di
Francesca Angeleri

Si sono conosciuti in corsia: «Ora giriamo il mondo»

Giulia ha i capelli lunghi e fluenti, ha un sorriso incredibile (alla Julia Roberts), un fisico armonico. Giulia ha due bambini piccoli e un marito innamoratissimo con cui gira il mondo. Giulia è bella come una modella, e infatti la fa anche la modella, e in quegli scatti appare dolce ma anche molto sexy. Giulia vive la vita intensamente, senza paura. Anzi, con molta paura. Giulia è in carrozzina. E nessuna delle cose scritte sopra prescinde da questo: non ci sono bugie né segreti nella storia di Giulia Lamarca

Nel 2011 aveva 19 anni: fidanzatino e motorino. Un incidente stupido, «non andavamo forte, siamo scivolati. Per non cadergli addosso mi sono buttata all’indietro: un movimento che fisicamente non si poteva fare. Sono caduta e non mi sono più rialzata». Mai più. Il nuovo orizzonte di Giulia si chiama Cto (Centro traumatologico ortopedico di Torino). Per dare un’idea del suo carattere, quando ha capito che la cosa si faceva seria, «i medici non ti dicono subito che non camminerai più, ma ti fanno capire presto che la cosa è grave», ha imposto ai genitori di non andare da lei tutti i giorni, «mio fratello anni prima aveva avuto un’aplasia midollare. Era troppo per loro affrontare di nuovo quell’iter doloroso». Fortissima. Ma non è mai stata da sola. Oggi, con Andrea Decarlini, gestiscono una pagina social da quasi un milione di follower che sono ispirati da lei e dalla loro romantica storia d’amore.



















































 Il bacio 
«La prima volta che l’ho visto mi avevano appena operata. Ero nel letto, con solo il camice, stravolta. Pensai: “Ma dimmi te se questo bel ragazzo mi deve vedere in queste condizioni!”». Lui invece, rimase incantato. Mentre la vita di Giulia si spezza, nasce un amore immenso. Il destino non scherza. «Noi due non ci conoscevamo ma i nostri papà sì, avevano lavorato insieme anni prima e quando il suo seppe del mio incidente, gli disse di passare a trovarmi. Studiava fisioterapia al Cto». Sarà lui a seguirla all’unità spinale. «Ci siamo già visti?», lei. Lui: colpo di fulmine, «ma come fa a sorridere in un momento del genere». Scherza Giulia quando racconta di un flirt alla Grey’s Anatomy, in cui c’è qualcosa nell’aria e due ragazzi si piacciono, si parlano, si chiedono a un certo punto: «Ma se ci baciamo cosa succede? Possiamo?». Intanto lui è «da 10 e lode», e si prende cura della sua riabilitazione. Poi escono dall’ospedale (è una storia sempre al plurale questa) e si frequentano. E si baciano. Sì. E scatta una promessa: gireremo il mondo insieme. Andrea è convinto, lei non ancora.

Capirci
 «Ho imparato a vivere in carrozzina con lui. E lui, insieme a me, ha imparato cosa significasse vedermi vivere in carrozzina. È raro che capiti da così giovani, noi ci siamo visti cambiare completamente e questo ci ha uniti moltissimo. Credo che il problema dei sentimenti oggi sia che le persone pensino che l’amore debba nascere e funzionare. La nostra esperienza è diversa: l’amore cresce anche nella fatica di comprendere l’altro. Noi litighiamo moltissimo, perché vogliamo capirci». I viaggi sono arrivati: per prima l’Australia. Poi la Cina (Andrea è per metà cinese). Volo lungo, scalo a Parigi. Lui si inginocchia e le chiede di sposarlo. Romantico? «Per niente: sono andata letteralmente nel panico. Lo desideravo da sempre, credo molto nel matrimonio. Ma in quel momento continuavo a dirgli: “Guarda che sono in carrozzina, non so se lo hai capito!”. L’aveva capito, eccome». Si sono sposati dieci anni fa. Hanno rinnovato le promesse quest’anno. « Avevo il desiderio di rifarlo oggi, che finalmente sto bene con me stessa. Che ho accettato la carrozzina». E l’hanno rifatto, meno invitati ma sentimenti ancora più forti e, soprattutto, i loro bambini. 

Il gioco
«Li volevamo tanto, sono stati stracercati. Ci assorbono completamente la vita e non facciamo niente perché non sia così. Adesso siamo in Giappone, che è il nostro luogo del cuore. E tanti mi scrivono: dov’è la tata? Non l’abbiamo mai avuta». Una favola moderna in cui, forse, c’è un elefante nella stanza: «Per me sì, a volte lo è un elefante la sedia a rotelle. Quando non riesco ad andare in spiaggia da sola, quando non sono autonoma come vorrei, quando non riesco ad aiutarlo, quando piove…». Andrea, in ogni foto, con la carrozzina o con Giulia sulle spalle, ride. «Per lui ogni difficoltà si trasforma in un gioco»

6 agosto 2026