di
Donatella Tiraboschi
La 79enne ha indossato un outfit con gonna nera e camicia bianca per dire sì al suo compagno di vita Kris Ruhs. Il sindaco di Aviatico: «Onorato che abbia scelto noi»
Nella sala civica, l’aria condizionata non c’è (a mille metri non si usa), ma il sindaco di Aviatico, Mattia Carrara, aveva pensato a ben altro pur di allietare la festosa occasione, predisponendo un pianoforte a coda e ingaggiando un tenore. «Poi, abbiamo saputo che la cerimonia non prevedeva né fiori, né musica, né riso e ci siamo attenuti ai desiderata della sposa». Che è in ritardo, in ossequio alla tradizione. Una regola non tanto matrimoniale, piuttosto superstradale, propria dell’ex statale della Val Seriana.
Alle 17, minuto più minuto meno di una giornata feriale, benché agostana, dalla città verso le valli si srotola una coda lunghissima. «Ci vorrà ancora una mezzoretta», è la comunicazione che arriva in diretta dal van che, dalla city meneghina, sta portando in quota gli sposi e i testimoni, mentre l’amico della coppia, il manager bergamasco Paolo Nessi Pesenti, suggeritore della scelta della location montana, è già arrivato in avanscoperta. Si accende una sigaretta guardando in alto, verso il rifugio del Poieto, oggi fatiscente con la bidonvia ridotta in pezzi, ma che la famiglia Nessi, insieme tanti altri nomi del gotha bergamasco aveva contribuito a far crescere come un vanto.
Da lassù la vista spazia dall’Adamello agli Appennini, sarebbe stata una fantastica balconata nuziale, «ma metti caso che la sposa avesse sofferto di vertigini — si consola Nessi Pesenti —, in Poieto non ci avrebbe messo piede». Anzi il piedino, perché quando scende dal van Carla Sozzani si palesa in tutto il suo fascino, una figura eterea, diafana, con la pelle di luna e i lunghi capelli biondi raccolti in una coda con un piccolo nastro di velluto bordeaux. Tutte le spose, a qualsiasi età, sono luminose, ma la sua è una luce che viene da dentro. Indossa una gonna lunga nera che la rende ancora più sottile e una camicia bianca dell’amico di una vita, lo stilista Alaia che in questo modo è ancora con lei. Metaforicamente è come se la tenesse stretta a sé negli sbuffi delle lunghe maniche e la abbracciasse con un capo che è l’essenza della semplicità e della classe, una camicia bianca dalla foggia perfetta. Lunghi pendenti a goccia in oro sembra che danzino alle orecchie, una collana, sempre dorata ondeggia al passo, e tra le mani ecco spuntare il bouquet: una piccola margherita di campo realizzata dall’amato Kris. È il fiore che simboleggia la purezza, la semplicità e la fedeltà d’amore e chissà che lo sposo, in un total black molto basico e lui molto timido, lo abbia scelto proprio per questo.
Carla accarezza il suo bouquet bonsai per tutto il tempo, mentre il sindaco in un breve preambolo in cui si dice onorato per aver scelto Aviatico, cita un frammento di Eraclito. «I confini dell’anima non li potrai mai raggiungere, per quanto tu proceda fino in fondo nel percorrere le sue strade: così profonda è la sua ragione», solennizza Carrara. L’anima ha confini, ma solo un sapere superiore può afferrare il senso compiuto della vita. E chissà che in fondo alla strada il senso vero non sia proprio quello dell’amore che traspare chiaro negli sguardi che i due sposi si scambiano, complici e furtivi mentre il primo cittadino (che per l’emozione si sta pure scordando di indossare la fascia tricolore) legge le formule di rito. «Per la legge siete uniti in matrimonio», scatta l’applauso e con quello la sala si inonda di un’allegria contagiosa.
Sono risate di felicità semplice che ricordano il garrire delle rondini a primavera quelle di Sara, la figlia di Carla e sua testimone, e del testimone di Kris, l’amico Amid. È una gioia leggera, tra gli anelli che i due sposi già indossavano e lo scambio delle firme sul documento del Comune. Una scena perfetta per un film di Ozpetek piena di umanità, con le foto di rito scattate con le montagne sullo sfondo e gli auguri urlati da un escursionista in canottiera e pantaloncini. «Grazie, grazie, è tutto così bello», sono le prime parole della neo signora Ruhs, che su invito di Nessi, con tutto il gruppo, guadagna il bar del paese per un aperitivo. In serata la cenetta intima in un locale della città ha chiuso la giornata. È bello pensare che a quasi 80 anni ci si possa sposare per allegria.
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7 agosto 2026 ( modifica il 7 agosto 2026 | 07:11)
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