di
Lorenzo Nicolao
L’incidente sul Latemar. La ragazzina si chiamava Kristina Jilkova, stava percorrendo un sentiero quando è scivolata
Una ragazza di 13 anni è morta ieri, 6 agosto, verso mezzogiorno, durante un’escursione sul gruppo alpino del Latemar, al confine tra il Trentino e l’Alto Adige. Una fatalità, parte di una percentuale di rischio che in montagna è sempre presente. Kristina Jilkova, la vittima di origini ceche, ha perso l’equilibrio, forse scivolando su un sasso, ed è precipitata per 90 metri, mentre stava percorrendo il sentiero alpino con la famiglia, in questi giorni in visita in Italia.
Una tragedia ancora più grave, a una quota di circa 2.600, per l’incidente avvenuto sotto gli occhi dei genitori e delle due sorelle più piccole. Il tratto ai piedi della Cima di Valbona è caratterizzato da un lato da una dolce discesa erbosa, ma dall’altro da una parete rocciosa che precipita repentinamente. Proprio il salto di roccia che, fermandosi solo all’altezza di un canale, non ha lasciato scampo alla ragazza. Un sentiero, peraltro, di facile-media difficoltà e frequentato, soprattutto in questo periodo, da molte famiglie, dove dopo circa 400 metri di dislivello si raggiunge il rifugio Torre di Pisa e, con un altro breve percorso, si può ammirare il panorama dolomitico. Diversi altri escursionisti, che hanno assistito all’accaduto, si sono così affrettati a chiamare subito il numero unico per le emergenze.
L’incidente e i soccorsi
I soccorsi, con l’elicottero dell’Aiut Alpin Dolomites di base a Pontives, hanno così raggiunto la giovane, intubandola ed eseguendo le manovre di rianimazione. Nonostante l’intervento tempestivo, la ragazza è morta poco dopo, per le lesioni gravissime riportate, ed è stata trasferita alla camera mortuaria di Predazzo. L’elicottero ha poi accompagnato in quota gli operatori della Stazione di Moena del Soccorso alpino, che hanno prestato l’assistenza e il supporto psicologico, ai familiari della vittima.
Il presidente dei soccorritori in Trentino, Walter Cainelli, in un periodo in cui le montagne sono sempre più frequentate, anche da persone non sempre attrezzate adeguatamente, esclude però che in questo caso vi sia stata scarsa preparazione: «La montagna nasconde sempre dei rischi, anche nei tratti apparentemente più semplici. Penso che questa tragedia rientri nell’ambito delle fatalità, che in determinati contesti non sono mai del tutto scongiurate».
«Avevano tutti l’attrezzatura adeguata»
Paolo Borgonovo, soccorritore della stazione di Moena che è invece intervenuto sul posto, nel tentativo di salvare la ragazza, trae le stesse conclusioni, ma aggiungendo alcuni dettagli sulla giovane vittima e i suoi parenti. «Abbiamo visto tutto, dalle condizioni disperate della ragazza alla disperazione della famiglia. Avevano tutti l’attrezzatura adeguata, dalle scarpe agli zaini. Ogni bambina aveva il suo, e non di quelli che si utilizzano di solito per andare a scuola, ma specifici per la montagna. Persino le figlie più piccole. Ho subito capito che si trattava di una famiglia esperta, che era solita camminare in alta quota». E, sul sentiero del Latemar, ha poi aggiunto: «In estate questo punto è attraversato da tantissime persone, di tutti i livelli, anche mediamente esperte. Molte famiglie percorrono la strada per raggiungere il panorama e scattare un selfie tutti insieme. Parliamo quindi di un tratto agevole, anche se in montagna l’incidente può sempre accadere e, molto spesso, con conseguenze drammatiche».
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6 agosto 2026 ( modifica il 7 agosto 2026 | 10:59)
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