di
Fabio Paravisi

Da Dalmine alle valli aumentano i casi di stazioni di servizio costrette a chiudere per la mancanza di carburante. Confcommercio denuncia consegne parziali e in ritardo, mentre Enilive attribuisce le criticità all’aumento della domanda

Sabato scorso a Dalmine, su tre benzinai Eni due erano chiusi perché rimasti a secco. «Non ho mai visto una cosa del genere e non deve succedere: la benzina è indispensabile come i farmaci», dice Renato Mora, che oltre a essere titolare della terza stazione di servizio (quella rimasta aperta) è anche presidente del Gruppo benzinai Confcommercio Bergamo e consigliere Figisc Confcommercio. E rappresenta un problema che coinvolge la rete di stazioni di rifornimento del cane a sei zampe, che, con il marchio Enilive Station, sono 50 delle 350 di tutta la provincia.

Sono proprio loro ad avere i maggiori problemi per la mancanza di carburante: «Disservizio causato da Eni per mancata consegna dei prodotti», dicevano i cartelli affissi da uno dei benzinai di Dalmine. «L’ennesima!», specificava un altro. «Ordini 30 mila litri e te ne portano 15 mila — continua Mora —. In media una stazione di servizio ha 50 mila litri, con consegne che possono essere due volte la settimana ma anche giornaliere se ci si trova su una via di grande comunicazione. Invece spesso non si riesce ad avere la benzina sufficiente a esaudire la richiesta e si deve chiudere.



















































È successo nei giorni scorsi anche a Curno, Treviolo, Mozzo, Zanica, in via Mai in città e in alcuni paesi delle valli. Ma anche in province come Brescia, Como e Milano. Il problema è più grave se capita a ridosso del weekend, perché si rischia che i camion non arrivino fino a lunedì. Per fortuna i casi di sabato si sono risolti con camion arrivati in piena notte. Ma anche chi non chiude si ritrova ad avere le scorte al di sotto dei livelli minimi.

Il problema è iniziato con lo scoppio della guerra nel Golfo Persico. Ma all’inizio succedeva perché l’Eni praticava prezzi migliori e le scorte venivano esaurite velocemente. Negli ultimi mesi però i gestori locali segnalano rifornimenti parziali o in ritardo, con ripercussioni sulla capacità di garantire il servizio, in particolare a chi utilizza le carte aziendali per il rifornimento delle flotte. Le conseguenze si misurano in mancate vendite, ma anche, denunciano da Federcommercio, «in un danno reputazionale che rischia di spingere la clientela verso impianti concorrenti, in un settore già segnato da margini ridottissimi».

«Conviviamo con un’incertezza quotidiana che rende difficile persino programmare l’attività — continua Renato Mora —. Non stiamo parlando di episodi isolati, ma di una situazione che si è aggravata nelle ultime settimane, specialmente nel nostro territorio, fino a diventare, in molti casi, incompatibile con la normale gestione di un punto vendita. I nostri associati chiedono solo di poter lavorare con regolarità e questo oggi non è garantito, tra ordini in ritardo o consegne parziali, con un taglio ai quantitativi richiesti. Per non parlare di quando ai ritardi si sommano gli aumenti dei costi del carburante: oltre al danno c’è quindi la beffa, in una fase in cui i rincari sono un tema sensibilissimo e la concorrenza si gioca al centesimo».

Dopo una nota nazionale di Figisc Confcommercio, Faib e Fegica, Enilive ha spiegato che «eventuali indisponibilità dei prodotti sono temporanee e dovute al periodo, caratterizzato da una maggiore mobilità dei clienti e da una forte domanda sulla nostra rete». Pur riconoscendo che «le criticità non derivano da una precisa volontà aziendale», il Gruppo benzinai di Confcommercio chiede a Enilive Spa «un canale di comunicazione costante e quotidiano con ogni singola gestione, capace di fornire informazioni certe sui rifornimenti previsti, sulle consegne mancate, evitando che i punti vendita restino sprovvisti più a lungo dello stretto necessario».


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6 agosto 2026