di
Matteo Persivale

El-Sayed vince le primarie per il Senato. E c’è chi lo ritiene una scommessa rischiosa

DAL NOSTRO INVIATO 
NEW YORK – Donald Trump nel 2016 ha scalato il suo partito, e da ieri è ufficialmente riuscito anche a far scalare l’altro, quello democratico, da candidati della sinistra populista che ha definito (sempre caustico) «comunisti perdenti». Perché le primarie in vari stati — Michigan, Washington l’altroieri, e la prossima settimana toccherà al Wisconsin — registrano vittorie a sorpresa di candidati esordienti o quasi, alcuni appartenenti ai Dsa (Democratici socialisti) e altri comunque allineati pur dall’esterno alle loro posizioni fondamentali. 

È un’ondata populista basata sulla sanità pubblica per tutti (adesso c’è solo per i poveri e gli anziani), sulla patrimoniale, sullo stop ai finanziamenti a Israele, sul Free Palestine e la riforma delle forze di polizia e del sistema carcerario in senso meno repressivo e più concentrato sul recupero sociale dei condannati, sul green new deal. 



















































La vittoria più significativa dell’altra notte, in Michigan, è stata quella di Abdul El-Sayed, 41 anni, manager nella sanità pubblica, che ha conquistato le primarie democratiche per il Senato. È un democratico di sinistra-sinistra vicinissimo ai Dsa (ai quali però formalmente non si è mai iscritto). Ha umiliato la sua avversaria centrista, la deputata Haley Stevens spalleggiata dall’establishment del partito a partire dal leader al Senato Chuck Schumer con una campagna ricchissima che ha speso in spot televisivi dieci volte più di El-Sayed, eppure ha perso contro uno sconosciuto che nel curriculum ha solo ruoli manageriali nella sanità pubblica dello Stato. È per il partito una mazzata terribile: «Siamo un movimento, prenderemo l’America» gongolava il podcaster maoista e pro-Hezbollah Hasan Piker alla festa per la vittoria di El-Sayed. 

È il risultato del disastro democratico del 2024, con Trump che torna al potere sconfiggendo Harris e i repubblicani che conquistano sia la Camera sia il Senato. Abolire l’Ice ormai è politica ufficiale democratica ma non basta più. È la vendetta di Bernie Sanders tenuto lontano dalla stanza dei bottoni ma che porta i suoi nipotini — sono tutti molto giovani, i volti nuovi di questa ondata — a cambiare la faccia del partito. 

Finora la sinistra-sinistra dei Dsa aveva preso le città progressiste, New York e Seattle e Chicago, il 3 novembre invece ci sarà l’assalto a Washington. Dal Michigan ci proveranno oltre a El-Sayed: Donavan McKinney, politico locale Dsa che ha sconfitto alle primarie democratiche il milionario deputato in carica alla Camera Shri Thanedar. McKinney ha fatto una campagna da «working class hero» tutta basata sulla crisi degli alloggi, ambiente, investimenti nelle infrastrutture. Sempre in Michigan l’attivista per l’ambiente Christina Hines ha vinto un’altra primaria democratica per la Camera sgominando i candidati istituzionali del partito. Idem come un altro Dsa, William Lawrence. 

La rottamazione dei democratici «vecchia scuola» non potrà non avere conseguenze nazionali anche se non tutti vinceranno a novembre (c’è chi corre in collegi competitivi, altri molto meno). La «star» del gruppo uscito dalle primarie dell’altroieri, El-Sayed, affronterà il repubblicano Mike Rogers: il democratico aveva promesso con i soliti toni pugnaci di «usarlo come straccio dei pavimenti» e di batterlo con 7 punti di distacco. Ma nel caso della sfida con Stevens i sondaggi sbagliavano, di molto, era dato vincente con 9 o anche 10 punti di distacco e invece il punto era uno solo, rosicchiato grazie al 4% di voti gettati al vento dai democratici per un’altra candidata che ha penalizzato Stevens. 

I democratici a novembre dovranno strappare quattro senatori ai repubblicani e non perderne nessuno per prendere il controllo. Problema: il seggio del Michigan per il quale è candidato El-Sayed attualmente è democratico (va in pensione Gary Peters, molto centrista, il più bipartisan dei cento senatori). Se El-Sayed dovesse perdere sfumerebbero le possibilità di strappare la camera alta ai repubblicani e da eroe progressista diventerebbe l’estremista che ha sfasciato tutto. Come ipotizza Trump.

6 agosto 2026 ( modifica il 6 agosto 2026 | 08:40)