“Con la mano sul petto, io te lo prometto davanti a Dio: saremo io e te da qui, sarà per sempre sì”: è il verso più iconico della canzone con cui Sal Da Vinci ha trionfato all’ultimo Festival di Sanremo. Vittoria, dopo il terzo posto ottenuto nel 2009 con “Non riesco a farti innamorare”, che gli ha aperto le porte all’Eurovision Song Contest 2026 dove si è classificato quinto, facendo infiammare il pubblico di Vienna.
E “Per sempre sì” è diventato il titolo dell’album e del tour in giro per l’Italia che approda ora in Puglia per tre concerti: oggi alle 21 al Levante Arena di Giovinazzo, domani, sempre alle 21, al Forum Eventi di San Pancrazio Salentino e infine sabato 15 agosto al Museo Civico di Lucera. Dopo i recenti successi teatrali e discografici, l’artista napoletano ha scelto così di ritrovare il suo pubblico all’aperto con un sì alla musica, un sì al contatto diretto con la gente, e un sì alle emozioni pure che solo uno spettacolo dal vivo sa regalare. Sarà infatti un racconto musicale che intreccia i brani più amati della sua discografia, a iniziare da “Rossetto e caffè” del 2024, che oggi può vantare, oltre ai due dischi di platino, oltre 450 milioni di streaming collezionati tra YouTube, Spotify e tutte le piattaforme digitali. E ancora “Vurria” e “Il mercante di stelle”, e le nuove canzoni che stanno segnando questo capitolo del suo percorso. Un concerto capace di restituire tutta la forza emotiva e interpretativa che da sempre caratterizza la sua presenza scenica, con un momento centrale dedicato ovviamente all’esecuzione di “Per sempre sì”, canzone che sin dalla prima serata sanremese ha spopolato perché ritmata, coinvolgente e capace di entrare nella memoria emotiva di milioni di persone in pochissimi secondi. Senza dimenticare un altro aspetto non meno importante. Il brano è stato prodotto da Itaca, collettivo formato dai produttori milanesi Federico Mercuri e Giordano Cremona (insieme sono Merk & Kremont), ed Eugenio Maimone. A cui si aggiunge anche un membro del team autoriale, la giovanissima e pluripremiata Federica Abbate, affiancata da Alessandro La Cava – tra i giovani parolieri/autori che ha contribuito al successo di artisti come Sangiovanni, Angelina Mango, Noemi, Rkomi – lo stesso Sal, suo figlio Francesco Da Vinci e il maestro d’orchestra Adriano Pennino. Ebbene, il risultato è stato un suono disco-funk, con groove moderno ed energia radio, ma con un modo di cantare classico: moderno dunque nel suono e tradizionale nell’interpretazione. E questo allarga moltissimo il pubblico. Eppure, non poche critiche, anche feroci, sono state rivolte soprattutto al testo, che parla di matrimonio, di promesse, di inginocchiarsi e giurarsi amore eterno, e che invece è stato “accusato” di patriarcato e di veicolare messaggi pericolosi.
Ma nella musica, come nella letteratura o nell’opera (e la canzone italiana è figlia diretta di Verdi e Puccini), il linguaggio deve essere “più grande della vita” per colpire chi ascolta. È l’estetica del dramma è dovuta proprio all’iperbole, che estremizza i sentimenti e le passioni. E chi conosce Sal Da Vinci sa bene che i suoi concerti non sono mai solo musica. Figlio d’arte e cresciuto sul palcoscenico tra studio, sacrifici e gavetta vera, Sal porta infatti in questo tour tutta la sua maestria narrativa. Tra una canzone e l’altra, il cantante si trasforma in affabulatore, dialogando con la platea, raccontando aneddoti di vita, riflessioni sull’amore, sulla speranza e sul valore dei legami indissolubili.