di
Emilia Costantini

L’interprete dello sceneggiato del 1972, che allora aveva 7 anni, a Villa d’Este a Tivoli per celebrare i 200 anni dalla nascita di Carlo Collodi

«”Chi di voi ha il coraggio di tirare questo martello contro quel quadro?”, disse Comencini a noi ragazzini scelti per il provino. Una proposta eccezionale. Presi il martello, lo lanciai e ruppi il quadro. Il regista mi dice contrariato: “Lo hai rotto davvero, me lo ripaghi!”. Io, da buon toscanaccio ribatto: me l’hai detto te di romperlo e non ti pago niente!». Una rispostaccia che fece però guadagnare ad Andrea Balestri, che all’epoca aveva 7 anni, il ruolo di Pinocchio per la celebre serie tv

«Eh sì — riprende l’ex protagonista, oggi 63 anni — sono sempre stato un tipo ribelle e Comencini mi scelse proprio per il mio carattere. Il martello contro il quadro diventò poi la famosa scena in cui Pinocchio lo lancia contro il grillo parlante e, per sbaglio, rompe il quadro della Fata turchina, impersonata dalla Lollo». 



















































Per celebrare il bicentenario della nascita di Carlo Collodi, il 9 e l’11 agosto a Villa d’Este a Tivoli (RM) si svolgeranno due incontri dedicati all’Eterno Pinocchio. «Un bell’omaggio a Comencini, se lo merita», commenta Balestri che sarà protagonista del secondo incontro. Erano i primi anni ’70 e, per trovare l’attore giusto, il grande regista aveva fatto una ricerca spasmodica. «Ne voleva uno toscano, magrolino, biondo e sveglio. Aveva sguinzagliato fotografi in tutta la mia regione. Su tremila foto, scelse quelle di tre pisani, uno dei quali ero io, due livornesi, due fiorentini e fummo convocati per i provini. Venni scritturato e mi cambiò la vita». 

Anche alla sua famiglia: «Sono il più piccolo di sei fratelli, ero il cocco di mamma. Lei non era contenta che, per cinque giorni a settimana, dovevo andare a Roma sul set, accompagnato dal mi babbo che, facendo l’imbianchino, era contento di migliorare la nostra economia familiare».

La fiction in sei puntate andò in onda nel 1972. «Sul set venivo coccolato da tutti, a cominciare da Comencini, un secondo padre. Il giorno del mio compleanno mi venne incontro sul set con uno scatolone immenso e mi abbracciò forte: aveva capito che ero triste per non essere in famiglia». Nello scatolone una sorpresa speciale: «Un canotto e, siccome in quei giorni giravamo vicino al Lago di Martignano, me lo feci gonfiare e, mentre preparavano il set, cominciai a navigare». 

Con «papà» Geppetto? «Anche Nino (Manfredi, ndr) un tesoro d’uomo, protettivo. Mi commuovo quando ripenso alla scena in cui usciamo dal mare, dalla bocca della balena, tutti bagnati: faceva freddo e, appena arrivati sulla spiaggia, lui si preoccupò subito di buttarmi addosso il suo accappatoio. Un’altra volta, stavamo aspettando di realizzare una scena in un luogo chiuso, dove normalmente stavano forse delle vacche. Io stavo mangiando un bel panino col formaggio. Nino mi dice: ma come fai a mangiare con questa puzza di cacca? Gli rispondo: io mangio con la bocca, mica col naso!». 

Insomma, tutti affettuosi: «Sì, tranne la Lollobrigida: un po’ snob, voleva che le dessi del Lei. Una volta, eravamo stati convocati alle 8 del mattino per fare foto: io arrivo puntuale, lei con ampio ritardo, io arrabbiato le dico che non volevo più fare foto con lei… Lei si inalbera, mi risponde con una parolaccia, sta per darmi uno schiaffo, il mi babbo le blocca il braccio spingendola, lei cade e inizia a urlare “Oddio!” Il giorno dopo dice al regista: questo bambino è un delinquente. Il regista risponde: io il mio Pinocchio l’ho trovato; per la Fatina, decida lei». 

Dopo il trionfo di Pinocchio, «ho partecipato a vari altri film, poi ho ripreso il mio lavoro: da muratore a imbianchino, a operatore ecologico, senza vergognarmi. Ora in pensione faccio teatro amatoriale, ho pubblicato il libro Pinocchio racconta Pinocchio con la prefazione di Cristina Comencini». Nostalgia di Pinocchio? «No ma porca loca quanto tempo è passato!».

7 agosto 2026