di
Ruggiero Corcella
L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua a espandersi. Il sopralluogo dei vertici di Oms e Africa Cdc conferma criticità operative, carenza di risorse e difficoltà nel tracciamento dei contatti. Avviate anche le prime sperimentazioni cliniche su vaccino Ervebo (già autorizzato contro Ebola ceppo Zaire), nuove terapie e vaccini
L’epidemia di Ebola da virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo continua ad avanzare più rapidamente della risposta sanitaria. Per questo Africa CDC e Organizzazione mondiale della sanità lanciano un appello urgente ai governi, ai partner internazionali e alle comunità locali affinché venga rafforzata ogni componente della risposta: dall’identificazione precoce dei casi al tracciamento dei contatti, dall’accesso tempestivo alle cure al sostegno degli operatori sanitari, fino al coinvolgimento diretto delle popolazioni colpite. Il messaggio arriva al termine della missione congiunta che il 4 e 5 agosto ha portato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale di Africa CDC Jean Kaseya e il direttore regionale dell’Oms per l’Africa Mohamed Janabi prima in Uganda e poi nella Repubblica Democratica del Congo, con tappe a Kampala, Bunia e Kinshasa. Obiettivo della visita: verificare sul campo l’andamento dell’epidemia, individuare le criticità operative e trasferire ai vertici politici le esigenze delle comunità e degli operatori impegnati nella risposta.
Nel frattempo arriva anche una novità sul fronte vaccini. Il Gruppo consultivo tecnico dell’Organizzazione mondiale della sanità (TAG-CVP), incaricato di valutare le priorità dei candidati vaccinali contro il virus Ebola Bundibugyo (BDBV), ha raccomandato di includere Ervebo, l’unico vaccino anti-Ebola già autorizzato, in uno studio clinico randomizzato nell’ambito dell’epidemia in corso. Sebbene il vaccino sia stato sviluppato contro il ceppo Zaire del virus Ebola e non sia specifico per il Bundibugyo, gli esperti ritengono che la sua valutazione clinica possa contribuire a raccogliere rapidamente evidenze sulla possibile efficacia anche in questo contesto e orientare le strategie di risposta all’epidemia.
La lezione dell’Uganda: contenere il virus è possibile
La missione è iniziata da Kampala, dove la delegazione ha incontrato le autorità sanitarie ugandesi poche settimane dopo la dichiarazione ufficiale della fine dell’epidemia nel Paese. L’Uganda ha registrato 20 casi confermati e due decessi; tutti i contatti identificati hanno completato il periodo di sorveglianza. Secondo Africa CDC e Oms, l’esperienza ugandese dimostra che il contenimento è possibile quando diagnosi precoce, rapido tracciamento dei contatti, coordinamento nazionale, coinvolgimento delle comunità e sorveglianza transfrontaliera funzionano in modo integrato. Ma proprio il protrarsi della trasmissione nella vicina Repubblica Democratica del Congo impone di mantenere alta la guardia nei Paesi confinanti, rafforzando laboratori, sistemi di sorveglianza e coordinamento oltre frontiera.
Bunia, l’epicentro dell’epidemia
Il cuore della missione si è svolto però a Bunia, nella provincia dell’Ituri, oggi epicentro dell’epidemia. Qui la delegazione ha visitato il centro di trattamento Ebola di Rwangole e ha incontrato autorità provinciali, operatori sanitari, rappresentanti delle comunità e organizzazioni impegnate nella risposta. Il sopralluogo ha confermato quanto il successo delle misure di contenimento dipenda dalla fiducia della popolazione. Le persone devono ricevere informazioni chiare da interlocutori riconosciuti e affidabili, riconoscere tempestivamente i sintomi, segnalare rapidamente i casi sospetti e rivolgersi ai servizi sanitari senza timore. Per questo, sottolineano le due organizzazioni, leader religiosi, rappresentanti delle donne, giovani e autorità locali devono essere coinvolti direttamente nelle attività di sorveglianza, nell’assistenza ai pazienti, nei trasferimenti, nelle sepolture sicure e dignitose e nelle decisioni che riguardano le comunità.
I numeri dell’emergenza
L’ispezione sul campo ha evidenziato anche le difficoltà che continuano a rallentare la risposta: diagnosi tardive, accesso limitato alle cure, resistenze ad alcune misure di sanità pubblica, carenza di materiali essenziali, insufficiente sostegno agli operatori sanitari, oltre alle difficoltà legate all’insicurezza, agli spostamenti della popolazione e alla scarsa accessibilità di molte aree. Al 4 agosto la Repubblica Democratica del Congo aveva notificato 3.973 casi confermati, 1.801 decessi e 776 guarigioni distribuiti in 51 zone sanitarie di cinque province. Solo nelle 24 ore precedenti erano stati registrati altri 99 casi confermati e 52 decessi. La situazione più critica resta quella dell’Ituri, che concentra circa il 90% dei casi confermati, mentre il monitoraggio dei contatti raggiunge appena il 75%, ben al di sotto del 95% considerato necessario per interrompere rapidamente le catene di trasmissione. A preoccupare è anche la pressione sugli ospedali: 674 persone risultano ricoverate e nel Nord Kivu i centri di trattamento hanno già superato la capacità disponibile, con un tasso di occupazione dei posti letto pari al 139%.
