di
Barbara Visentin
Il cantautore è stato legato per oltre 50 anni al Maestrone: «Era un ricercatore di varchi, il più grande a spargere interrogativi»
Il Maestrone e il Professore, Francesco Guccini e Roberto Vecchioni, «stili diversi e modi diversi», due incastri di un’amicizia vera, andata avanti oltre 50 anni. Eppure Vecchioni riesce a stemperare il dolore nell’ironia, ricordando quel legame fatto di serate conviviali, di chitarre imbracciate, di prese in giro, ma soprattutto di stima e affetto. «Mi viene da ridere perché la prima volta l’ho conosciuto davanti a due bottiglie e abbiamo detto vediamo chi finisce prima».
E chi vinse?
«Purtroppo ha vinto lui, ha finito prima lui la bottiglia e mi ha preceduto nell’andarsene e questo mi spiace tantissimo».
Che amicizia era la vostra?
«Lui era un realista, preciso, sempre pervaso dalla malinconia del tempo che passa. Io invece sono un fantastico, ho una parte più sognante. Eppure le due cose si compendiavano».
Vi eravate visti di recente?
«Molto poco di recente perché da qualche anno non vedeva più nessuno, però avevamo fatto un brano insieme. Gli avevo portato su a Pavana le canzoni del mio disco “L’’infinito” del 2018 e aveva cantato in “Ti insegnerò a volare”. Stava ancora bene, era ancora in forma e aveva una bella voce. Solo che Francesco viveva delle passioni che aveva sul palco quando la gente applaudiva, era sociale, veramente sociale, e quando hai perso quello…».
Si capiva che gli mancava il palco?
«Lui senza pubblico era finito, col suo carattere che tutti conoscono di mattatore doveva avere qualcuno a cui dire le cose. C’erano i romanzi che scriveva negli ultimi anni, sì, ma quelli sono un’altra cosa. Gli serviva qualcuno a cui spargere i suoi interrogativi. È stato l’unico, fra i grandissimi, che è riuscito a spargere così tanti interrogativi: sulla vita, sul tempo, su tutto, ha sempre avuto l’inclinazione a domandare e rispondere, domandare e rispondere».
Una canzone che lo rappresenta?
«Quella che preferisco è una che pochi conoscono, “Bisanzio”, che parla di una città situata fra due terre, fra Occidente e Oriente, in cui il sapiente si domanda chi siamo. E finisce poi che non ha più voglia di pensare, si mette sotto le coperte e dorme. Un riassunto di tutte le domande».
Riemergono video di voi in trattoria, con Lucio Dalla, a suonare la chitarra…
«Erano i tempi in cui si andava in posti nascosti a cantare, bei tempi, non si cantava per il successo. Ma lui aveva questa predisposizione a cantare perché gli altri sentissero, a distribuire domande. Era un ricercatore di varchi, come Montale per la poesia, e anche di mondi diversi, come Borges».
C’è mai stata rivalità fra voi?
«No, no, mai stata. C’è sempre stata solo grande ammirazione. Io, la mia, gliela esprimevo. Lui, per me, la esprimeva sì e no. A un Tenco disse di provare rabbia infinita per non aver scritto “Luci a San Siro” e infatti poi la cantò. Era uno che non voleva mai perdere. Se giocavamo a carte e perdeva, si arrabbiava e ti faceva andare avanti fino al mattino. Ed era così in tutti i campi».
Avete anche cantato insieme «Gli amici».
«Sì, la sua canzone. Aveva una grande passione per l’amicizia disinteressata, fatta anche di sforzi, di aiuto per l’altro. Quando da giovani andavamo al Tenco, dove eravamo tutti amici e tutti un po’ brilli, l’amicizia scoppiava, si sentiva il bisogno che l’uno aveva per l’altro».
Nel 2018, dopo che era rimasto in silenzio per sette anni, fu difficile «stanarlo» per cantare «Ti insegnerò a volare»?
«No, fu facilissimo. Gli ho fatto sentire tutto il disco, si è commosso e mi ha abbracciato. Gli ho detto “fai quella che vuoi”. E lui ha scelto quella, dedicata ad Alex Zanardi. Quindi abbiamo portato tutta l’apparecchiatura nella sua cucina, perché da Pavana non voleva scendere e se Maometto non va alla montagna…In 20 minuti ha inciso la sua parte, è stato bellissimo».
C’è qualcosa che gli avrebbe voluto dire e che non gli ha detto?
«Gli ho detto tutto, compresi gli improperi. Nei momenti di litigio finto gli dicevo “si vede che non hai fatto il greco, non puoi sapere il valore delle parole, le metti a caso”. E lui si incazzava veramente».
6 agosto 2026 ( modifica il 6 agosto 2026 | 15:48)
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