«Ho combattuto creature spaventose, da draghi a zombie, ma la bestia che mi ha più terrorizzato mettere in scena è stato il cancro». Bella Ramsey, star de “Il trono di spade” e “The last of us”, al Giffoni Film Festival ha presentato in anteprima il film “Sunny Dancer”, in sala dal 2 settembre. «Quando ho letto la trama – confessa – ero un po’ perplessa. Come si fa a mettere in scena una commedia ironizzando su ragazzi che hanno avuto un tumore? Invece la sceneggiatura mi ha incantata e mi ha convinta». Merito del regista e scrittore George Jaques che ha dato vita a questa storia su un gruppo di adolescenti in remissione dalla malattia: ogni anno si danno appuntamento a un campo estivo e stavolta è il turno di Ivy (Bella Ramsey), che ci va su imposizione dei genitori.
«La letteratura della malattia»
Questo teen drama fa parte della sick lit, la cosiddetta letteratura della malattia, un filone che anni fa ha spopolato con titoli come “Colpa delle stelle” segnando un’intera generazione. «Non posso dire di aver tratto ispirazione dalla mia vita – aggiunge – perché non ho vissuto la fase intermedia tra infanzia ed età adulta. I miei anni della crescita li ho vissuti sul set ma devo ringraziare questo progetto se ho provato per la prima volta l’ebbrezza di essere adolescente. Per sei intere settimane di riprese a Glasgow in Scozia ho vissuto in una bolla di spensieratezza e di libertà». Gli adulti -da Neil Patrick Harris a James Norton – dopo i ciak non si sono presi affatto la briga di guardare i giovani colleghi dall’alto: «Ho iniziato a lavorare a 11 anni – ricorda Bella Ramsey – e mi sentivo grande ma ovviamente non lo ero. Questo però mi ha portato delle difficoltà a relazionarmi con i coetanei, ma stavolta mi sono trovata bene, ci siamo amalgamati con grande sintonia anche senza darci agli eccessi anzi andavamo persino a letto presto». Il sogno, comunque, resta «recitare in Italia: ho un debole per tutto quello che riguarda il vostro Paese, dal cibo all’accoglienza».
Ritratto di un’intera generazione, Bella Ramsey mette in scena un’autenticità spiazzante perché – dice – la vive anche nel privato, da persona non binaria.
Il consiglio che dà a chi la considera un modello? «Essere se stessi, per me è meraviglioso restare fedeli al proprio io interiore, lo considero un onore di cui solo grata. Qualunque cosa fate la vostra forza maggiore è questa. Io non mi nascondo, senza estremismi né limiti: ciascuno è diverso a modo suo».
Ultimo aggiornamento: giovedì 6 agosto 2026, 05:00
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