di
Giusi Fasano
Sul cellulare del ragazzo italiano foto raccapriccianti inviate dai predatori. L’esca la piattaforma Roblox
Un gioco-trappola. Il ragazzino abbocca. Entra nella piattaforma guidato dalla sua passione per i videogiochi, e i suoi predatori sono lì ad aspettarlo. Adescarlo è un attimo. Lui smanetta fra i contenuti che la piattaforma offre, interagisce con un gruppo di giocatori e non percepisce la catastrofe che si sta tirando addosso a ogni clic.
Loro, ovviamente, capiscono che è la preda perfetta. E non si fanno scrupoli a coinvolgerlo nel loro progetto folle: costringerlo (come fanno sempre con bambini e ragazzini come lui) a commettere azioni sconsiderate. Ricattandolo. Sul telefono di Flavio, così si chiama lui che ha 15 anni ed è italiano, quella gente manda archivi interi di immagini a dir poco ripugnanti. Pedopornografia, suprematismo, satanismo, nazismo… Un catalogo degli orrori. File che Flavio il più delle volte non sa nemmeno bene a cosa si riferiscano. Dopodiché si passa al ricatto, appunto. Il ragionamento è: per il solo fatto che tu hai sul tuo telefonino questa roba hai commesso un reato e noi potremmo farlo sapere a tua madre, a tuo padre, alla polizia… Se vuoi evitarlo devi fare quello che ti chiediamo.
Ecco. Parte da questo scenario la storia del quindicenne detenuto a Malta dal 25 maggio separato dagli altri detenuti, con un trattamento paragonabile al nostro 41bis e in condizioni che preoccupano moltissimo i suoi genitori, Antonio e Daniela. Sono stati loro a denunciare all’Ansa, due giorni fa, la detenzione dura — troppo dura — del figlio minorenne che all’inizio era finito in una prigione per adulti e che adesso si trova nella sezione minorile del carcere Coors, controllato h24.
I predatori, dicevamo. A un certo punto hanno stabilito che fosse arrivato il momento di mettere in pratica il loro ricatto e chiedere una specie di test al ragazzino: «Devi far scattare un allarme bomba nella tua scuola», pretendono. E lui lo fa. Alla Lily of the Valley Secondary School di Mosta (dove vive con i suoi da 5 anni) sono costretti a evacuare tutti. Tanto rumore per nulla, per fortuna. Potrebbe essere una bravata ma la polizia non lascia correre. Bastano poche indagini per risalire a lui e al suo cellulare. E cinque giorni dopo il suo quindicesimo compleanno Flavio entra nell’incubo in cui si trova ancora adesso.
Lo arrestano con nove capi di imputazione che includono procurato allarme, associazione in organizzazioni criminali e detenzione/diffusione di materiale pedopornografico. Il tribunale locale nega la libertà su cauzione e gli inquirenti si convincono che il materiale ritrovato sui dispositivi elettronici usati dal ragazzino indichino l’affiliazione a un gruppo criminale internazionale, di matrice terroristica. Giuridicamente parlando, uscire da questa situazione non sarà facile per il nostro giovane connazionale.
Ieri ha ricevuto la visita dell’Ambasciatrice d’Italia a Malta Valentina Setta che, su istruzione del ministro Antonio Tajani, ha sollevato in più occasioni il caso con le autorità locali. L’ambasciatrice fa sapere di averlo trovato in buone condizioni di salute, solo ma non in regime di isolamento. La prossima udienza è fissata per il 19 agosto e l’unico dettaglio che potrà fare la differenza sarà dimostrare che lui è una vittima, non un carnefice.
«I genitori sono disperati» scrive sulle sue stories Instagram Serena Mazzini, social media analyst e docente all’Accademia NABA di teoria e metodo dei mass media. Ha parlato con la madre di Flavio e ha spiegato anche a lei ciò che sta studiando da anni, cioè l’evoluzione della violenza negli spazi digitali.
«Il problema è che questo è il primo caso di estremismo violento nichilista a Malta», spiega. La polizia, sostiene, non ha tenuto conto della potenza e dell’influenza della Rete sui minori come Flavio. «È un paradosso giuridico», riflette. «Quando i membri di un gruppo vengono arrestati, si arresta al contempo un potenziale terrorista e una potenziale vittima. E il sistema giuridico non è attrezzato per gestire questa contraddizione».
Il ragazzino di cui stiamo parlando sembra sia stato adescato su Roblox, piattaforma di gioco che negli Stati Uniti ha in corso molti guai giudiziari proprio per la mancata sicurezza dei minori che la frequentano (quasi sempre fra gli 8 e i 14 anni, quanti ne aveva lui quando si è iscritto). Sul caso e sui gruppi violenti online sono state depositate ieri due interrogazioni parlamentari della deputata del Pd Rachele Scarpa.
6 agosto 2026 ( modifica il 6 agosto 2026 | 08:14)
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