Per anni la retinopatia diabetica è stata raccontata soprattutto come una conseguenza dell’eccesso di glucosio nel sangue. È vero: l’iperglicemia cronica danneggia progressivamente i minuscoli vasi della retina, aumenta la permeabilità vascolare e può favorire ischemia e crescita di nuovi capillari fragili. Ma oggi sappiamo che la malattia è molto più complessa. Accanto al danno metabolico sembra agire anche una vera e propria risposta immunitaria locale capace di alimentare la progressione della retinopatia. Un nuovo studio pubblicato il 5 agosto su Science Translational Medicine mette sotto osservazione due protagonisti di questo processo: i neutrofili, cellule immunitarie normalmente impegnate nella difesa dalle infezioni, e la microglia, il sistema di sorveglianza immunitaria residente nella retina e nel sistema nervoso centrale. I ricercatori hanno individuato tra queste cellule un circuito di comunicazione che, quando diventa eccessivamente attivo, può contribuire alla formazione patologica di nuovi vasi sanguigni.

Al centro del meccanismo c’è la galectina-3, una proteina coinvolta nella regolazione dell’infiammazione, nell’attivazione cellulare e nell’angiogenesi. Studi precedenti avevano già mostrato che la galectina-3 prodotta dalla microglia può favorire la crescita vascolare patologica nella retina. Il nuovo lavoro aggiunge però un tassello importante: nei modelli sperimentali, all’avanzare della malattia aumentano anche l’infiltrazione e l’attivazione dei neutrofili. Queste cellule possono liberare le cosiddette NET, Neutrophil Extracellular Traps, reti extracellulari formate da DNA e proteine che normalmente servono a intrappolare microrganismi. In un tessuto cronicamente infiammato, però, possono diventare dannose. Galectina-3 e NET sembrano così sostenere una comunicazione reciproca tra microglia e neutrofili, creando una sorta di circuito di auto-amplificazione dell’infiammazione. Più il circuito si attiva, più il microambiente retinico diventa favorevole alla neovascolarizzazione patologica. Il risultato amplia una linea di ricerca che da tempo considera la microglia non soltanto una spettatrice, ma una componente attiva dell’angiogenesi retinica.

È proprio questo meccanismo ad aprire la parte terapeuticamente più interessante dello studio. Oggi uno dei principali bersagli farmacologici nelle forme avanzate della retinopatia diabetica è il VEGF, vascular endothelial growth factor, una proteina che stimola la crescita e aumenta la permeabilità dei vasi sanguigni. I farmaci anti-VEGF, somministrati attraverso iniezioni intravitreali, hanno profondamente cambiato il trattamento dell’edema maculare diabetico e della retinopatia proliferante. Tuttavia VEGF rappresenta soltanto uno dei segnali presenti nel complesso microambiente della retina malata. Per questo i ricercatori hanno sperimentato nei topi un approccio a doppio bersaglio: un idrogel intraoculare progettato per rilasciare in maniera prolungata anticorpi diretti contro galectina-3 e VEGF. L’obiettivo non era soltanto frenare direttamente la crescita dei nuovi vasi, ma contemporaneamente interrompere il circuito immunitario che contribuisce ad alimentarla. Nel modello animale il trattamento ha ridotto la neovascolarizzazione patologica, suggerendo che agire sul microambiente infiammatorio potrebbe rafforzare le strategie antiangiogeniche.

La prudenza, tuttavia, è essenziale. Non siamo davanti a una nuova terapia pronta per i pazienti con retinopatia diabetica. I risultati riguardano soprattutto modelli sperimentali e serviranno ulteriori studi per stabilire sicurezza, dosaggio, durata dell’effetto e reale vantaggio rispetto alle terapie già disponibili. La ricerca offre però un cambio di prospettiva importante: la retinopatia diabetica avanzata potrebbe non dipendere soltanto dalla quantità di VEGF o dal danno provocato nel tempo dall’iperglicemia, ma anche da reti di comunicazione tra cellule immunitarie che mantengono la retina in uno stato patologico. Spezzare contemporaneamente il segnale angiogenico e il circuito infiammatorio potrebbe diventare, in futuro, una strategia per ottenere un controllo più duraturo della malattia. Resta intanto fondamentale ciò che già sappiamo funzionare: controllo del diabete, della pressione e del colesterolo, screening oftalmologico regolare e trattamento tempestivo quando compaiono complicanze capaci di minacciare la vista.

Science Translational Medicine, 5 agosto 2026. Disrupting galectin-3 and NET-mediated microglia-neutrophil cross-talk suppresses pathological retinal angiogenesis. DOI: 10.1126/scitranslmed.aea5661.

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