Firenze, 7 agosto 2026 – Nove animali, tra cani e gatti, soppressi con il farmaco Tanax. Un’iniezione letale che, secondo la tesi degli inquirenti, è avvenuta senza necessità e con metodi crudeli. Sono le pesanti accuse che la procura di Firenze contesta a un noto veterinario di 63 anni, titolare di una clinica nel fiorentino.
La morte sospetta di un cane fa scattare le indagini
Tutto ha inizio alcuni anni fa a Ravenna, dove la morte sospetta di un giovane esemplare di dogo argentino diede vita un’indagine e successivamente un processo che oggi vede imputati il veterinario e la proprietaria dell’animale.
Dall’acquisizione degli atti avvenuta durante le perquisizioni, gli investigatori hanno puntato i riflettori su altre otto eutanasie effettuate su sei cani e due gatti.
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Cento euro per uccidere
L’iter, secondo l’impianto accusatorio, era più o meno sempre lo stesso: i padroni portavano l’animale in clinica e l’uomo gli somministrava il medicinale letale. Dalle fatture rinvenute, il costo della prestazione si aggirava su circa cento euro. Dagli accertamenti, tuttavia, non è emersa documentazione medica o cartelle cliniche in grado di “certificare” che gli animali – non ’pazienti’ dell’uomo – fossero affetti da malattie gravi e incurabili, e portatori di tali sofferenze da procedere alla soppressione senza prima tentare delle cure. Condizioni, quest’ultime, che per legge devono sussistere per poter somministrate l’iniezione finale.

Pesanti le accuse che la procura di Firenze contesta a un noto veterinario di 63 anni, titolare di una clinica nel fiorentino
Il farmaco Tanax (senza sedativo)
Per gli inquirenti, quindi, non ci sarebbe la prova che i cani fossero terminali o incurabili. Quanto alla procedura adottata: il veterinario avrebbe usato il farmaco Tanax, senza prima sottoporre ai cani un sedativo – per rilassare profondamente l’animale e azzerare ogni percezione di ansia o dolore – e l’anestesia generale – che induce uno stato di incoscienza totale, simile a un sonno profondo. Mancanze che, stando a quanto emerge, avrebbe costretto l’animale a rimanere in stato di coscienza per cinque minuti, facendogli percepire il dolore di una morte per soffocamento (che provoca il farmaco).
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Da chiarire il ruolo dei proprietari
I reati che la procura di Firenze ipotizza sono quelli di uccisione e maltrattamento di animali. Le indagini sono nelle fasi finali, anche se rimane ancora da capire il ruolo dei proprietari in questa storia. Erano consapevoli del reale stato di salute dei loro animali o si sono fidati del veterinario? Tosca, Chicca, Asia, Red (alcuni dei nomi degli animali soppressi) e gli altri non erano in cura dal professionista fiorentino: perché la scelta per una pratica delicata e complessa come l’eutanasia è ricaduta su di lui? Domande alle quali gli inquirenti stanno cercando una risposta.
Cosa si rischia
Cosa si rischia per reati del genere? La soppressione illecita di cani sani o non giustificata da gravi malattie o comprovata pericolosità comporta pesanti sanzioni penali e la radiazione dall’albo professionale per il medico veterinario responsabile. Il maltrattamento di animali, comporta la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da 5mila a 30mila euro. Per chiunque cagioni la morte di un animale per crudeltà o senza necessità, invece, la pena base è la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da 5mila a 30mila euro. Se il reato è aggravato da sevizie o sofferenze prolungate, la reclusione va da uno a quattro anni con multa da 10mila a 60mila euro.