di
Giusi Fasano

L’arresto per un falso allarme bomba a scuola, è in un carcere maltese dal 25 maggio. I nove capi d’imputazione

«Flavio l’ho visto oggi in videochiamata. È molto provato e più passano i giorni più è abbattuto. Ora che può vedere la tv ha sentito quello che si dice di lui in Italia e ha sentito l’intervento del ministero degli Interni di Malta che lo crede coinvolto in tutte quelle accuse… Sa che la situazione è difficile e delicata. Si sente come se fosse già stato condannato. Mi ha detto…»

Pausa. Ci sono parole che pretendono un sospiro. Daniela piange, tace qualche secondo e poi riprende. «Mi ha detto “mamma, la mia vita ormai è finita”. Lei ha idea di come può sentirsi una madre davanti a un figlio che pensa una cosa del genere?».



















































La voce di questa madre ci arriva da Malta, dove vive. Daniela (nata e cresciuta a Bari) è la mamma di Flavio, il quindicenne italiano in un carcere maltese dal 25 maggio. Contro di lui nove capi di imputazione che vanno dal procurato allarme all’affiliazione a un gruppo criminale internazionale di matrice terroristica, passando per la detenzione/diffusione di materiale pedopornografico.

Una montagna di accuse, l’una più grave dell’altra.
«Se ha qualche responsabilità non saremo certo noi a negarla. È giusto che le persone paghino se commettono errori. Ma lui non è che un ragazzino. È finito nelle fauci di gruppi criminali che adescano bambini e adolescenti online, sulle piattaforme dei videogiochi. Giocano assieme a loro, usano il loro linguaggio, si guadagnano la loro fiducia e poi li portano su gruppi Telegram che diventano trappole. Inondano i loro cellulari di materiale vietato e alla fine li ricattano: la roba che hai sul telefonino è reato; se non fai quello che vogliamo noi, lo diciamo ai tuoi e alla polizia. Sono violenti, e quello che vogliono è violenza».

A Flavio hanno chiesto come prima prova di lanciare un finto allarme bomba a scuola, giusto?
«In realtà la chiamata dell’allarme è arrivata da un tizio che stava in Inghilterra. Flavio, a evacuazione avvenuta, ha solo pubblicato una foto su Instagram con le parole «bomb threat», cioè allarme bomba, per provare che in effetti l’evacuazione c’era stata. Arrivare a lui non è stato difficile, e quando hanno controllato il suo telefonino hanno trovato tutto quel materiale orribile…»

E così è finito in prigione.
«È stato ormai 75 giorni fa. Noi siamo persone perbene, lavoratori, e Flavio, che è il nostro unico figlio, è sempre stato tranquillo, bravo a scuola. Le lascio immaginare la nostra disperazione a essere catapultati all’improvviso in questa storia».

Che cosa dice lui delle accuse?
«Che non è colpa sua, che è stato minacciato, costretto, manipolato. Ha fatto quel post sull’allarme a scuola convinto che poi lo avrebbero lasciato in pace. In un certo sento mi sono detta: menomale che tutto è scoppiato quando l’azione richiesta a mio figlio era una cosa da niente. Tremo al pensiero che avrebbe potuto arrivare a far male a qualcuno. A Malta lui è il primo caso ma in Italia se ne contano già alcuni. Penso all’accoltellamento della prof nel Bergamasco… anche lì la Rete aveva manipolato la mente di un ragazzino. Io spero con tutto il cuore che la storia di Flavio diventi un punto di partenza per aiutare altri ragazzini come lui e per mettere fine a questo sistema».

Lei e suo marito non avete mai sospettato nulla?
«Avevamo notato negli ultimi mesi che lui si era molto chiuso. Proprio lui che ci abbracciava e baciava quando arrivavamo a casa, chiacchierava con noi, vedeva la televisione assieme a noi… All’improvviso è cambiato. Non era più lui, non dormiva più, era sempre attaccato al telefonino, specie di notte. Era sepolto vivo nella sua stanza e quando entravamo neanche ci guardava».

E che cosa avete fatto?
«Abbiamo provato a ragionare con lui ma ci rispondeva sempre: va tutto bene, non vi preoccupate. Abbiamo anche chiesto: non è che sei finito in qualche casino online? E lui: no, no, è tutto a posto. Adesso so che aveva paura. Allora abbiamo chiesto aiuto a scuola, abbiamo cercato di capire se il problema fosse lì, e proprio il giorno dell’arresto avevamo un appuntamento per portarlo da una psicologa».

Ha letto i commenti sui social e sotto le notizie che riguardano Flavio?
«Lasciamo perdere, va…Son quasi tutti contro di noi. Ho provato a rispondere a qualcuno che scriveva cose assurde ma ho capito che è fiato sprecato. A quella gente dico solo: anche se i vostri giudizi mi indignano non auguro a nessuno di voi di trovarsi, domani, nelle mie condizioni».

7 agosto 2026 ( modifica il 7 agosto 2026 | 12:56)