di
Maria Teresa Meli

La segretaria rivendica la scelta su energia e difesa: così il M5S non potrà fare campagna su quello

C’è Giuseppe Conte, che impone la sua linea al «campo stretto» sulle spese militari. C’è Silvia Salis, che «testardamente» vuole occuparsi solo di Genova («Non parlo di politica nazionale»), ma che in tanti (e non è un mistero per nessuno) vorrebbero vedere scendere in campo per le primarie del centrosinistra. C’è un Pd che non ha ben capito da che parte si va, ragion per cui la corrente di Stefano Bonaccini con Alessandro Alfieri si lamenta della mozione unitaria sulla clausola di salvaguardia nazionale dell’altro ieri ma con Piero De Luca controfirma quel testo.

Elly Schlein, in mezzo a questo teatrino degno di una commedia degli equivoci, non sembra scomporsi più di tanto. Sa bene che sui giornali la giornata di mercoledì, tra clausola di salvaguardia e dintorni, è stata raccontata come una vittoria di Conte. Ma è disposta a incassare anche questo, pur di restare concentrata sull’unico traguardo che conta davvero per lei: le primarie. Ai suoi, la leader dem ha riassunto così la giornata più caotica vissuta dal Partito democratico negli ultimi mesi: «Con questa risoluzione Conte non potrà più tentare di metterci nell’angolo con la storia del riarmo, non ha più margini per fare campagna sulle primarie con quella linea».



















































Era il risultato che la leader dem voleva portare a casa. E se il partito fibrilla, pazienza. «So che pensano che io assecondi Conte, ma non è affatto così. Anzi. Dopodiché siamo tutti insieme in coalizione e litigare tra noi adesso sarebbe fare un piacere a Meloni e alle destra», commenta con i suoi la segretaria del Partito democratico.

Dunque Schlein è convinta di aver «arginato» Conte. Resta, certo, il no del Movimento 5 stelle agli aiuti militari a Kiev, ma fino a un certo punto: Italia ed Europa hanno una posizione netta, e chi ambisce a governare non può permettersi di apparire filo-putiniano agli occhi degli alleati europei. Così la segretaria del Partito democratico guarda già oltre le beghe di agosto, con l’occhio fisso alla data che ha cerchiato in rosso da mesi, quella delle primarie, a inizio 2027.

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Sul fronte organizzativo, per ora, si naviga ancora tra le ipotesi. Se il voto si terrà, come pare probabile — «non vedo alternative», ha detto Dario Franceschini —, la macchina si metterà in moto da settembre: programma comune del centrosinistra entro fine ottobre, primarie a gennaio. L’obiettivo dichiarato è evitare il bis del 2022, quando la coalizione divisa consegnò la vittoria a Giorgia Meloni. Restano da sciogliere alcuni nodi tecnici non banali: turno unico o doppio turno (Schlein sembra propendere per il secondo che ha un solo precedente, quello del 2012 vinto da Bersani su Renzi al ballottaggio); voto solo in presenza o anche online, opzione su cui il Movimento 5 stelle spingerebbe per compensare la minore capacità di mobilitazione sul territorio.

Ma, soprattutto, quale sarà la platea degli elettori dei gazebo? Si sta facendo strada l’ipotesi di una pre-registrazione via mail un mese prima delle primarie per creare un albo certificato, da verificare poi con Spid o codice fiscale. «Perché non è che può votare chiunque, anche gli elettori del centrodestra», precisano al Pd. Questioni che da settembre diventeranno, giorno dopo giorno, sempre più urgenti.


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6 agosto 2026 ( modifica il 6 agosto 2026 | 23:37)