Venerdì, l’UNHCR ha confermato che almeno cinque dei 69 campi profughi della provincia di Ituri hanno segnalato casi di Ebola , aggravando ulteriormente un’epidemia già di per sé devastante.
«L’epidemia sta superando la nostra risposta»
Alla luce di questi dati, Africa CDC e Oms chiedono di accelerare immediatamente ogni fase della risposta: aumentare l’identificazione precoce dei casi, portare test diagnostici e cure più vicino alle comunità, ampliare rapidamente la disponibilità di posti letto, laboratori, ambulanze e squadre dedicate alle sepolture sicure, garantire protezione e retribuzioni puntuali agli operatori sanitari, rafforzare la prevenzione delle infezioni nelle strutture di cura e assicurare che le risorse finanziarie già stanziate arrivino senza ritardi sul territorio. Al termine della missione, i risultati sono stati presentati al presidente della Repubblica Democratica del Congo e ai membri del Governo durante gli incontri svoltisi a Kinshasa. «In alcune aree dell’est della Repubblica Democratica del Congo, l’epidemia di Ebola sta superando la nostra risposta, rendendo indispensabile aumentare rapidamente ogni aspetto dei nostri sforzi di contenimento», ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus. «Siamo solidali con il Governo, con le comunità colpite e con i coraggiosi operatori sanitari che lavorano in condizioni eccezionalmente difficili. Ma questa solidarietà deve essere sostenuta da un impegno costante, da maggiori risorse e da un più forte sostegno internazionale. Insieme dobbiamo garantire un accesso sicuro agli operatori della risposta, proteggere civili e personale sanitario e mobilitare il sostegno necessario per porre fine all’epidemia e salvare vite umane».
«Contenere e fermare questa epidemia dipende dalle comunità»
Lo stesso concetto è stato ribadito da Jean Kaseya, direttore generale di Africa CDC, che ha indicato nella partecipazione delle comunità l’elemento decisivo per interrompere la trasmissione del virus. «Contenere e, in ultima analisi, fermare questa epidemia dipenderà dalle comunità», ha affermato. «Quando le persone dispongono di informazioni di cui si fidano, possono segnalare precocemente i sintomi e cercare assistenza senza paura, possiamo interrompere ogni catena di trasmissione. La nostra responsabilità è portare la risposta più vicino alle comunità e fornire alle squadre in prima linea il sostegno di cui hanno bisogno».
Un‘epidemia che potrebbe essere iniziata mesi prima
Le difficoltà della risposta attuale potrebbero essere legate anche a un ritardo nell’identificazione del focolaio. Un’indagine condotta da tre ricercatori e anticipata dalla rivista Science suggerisce infatti che il virus avrebbe iniziato a circolare nell’area mineraria di Mongbwalu già a gennaio, almeno quattro mesi prima della dichiarazione ufficiale dell’epidemia del 15 maggio. Attraverso quasi cento interviste a operatori sanitari, sopravvissuti, familiari delle vittime e leader locali, i ricercatori hanno ricostruito centinaia di casi sospetti verificatisi prima dell’allerta ufficiale, ipotizzando che quando il virus è stato riconosciuto dalle autorità sanitarie fosse già in corso una trasmissione estesa nella provincia dell’Ituri. Secondo gli autori, lo studio non mira a individuare un «caso zero», ma a comprendere come l’epidemia abbia potuto diffondersi inosservata e perché il sistema di sorveglianza non sia riuscito a identificarla tempestivamente.
La ricerca accelera: primi trial per terapia e vaccino
Mentre sul terreno si cerca di contenere la trasmissione, procede in parallelo anche la ricerca clinica. All’inizio di luglio è stato avviato nella Repubblica Democratica del Congo il trial internazionale PARTNERS, la prima sperimentazione clinica progettata per individuare un trattamento efficace contro il virus Ebola Bundibugyo, per il quale non esistono ancora terapie approvate. Lo studio valuterà l’anticorpo monoclonale sperimentale MBP134, l’antivirale remdesivir e la loro combinazione, tutti associati alle cure di supporto raccomandate dall’Oms. Concepito come una platform trial, il protocollo consentirà di aggiungere progressivamente nuovi trattamenti promettenti qualora emergano ulteriori evidenze scientifiche. Secondo il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, «Anche senza terapie approvate alcune persone riescono a guarire dalla malattia, ma con trattamenti sicuri ed efficaci potremmo salvare molte più vite», mentre Amanda Rojek, responsabile operativa dello studio dell’Università di Oxford, sottolinea che «la ricerca deve procedere insieme alla risposta sanitaria, non dopo», così da produrre evidenze utilizzabili mentre l’epidemia è ancora in corso.
