di
Ludovica Brognoli

Il cantante bolognese omaggia il Maestro sui social: «Grazie Francesco Guccini, ma ancor di più grazie a tutti i ragazzi e ragazze che lo hanno ascoltato studiando i suoi versi poetici»

«C’era un gran silenzio fuori ieri e dentro tutto il trambusto possibile. Così non ho chiuso occhio stanotte. Non avendo conosciuto l’ebbro vociare delle osterie fuori porta ho pensato che questo turbamento somigliasse a quel casino notturno di discussioni e risate e accordi di barre per chitarre stonate». 

Sotto le Due Torri, non accenna a fermarsi il «pellegrinaggio» dei fan di Francesco Guccini tra i luoghi del cuore del Maestro, l’uscio del civico 43 di via Paolo Fabbri dove visse, e i tavoli della trattoria da Vito che tanto frequentò con le altre stelle del cantautorato italiano. 



















































«Grazie Francesco Guccini, ma ancor di più grazie a tutti i ragazzi e ragazze che lo hanno ascoltato studiando i suoi versi poetici. Vorrei che le sue canzoni venissero studiate nelle scuole insieme ai grandi poeti italiani» è l’auspicio del cantante bolognese.

Cesare Cremonini e il pensiero per Teresa Guccini

Lo sa bene Cesare Cremonini, che decide di ricordare il Maestro usando delle parole che attingono proprio a quell’universo dell’ebbrezza notturna, del gioco e dei canti tra vino e risate. Quel mondo che il cantautore di Modena, morto il 6 agosto a 86 anni, in vita amò tanto, fino a farlo diventare parte integrante del suo repertorio artistico. E il lutto per la scomparsa di Guccini, quello con cui Bologna e l’intero panorama musicale italiano devono fare i conti, per Cremonini pesa sulla città. 

Perché il cantante di «Buon Viaggio» e «Nessuno vuole essere Robin», pur rappresentando un mondo musicale completamente diverso da quello del suo «collega», con lui ha condiviso il legame e l’amore con la stessa terra. «Francesco Guccini – scrive Cremonini in un post pubblicato sui suoi social – era il padre di Teresa a cui voglio bene ed era un po’ il padre di tanti o di tutti, per via della parola. 

I padri sono cuori di pietra perché le posseggono, le parole. Lucio Dalla, orfano di padre, ne ebbe bisogno con Roversi, che gliele insegnò. Nei periodi bui, e questo lo è, sono loro che lassù tra le montagne conservano le biblioteche. Quando tornerà il sole sapremo sempre dove trovare i libri che contano». 

L’impronta di Guccini sulle nuove generazioni

Un ponte emotivo e artistico tra due generazioni che hanno raccontato le notti bolognesi, i portici e i suoi luoghi simbolo con codici differenti, ma con la medesima urgenza espressiva. 

Il ricordo si fa poi ancora più intimo e familiare, sovrapponendo la figura del cantautore appena scomparso con la memoria di suo padre e le radici della pianura padana: «Un giorno, Teresa, quella biblioteca, vorrei visitarla, se vorrai anche tu. Anche mio padre era un cuore di pietra pur vivendo nelle case di pianure, le cui pietre sono coperte dagli intonaci rossi dei casolari. Ne aveva una bellissima ed è ancora intatta. Ogni tanto vado a guardarla e porto a casa alcuni libri». 

A chiudere l’omaggio è una riflessione sul peso del dolore e sull’impronta indelebile lasciata da Guccini sulle nuove generazioni: «Si fa fatica oggi – scrive – anche a riascoltare le canzoni. Grazie Francesco Guccini, ma ancor di più grazie a tutti i ragazzi e ragazze che lo hanno ascoltato studiando i suoi versi poetici». 

Un sincero ringraziamento, che sigilla il passaggio di testimone tra il gigante della canzone d’autore e chi, nella stessa città, continua a trasformare le parole in musica.


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7 agosto 2026