezzetto di madeleine che mia zia Lèonie mi dava la domenica mattina a Combray, dopo averla inzuppata nella sua tazza di tè o d’infuso floreale». Da allora, la «madeleine proustiana» è diventata codice d’accesso a felici memorie d’infanzia, quando un gusto o un odore ce le restituiscono precise e piene d’emozione.
Finora, si è sempre trattato soprattutto di una bellissima suggestione letteraria. Ora però uno studio del Centro nazionale francese per la Ricerca dice che anche la scienza dà ragione a Proust. Pubblicata a metà luglio sulla rivista PLOS Biology, l’analisi offre infatti una base inedita e rigorosa all’intuizione del grande scrittore.
Nell’indagine, condotta su 272 giovani cavie animali che hanno un sistema olfattivo simile a quello umano, i ricercatori hanno identificato un attore centrale: il bulbo olfattivo, una regione del cervello dedicata al trattamento degli odori che, particolare importante, continua a svilupparsi durante e dopo l’infanzia. Secondo lo studio, alcuni odori incontrati molto presto nella vita, lasciano tracce durevoli su specifici neuroni, che vengono riattivati quando essi sono percepiti nell’età adulta. A loro volta i neuroni sollecitano i circuiti della memoria e del palato. In pratica il cervello usa l’odore per creare «ricordi autobiografici» che riportano una persona indietro nel tempo.
I ricordi legati agli odori si ancorano progressivamente nei circuiti emotivi e quando riemergono sono particolarmente vivaci e carichi di sentimenti.
«Sapevamo che una persona trattiene memorie olfattive dall’infanzia, ma finora non avevamo alcuna informazione sulla base neurologica del fenomeno», ha detto al Times la dottoressa Nathalie Mandairon, coautrice della ricerca, spiegando che lo scopo del suo team era di «capire perché, nonostante i bambini siano esposti a moltissimi odori, soltanto alcuni di questi rimangono nella memoria per il resto della vita».
Così i topini, di età compresa tra 23 e 30 giorni, sono stati esposti ad alcuni odori mentre si trovavano in situazioni piacevoli, con cibo, giochi e altri topi. Una volta cresciute, tra i 60 e gli 80 giorni, le cavie mostravano una spiccata preferenza per l’odore di citronella, che associavano con il loro campo giochi e il buon cibo dell’infanzia. Squittivano allegramente ed erano chiaramente molto più interessati a quell’odore che ad altri. Quelli che non erano stati, per così dire, «viziati», erano invece del tutto indifferenti a quello specifico odore. La ricerca ha appurato che i roditori devono essere esposti regolarmente sin dai primi giorni di vita, affinché la fragranza lasci la sua traccia.
5 agosto 2026 ( modifica il 5 agosto 2026 | 18:00)
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