Anche il vaccino entra nella sperimentazione sull’uomo
Pochi giorni dopo è arrivato un secondo passo importante: l’Università di Oxford ha annunciato l’avvio del primo studio clinico di fase 1 del candidato vaccino ChAdOx1 BDBV, sviluppato con il sostegno della Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI). Lo studio coinvolgerà cinquanta volontari sani e avrà l’obiettivo di valutare sicurezza, tollerabilità e capacità di indurre una risposta immunitaria. Il candidato vaccino utilizza la stessa piattaforma a vettore virale impiegata per il vaccino Oxford-AstraZeneca contro il Covid-19. Se i risultati saranno favorevoli, seguiranno studi clinici di fase avanzata nei Paesi africani colpiti dall’epidemia. Per Teresa Lambe, responsabile scientifica del progetto, l’avvio della sperimentazione appena 57 giorni dopo la dichiarazione dell’emergenza internazionale dimostra come la collaborazione tra istituzioni scientifiche, organismi internazionali e industria possa accelerare lo sviluppo di nuovi strumenti contro epidemie in rapida evoluzione.
Via libera alla sperimentazione di Ervebo, vaccino Ebola Zaire
Intanto il Gruppo Consultivo Tecnico dell’OMS sulla priorità dei vaccini candidati (TAG-CVP) per la risposta all’epidemia di malattia da Bundibugyo (BDBV) ha pubblicato un nuovo rapporto riguardante possibili vaccini candidati per la malattia da Bundibugyo. I membri hanno raccomandato che Ervebo, l’unico vaccino Ebola autorizzato per il vaccino, abbià la priorità per l’inclusione in uno studio clinico randomizzato nel contesto dell’epidemia in corso.
I gruppi consultivi dell’OMS sono stati convocati dopo la dichiarazione, il 16 maggio, di un’Emergenza di Salute Pubblica di Interesse Internazionale per l’epidemia di Ebola causata dal virus Bundibugyo (BVD) nella Repubblica Democratica del Congo. I gruppi si sono riuniti successivamente per esaminare il contesto dei vaccini e dei trattamenti candidati per questo tipo di malattia da Ebola e hanno emesso un primo insieme di raccomandazioni.
All’epoca, il TAG-CVP raccomandò che l’Ervebo, l’unico vaccino Ebola autorizzato (contro la malattia da virus Ebola nota anche come Ebola Zaire), non dovesse essere utilizzato al di fuori di contesti di ricerca accuratamente progettati, per permettere di valutare la sua performance contro la BVD.
Il 31 luglio, i membri del gruppo consultivo si sono riuniti per la terza volta per esaminare i nuovi dati che erano diventati disponibili su Ervebo. I membri del TAG-CVP hanno esaminato dati preliminari da studi sugli animali che mostrano che Ervebo offriva un certo livello di protezione incrociata contro la BVD negli animali, in particolare contro la morte dovuta alla malattia.
Il gruppo ha valutato i livelli di sicurezza, efficacia, disponibilità e implementazione di questo potenziale vaccino e i membri hanno concordato che non vi sono preoccupazioni di sicurezza per questo potenziale vaccino se utilizzato nel contesto di un’epidemia di BDBV in cui i contatti dei casi sono vaccinati.
Gli esperti hanno osservato che l’efficacia di Erbevo contro la malattia e la trasmissione BVD dovrà ancora essere dimostrata, e che un vaccino specifico contro Bundibugyo rimarrà l’opzione preferita, anche se i dati preliminari per i vaccini candidati devono ancora essere disponibili. La produzione e l’accesso ai vaccini, se dovessero ottenere dati sufficienti sull’efficacia, dovrebbero essere facilitati su larga scala e resi disponibili alle popolazioni interessate.
Una corsa contro il tempo
La missione congiunta di Africa CDC e Oms si è conclusa con un rinnovato impegno a sostenere il Governo della Repubblica Democratica del Congo attraverso una risposta coordinata che coinvolga autorità nazionali e provinciali, organizzazioni internazionali, partner umanitari, operatori sanitari e comunità locali. Le due organizzazioni confermano che continueranno a mobilitare competenze tecniche e risorse per interrompere la trasmissione del virus e rafforzare la preparazione dei Paesi della regione. Allo stesso tempo ribadiscono che non vi sono motivi per imporre restrizioni generalizzate ai viaggi o agli scambi commerciali, invitando invece gli Stati confinanti a investire nella sorveglianza epidemiologica, nella capacità diagnostica dei laboratori e nel coordinamento transfrontaliero.
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7 agosto 2026 ( modifica il 7 agosto 2026 | 16:38)
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