Un appuntamento in ospedale, in ambulatorio o in un centro diagnostico non è una semplice casella nell’agenda. Dietro quell’orario ci sono un medico o un altro professionista, personale infermieristico e amministrativo, una stanza, talvolta un’apparecchiatura complessa e materiali preparati per accogliere uno specifico paziente. Quando quella persona non si presenta e non avvisa, il posto rischia di rimanere inutilizzato.
Il fenomeno dei “no-show”
In sanità si parla di “no-show”, o mancata presentazione, quando il paziente non arriva all’appuntamento e non lo cancella in anticipo. Uno studio pubblicato nel 2025, basato su 120.405 appuntamenti registrati tra il 2022 e il 2023 in un’area di Torino, ha rilevato 6.198 assenze, pari al 5,1%: circa un appuntamento ogni venti. Il rischio risultava più alto tra giovani e adulti rispetto agli over 65 e nelle prime visite rispetto ad alcuni controlli successivi. Il dato non può essere esteso automaticamente a tutta Italia, ma mostra quanto il problema sia concreto anche nel nostro Servizio sanitario.
La sedia vuota ha un costo umano
Il primo danno riguarda chi non si presenta. Saltare una visita può interrompere la continuità delle cure, rinviare un controllo, rallentare una diagnosi o far perdere il momento giusto per modificare una terapia. Se i sintomi sembrano migliorati, inoltre, non significa necessariamente che l’accertamento sia diventato inutile: la decisione andrebbe condivisa con il medico.
Ma esiste anche un danno collettivo. Non presentarsi senza avvisare significa bloccare un posto che avrebbe potuto essere assegnato a un altro paziente, magari a una persona con dolore, in attesa di un esame diagnostico o di un controllo importante. Senza un preavviso sufficiente, richiamare chi è in lista e riorganizzare personale e strumenti può diventare impossibile. La conseguenza è una capacità sanitaria disponibile solo sulla carta, mentre le attese reali si allungano.
Il problema non è soltanto italiano. Nel 2021-2022 il servizio sanitario inglese ha contato circa 7,8 milioni di appuntamenti ospedalieri non rispettati, il 6,4% di quelli prenotati. NHS England ha sottolineato che ogni spazio liberato in tempo può essere offerto a chi attende da più a lungo.
Non sempre è disinteresse
Colpevolizzare non serve. Le ricerche mostrano che dietro un’assenza possono esserci dimenticanza, difficoltà di trasporto, orari di lavoro, responsabilità familiari, problemi economici, fragilità psicologiche, paura dell’esame o comunicazioni poco chiare. Anche tempi molto lunghi tra prenotazione e visita aumentano la possibilità che l’appuntamento venga dimenticato o non sia più compatibile con la vita quotidiana. Il no-show nasce spesso dall’incontro tra comportamento individuale e ostacoli organizzativi.
Per questo la responsabilità deve essere condivisa. Le strutture devono rendere semplici la conferma, la cancellazione e lo spostamento, usare messaggi comprensibili, offrire più canali di contatto e creare liste di pazienti disponibili con breve preavviso. I sistemi di promemoria funzionano: una revisione di venti studi controllati ha rilevato un miglioramento dell’adesione nella grande maggioranza dei casi, con risultati migliori quando i richiami erano più di uno e permettevano anche di disdire.
Disdire è un gesto di cura
Anche il paziente può fare molto. Basta registrare subito data e luogo sul calendario, controllare le istruzioni per la preparazione, organizzare per tempo trasporto e accompagnamento e verificare che il numero di telefono comunicato alla struttura sia aggiornato. Se nasce un impedimento, bisogna contattare appena possibile il CUP, l’ambulatorio o usare il canale digitale indicato nella prenotazione.
Cancellare non significa rinunciare alla salute: significa permettere di riprogrammare la propria cura e liberare una possibilità per un’altra persona. In un sistema in cui medici, infermieri, tecnici e apparecchiature sono risorse limitate, rispettare un appuntamento o disdirlo per tempo è una forma concreta di cittadinanza sanitaria.
Quell’orario non appartiene soltanto a chi lo ha prenotato. Appartiene, per qualche minuto, anche alla comunità. Lasciarlo vuoto senza avvisare rende più lunga la fila di tutti; restituirlo in tempo può trasformarlo nella visita che qualcuno stava aspettando. A volte bastano un click o una telefonata per non sprecare un’occasione di cura.
