di
Simone Canettieri

Dal discorso di Bignami alle plateali proteste delle opposizioni: ecco come è andata la giornata

Triste e solitario. Andrea Delmastro se ne va dalla Camera nel primo pomeriggio, mogio mogio, ma con il cellulare saldo in tasca. Le chat resteranno in cassaforte. Lui è descritto «sotto un treno». Tuttavia sa che non ci saranno sorprese, nonostante l’ordalia del voto segreto. La sarabanda in Aula deve ancora iniziare. Chi però doveva vedere le chat con Mauro Caroccia lo ha fatto, prima di schierare il partito in sua difesa.

Appena è scoppiato il caso Giorgia Meloni ha chiesto ai parlamentari di Fratelli d’Italia più vicini all’ex sottosegretario alla Giustizia di leggere le conversazioni con il ristoratore (condannato poi in via definitiva per essere un prestanome del clan Senese). Di capire se all’epoca della società Bisteccheria d’Italia sapesse dei precedenti di Caroccia e se in quei dialoghi ci fossero riferimenti a strani giri di soldi. Il report informale arrivato a Palazzo Chigi ha dato responso negativo. «Potrebbero esserci conversazioni private, politiche e istituzionali estranee alle indagini», dice infatti un dossier riservato del centro studi di Via della Scrofa che fa capire di aver sbirciato «il bottino» conteso. Ma niente di penalmente scomodo. 



















































Dopo questa ricognizione segreta voluta da Meloni, FdI ha deciso di presentarsi in Parlamento compatto, con il resto della maggioranza, per negare la richiesta della Procura in una corrida con le opposizioni che era già scritta, con il finale incendiario di Galeazzo Bignami su Oscar Luigi Scalfaro e le mascherine di Giuseppe Conte.

Questa volta niente franchi tiratori, ma una discreta quota di assenteisti c’è stata: 20 (di cui la metà sono della Lega) hanno marcato visita non giustificati, mentre una decina risultava in missione. «Noi della Lega siamo stati compatti, anche se l’ex sottosegretario non ci sta simpaticissimo», dice con ironia Simonetta Matone, ex magistrato di lungo corso. Alla fine non parteciperà al voto per una questione di opportunità, «ma non contro Delma», la presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo di FdI.

 Per essere l’ultima settimana di lavori prima della sosta, l’adrenalina nel centrosinistra non manca. «Questa storia mi eccita: ci sono tante cose non chiare, mi sono fatto un’idea, ma le indagini non le faccio più, purtroppo», ragiona l’ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, ora parlamentare del M5s. D’altronde il caso in questione, insieme a quello esplosivo di Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci, è il grande giallo politico-giudizio-gastronomico dell’estate. Pesce o carne, tanti fatti ancora non tornano in questo gioco delle coppie. A questo punto manca solo che i due ristoratori si uniscano per aprire un grande bistrot, tutto orate e bistecche. «Io la sera nel dubbio quando sto a Roma mangio un piatto di riso e vado a dormire, ma è giusto respingere la richiesta della Procura, anche se per colpa di Andrea adesso sto qui invece di volare alto a occuparmi di legge elettorale», dice, tra il serio e il faceto, Alberto Balboni, successore di Delmastro in Via Arenula come sottosegretario, già presidente della commissione Affari costituzionali del Senato. 

Le opposizioni cambiano idea sul voto segreto un paio di volte: prima sì, poi no, alla fine sì. Ma nessuno crede a un altro ribaltone, come accaduto per la legge elettorale. Giuseppe Conte da ore presidia la Camera: questo è un piatto gustoso per il M5s che evoca il sì del Parlamento, dai tempi di Berlusconi con Ruby nipote di Mubarak. L’avvocato del popolo ferma al ristorante un altro avvocato, Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia. Si parla di chat. C’è aria da Un giorno in pretura, ma anche da Suburra, la serie. Paolo Borsellino viene ricordato da destra e sinistra nel dibattito come un feticcio. Ne parlano Conte e Schlein, ma anche Bignami. L’eccitazione delle opposizioni — quelli di Avs si bendano gli occhi, quelli del M5s agitano i loro cellulari per dire che non hanno nulla da nascondere — fa il paio con la noncuranza di Forza Italia.

 Katia Polidori fa girare tra i banchi una confezione di taralli che, di soppiatto, vengono passati e sgranocchiati di scranno in scranno. I banchi del governo restano vuoti, così vuole la prassi. I ministri Carlo Nordio, Tommaso Foti, Giancarlo Giorgetti, Gilberto Pichetto e una pletora di sottosegretari vengono invitati a sedersi tra i deputati. Non si è capita la linea di Roberto Vannacci, come sempre con il centrodestra, ma non troppo. Il futurista Emanuele Pozzolo, già protagonista di un capodanno scoppiettante proprio con Delmastro, pigia il tasto convinto: bum, richiesta respinta.


Vai a tutte le notizie di Roma

Iscriviti alla newsletter di Corriere Roma

6 agosto 2026 ( modifica il 6 agosto 2026 | 07:51)