di
Antonella Baccaro

L’ex primario Rigoli al centro di un’inchiesta della trasmissione e poi scagionato

La Rai cerca di stringere i tempi per decidere il futuro di Report. In attesa dell’autorizzazione della Procura per l’audit interno su Sigfrido Ranucci – che dovrà verificarne la correttezza professionale in base al Codice etico aziendale – avanzata dall’azienda più di una settimana fa, prosegue il lavoro della commissione stabile che vigila proprio sul rispetto delle norme interne.

 Secondo fonti Rai la magistratura non avrebbe ancora dato il suo nulla osta all’indagine interna, ma in azienda si è già proceduto all’audizione del conduttore da parte della responsabile dell’internal audit Delia Gandini. E ora è tempo di stilare la relazione che dovrebbe essere presentata alla commissione, composta da cinque alti dirigenti, tra cui la stessa Gandini. Una volta approvata, sarà sottoposta, corredata dai pareri dell’intero organo, all’ad Giampaolo Rossi. E dovrà essere lui a decidere se attivare le sanzioni, la cui eventuale esecuzione sarà affidata alla direzione legale e a quella del personale.



















































Nessuno della redazione di Report sarebbe stato ascoltato dalla commissione, alla quale invece Ranucci ha potuto fornire le sue spiegazioni. Ma è possibile che le convocazioni arrivino nei prossimi giorni. Obiettivo: verificare una serie di denunce pubbliche sulla correttezza di alcuni servizi. Come quella pubblicata ieri dal Corriere Veneto che ha ricostruito con un’intervista la storia di Roberto Rigoli, ex primario di Microbiologia a Treviso, assolto per non aver commesso il fatto dopo essere stato accusato di corruzione, falso e depistaggio per aver introdotto l’uso dei test rapidi, durante la pandemia di Covid-19, adottati dalla Regione Veneto.

Nel 2020 il microbiologo Andrea Crisanti presentò un esposto alla Procura contestando l’acquisto e l’utilizzo di test rapidi prodotti dalla statunitense Abbott. Un’inchiesta dell’Espresso ricostruì i pregressi rapporti tra il primario Rigoli e un dirigente di Abbott, vecchio compagno di liceo, alludendo a una «combutta». Report riprese la vicenda nel 2023, a pochi giorni dall’udienza preliminare che doveva decidere il rinvio a giudizio. Che ci fu. Il primario sottolinea che Report mostrò un documento protocollato proveniente dal fascicolo del pm. «In seguito — racconta Rigoli — ho saputo che sia il giornalista dell’Espresso che l’avvocato di Crisanti avevano fatto richiesta di accesso agli atti alla procura e avevano avuto via libera. Curiosamente, adesso proprio Sigfrido Ranucci di Report lamenta le stesse anomalie nell’inchiesta sul suo attentato e ha presentato un esposto simile al mio per fermare la fuga di notizie dalla procura. Comunque lo rivedrò presto, è stato rinviato a giudizio per diffamazione nei miei confronti».

Verifiche saranno svolte anche sulle puntate dedicate alla Cisl nel 2020 e 2021 con servizi della giornalista Claudia Di Pasquale che potrebbero essere state ispirate da una persona legata a Ranucci che aveva motivo di risentimento verso i vertici del sindacato. Con una nota Di Pasquale ha sottolineato il «lavoro enorme e difficile» rimarcando come la Cisl abbia perso in primo grado la causa civile che aveva avanzato contro Report, cui il giudice avrebbe riconosciuto «rigore e correttezza del lavoro giornalistico».

Nulla ha però detto a proposito della donna individuata come fonte dai giornali, mentre Ranucci aveva spiegato che all’origine c’era Lina Lucci, ex segretaria Cisl Campania.


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7 agosto 2026