La bandiera della Fiorentina non parteciperà alle celebrazioni per il centenario: “Mi metto sempre a disposizione, ma queste situazioni non le accetto”. E il figlio Alessandro scrive a Commisso jr su Facebook: “La ferita è ormai insanabile: mio padre è stato lentamente accantonato e scaricato come l’ultima ruota del carro”

Doveva essere un ramoscello d’ulivo in segno di pace, è diventato un motivo in più per inasprire i rapporti tra la Fiorentina e Giancarlo Antognoni. Dopo il comunicato del presidente Giuseppe Commisso, in cui invitava lo storico numero 10 viola a partecipare il prossimo 29 agosto alle celebrazioni per i 100 anni del club, annunciando la volontà di ritirare per un anno la sua maglia, Antognoni intervenendo ad Arcola per la consegna del premio Coriolano ha risposto così: “Sono andato via dalla Fiorentina per problemi con la proprietà. Dopo cinque anni leggo un comunicato in cui si parla del ritiro della mia maglia. O mi prendono in giro o pensano che sia bischero. Mi metto sempre a disposizione, ma queste situazioni non le accetto. Cinque anni fa mi ero ripromesso di non esserci. La proprietà è sempre la stessa e non cambio idea. Quel comunicato del presidente mi ha fatto imbestialire”.

ricordo—  

“A 18 anni, arrivò la Fiorentina e fu la scelta migliore della mia vita. Ho trovato Liedholm, che poi mi voleva a tutti i costi alla Roma. Ma io mi sono innamorato di Firenze e della sua gente, che ancora oggi mi dimostra un affetto incredibile per essere sempre rimasto. Ho poche vittorie nel mio palmares, ma Firenze è il mio scudetto”, ha raccontato ad Arcola. 

lettera del figlio—  

Ma torniamo all’invito del club. La contrarietà alla partecipazione era apparsa chiara già dalle parole del figlio di Giancarlo Antognoni, Alessandro: “Caro Joseph, da figlio a figlio, tu credi realmente che il mio babbo rinuncerebbe alla festa del centenario della maglia per la quale ha rinunciato a tutto e rischiato la vita solo ed esclusivamente per amore, per un semplice capriccio? La risposta è no, non esserci per lui è un dolore profondo, ma sarebbe un dolore ancora più grande calpestare i suoi valori e ciò che ha rappresentato per Firenze nel mondo”, ha scritto in una lettera aperta pubblicata su Facebook e rivolta al presidente gigliato Giuseppe B. Commisso. “Ti racconterò un piccolo aneddoto – prosegue Alessandro -, adesso sono in vacanza in un paesino della Campania ai più sicuramente sconosciuto e qui c’è una piccola comunità di tifosi della Fiorentina e il primo nome che collegano a questa squadra è quello di Antognoni. Io ti ho conosciuto 7 anni fa in tribuna autorità e la prima cosa che mi dicesti fu: “Your father is number 1″. Bene, queste parole dalla vostra società, tu non c’eri ma è lo stesso, non sono mai state sostenute dai fatti, mio babbo non è mai stato reso partecipe di nessuna scelta, non sono mai state sfruttate le sue doti di conoscitore profondo di calcio, fino ad essere lentamente accantonato e scaricato come l’ultima ruota del carro, in tutti questi anni non ha mai ricevuto un messaggio da nessuno della vostra società e adesso sai che sapore ha il tuo comunicato? Il sapore di ultima spiaggia per una ferita ormai insanabile”, ha sottolineato il figlio di Antognoni. “Ritirare la maglia numero 10 per un anno sarebbe la giusta considerazione? Non lo fare dammi retta, quel numero rappresenta il sogno di ogni ragazzino che inizia a giocare. Pensi che Giancarlo Antognoni sia una marionetta da tirare fuori a piacimento? Non lo è stato mai e non lo sarà adesso. Un caro saluto da un figlio di Firenze”, la conclusione, amara, di Alessandro, che ha trovato anche l’applauso, sotto forma di commento, della madre Rita: “Caro Ale, bravo, hai usato le parole giuste. Siamo orgogliosi di te!”.