di
Marco Madonia

Anselmo, l’avvocato dei parenti del 42enne: «Scelta intelligente». Il legale degli agenti Bordoni: «Si vedrà che il peso del poliziotto non grava su di lui»

Ci sono i diversi video dei residenti acquisiti in queste settimane, poi i filmati delle telecamere visionate dagli inquirenti e, infine, le immagini riprese dalla bodycam indossata da uno degli agenti prima durante e dopo gli ultimi momenti di vita di Abderrahim Fakir, il 42enne di origine marocchina morto lo scorso 19 luglio nel corso di una operazione di polizia in via Svevo. I Ris dei carabinieri, dopo il sopralluogo della scorsa settimana con droni e laser scanner, stanno ricostruendo in versione 3D i pochi metri nei quali Fakir è morto. Poi con le integrazioni delle immagini ricostruiranno tutti gli attimi di quella drammatica mattina. Tra i video che completeranno quella ricomposizione dei fatti ci sarà anche la visuale di uno dei due dei poliziotti.

Gli accertamenti della Procura

Il 10 agosto, in un laboratorio dei Ris di Roma, infatti, sarà acquisita la copia forense della bodycam di proprietà del capopattuglia, che l’ha accesa prima dell’intervento con il collega. Una mossa che, secondo la difesa, dimostra la buona fede degli agenti. A disporre l’accertamento è stata la Procura bolognese, che indaga — con il procuratore capo Paolo Guido, la procuratrice aggiunta Morena Plazzi e la sostituta procuratrice Francesca Arienti — nell’ambito di un fascicolo per omicidio colposo, aperto a modello «45 bis», che coinvolge i due poliziotti e i quattro operatori della Croce rossa presenti quella mattina.



















































Il difensore dei due poliziotti, l’avvocato Gabriele Bordoni, che aveva chiesto di estendere la consulenza informatica sul cellulare di Fakir anche ai video acquisiti dagli investigatori sulla vicenda, nominerà un consulente di parte, Gianni Spoletti, per partecipare all’accertamento tecnico irripetibile. «Integrare la ricostruzione con le immagini della bodycam è una scelta intelligente che va nella direzione da noi auspicata», dice Fabio Anselmo, il legale che rappresenta la famiglia della vittima, che indicherà a sua volta un consulente di parte. «Dalla ricostruzione emergerà meglio ancora che non c’è mai alcun momento nel quale il peso di poliziotto grava sulla vittima», dice Bordoni.

Lo stato psicofisico della vittima

Intanto il perito indicato dalla Procura, l’ingegnere Giuseppe Ferraro, e i consulenti delle parti, stanno lavorando sui dati di uno dei cellulari di Fakir. Gli inquirenti grazie a foto, video e messaggi presenti in uno dei due telefoni (l’altro dispositivo in possesso di Fakir non è ancora stato trovato) puntano a ricostruire lo stato psicofisico della vittima. La Procura, infatti, non avrebbe intenzione di spedire il telefono a Roma, dove i carabinieri potrebbero intervenire oltrepassando il blocco del codice pin che resta sconosciuto. La Procura, che ha più volte ribadito di non volere mettere sotto processo la vittima o le sue abitudini, sembra orientata a considerare esaustivo il materiale già acquisito. Gli inquirenti più avanti dovrebbero sentire anche il residente del Pilastro originario del Kosovo che nel video viene ripreso mentre blocca i piedi della vittima. Il ragazzo, già sentito dalla Mobile, ha lasciato il quartiere dopo aver ricevuto alcune minacce spiegando di temere per la propria incolumità. Non è chiaro se abbia presentato denuncia.

Sulla vicenda della morte di Fakir è intervenuta anche la Fondazione Hassan II per i marocchini residenti all’estero. In una nota, la Fondazione, dopo le condoglianze alla famiglia, ha espresso «fiducia nella magistratura italiana affinché accerti pienamente le circostanze della morte e individui eventuali responsabilità». Le autorità marocchine competenti stanno seguendo il caso e assistendo la famiglia della vittima. L’ente ha inoltre accolto con favore le manifestazioni di «solidarietà», definendole «calme e dignitose».


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6 agosto 2026