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Francesco Guccini

Francesco Guccini scrisse per il «Corriere di Bologna» il ricordo nel primo anniversario della scomparsa di Lucio: «Lui era scoppiettante e io pigro. Due visioni del mondo differenti»

L’intervento scritto da Francesco Guccini per il «Corriere di Bologna» nell’anniversario della morte di Lucio Dalla e uscito sul nostro giornale il primo marzo del 2013. Il racconto del loro incontro, le serate nelle osterie e la collaborazione per la canzone «Emilia».

L’articolo per il Corriere di Bologna

Lucio Dalla, un anno dopo. Primo pensiero: la vita è una cosa strana, siamo di passaggio e per fortuna non pensiamo sempre che ogni giorno è buono per «partire», altrimenti sarebbe una vita drammatica. Lucio se n’è andato così, senza che nessuno se l’aspettasse. 



















































Noi non eravamo proprio amici, ma ci siamo frequentati. Avevamo proprio due culture diverse, né superiori né inferiori, solo diverse. Due visioni del mondo differenti. Lui amava la città e poi il mare, le barche, l’azzurro.

La battuta sulla montagna e gli incontri in osteria

Io completamente montanaro, poco avvinto dalla città e per niente dal mare. Appena potevo tornavo quassù. «Ma che vai a fare?», mi chiedeva Lucio. 

«A fare niente», rispondevo io (anche se poi qualcosa facevo). Oltre al fatto di vivere entrambi a Bologna, ci univa un mestiere parallelo e simile. Lui però era un tipo scoppiettante, io invece pigro. I ricordi e i pensieri su Lucio sono frastagliati. Ci sono foto che ci ritraggono insieme in osteria, anche se non ci incontrammo così spesso. 

Un paio di volte alle Dame e più spesso da Vito, frequentato inizialmente dal suo manager Renzo Cremonini che ci veniva a giocare a carte. Poi arrivò anche Lucio che in seguito, era il ’77, partecipò alle prime prove di trasmissione di Radio Marconi & Co. (insieme a me, Bonvi e Red Ronnie), un’emittente mai nata. 

Da Vito arrivò anche la Rai che registrò noi due e Vecchioni mentre cantavamo Porta Romana. Incontri comunque occasionali. 

Quella frase in Emilia

Eppure siamo riusciti anche a fare un brano insieme: Emilia. Fu lui a propormelo. «Facciamo una canzone?», «Volentieri». Andammo in studio da lui. Lucio si mise al piano, io sul testo. Venne fuori una buona canzone, anche se a lui non piacque la mia frase finale, «passeggia un cane e abbaia al vento un uomo», e infatti nella sua versione di Emilia quella frase non c’è. 

Il grande patrimonio che ci ha lasciato non verrà disperso. Io lo ricordo con la sua continua voglia di sperimentare, di darsi da fare, di muoversi: io invece, niente. Grande rispetto per Lucio, la sua arte e la sua grande voce.

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7 agosto 2026 ( modifica il 7 agosto 2026 | 07:19)