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Barbara Visentin, inviata a Olbia

Al via dalla Sardegna il Jova Summer Party. Fra una tappa e l’altra Lorenzo Cherubini si sposterà in bicicletta. «Basta con l’ossessione degli stadi, sono i posti in cui si suona peggio»

L’Arca di Loré prende il largo da Olbia, davanti a 25mila persone, sancendo il varo del Jova Summer Party. Non c’è il mare a cullarla, ma un grande rettangolo di arsura stretto fra la zona industriale e la statale; non c’è il diluvio universale in agguato, ma l’afa di un’estate che attanaglia e che pone degli interrogativi urgenti anche sul futuro dei live. Jovanotti però non si scoraggia: «Il caldo è tosto, ma questo tour è una festa. Abbiamo bisogno di staccare per un giorno dallo scrolling delle tragedie continue e quel che la musica può fare è dare allegria».

La parola chiave, ripete nel backstage, è «divertimento», per una festa che prende il via di pomeriggio, fra band straniere ed emergenti, suddivisa su due palchi: «Facciamo sentire un po’ di musica diversa. A volte ho la sensazione che siamo diventati ombelicali, che la musica italiana sia chiusa, mentre nel mondo di musica ce n’è tantissima». 



















































Memore delle polemiche passate, Jova scherza sulle possibili controversie di un tour che lo vedrà spostarsi per il centro e il sud Italia in bicicletta, con nove tappe che termineranno al Circo Massimo di Roma il 12 e il 13 settembre: «Vedremo stavolta chi si lamenterà o sarà indignato. Il fratino (l’uccello che nidificava su alcune spiagge toccate dai suoi Beach Party, per cui si scatenarono le proteste ambientaliste, ndr) era un pretesto, ma non escludo che ci sia anche qui. Però, seriamente, è sempre andato tutto bene, sono felice».

Le incursioni di Jovanotti in pubblico cominciano già dalle 17, quando va a salutare «i temerari che hanno affrontato questo caldo bestiale», prende la chitarra e canta «Ricordati di vivere», incipit di un set acustico dal palco secondario. Alle 19 esce di nuovo: «Siamo tutti a bordo dell’arca, che poi è una barchetta di carta», dice alle prime migliaia di fan. Dietro al palco principale, i 538 metri quadri di maxischermi hanno infatti la forma di una barca di carta, «riferimento all’avventura e alla fantasia», spiega dietro le quinte. Non è un omaggio alla Global Sumud Flotilla? «Lo è in maniera involontaria, ma non mi dispiace. È il simbolo del bambino interiore e non darei un connotato politico. Ma non mi tiro indietro».

Il concerto vero e proprio inizia alle 21, quando l’afa finalmente dà tregua, e quando Jova, in variopinti abiti animalier, ha già saltato, ballato e cantato su e giù dai palchi per diverse ore. Il via lo dà un mini-film di cinque minuti, in cui L’Arca di Loré prende forma, anche con l’aiuto dell’AI. Poi la scaletta parte con «Shiva Jam» e «Attaccami la spina», tiene alta l’energia ripescando «Gimme Five» e «Positivo», ma ci sono anche medley con «Alghero / Sapore di sale / L’italiano». 

Oltre agli ospiti della giornata (fra i vari, Gabry Ponte e Dov’è Liana), la sorpresa di Olbia è Alfa che raggiunge Jova sul palco per «Buon vento», loro duetto uscito a maggio. A intermezzare la maratona di musica arriva anche un video con Francesca Fagnani, in cui Lorenzo assume le sembianze di varie «Belve». Se Guccini è stato omaggiato giovedì durante le prove, il pensiero, prima di salire sul palco, va invece ad Andrea Parodi dei Tazenda, scomparso ormai 20 anni fa. E con «Sapore di sale» arriva invece un ricordo di Gino Paoli, visto per la prima volta quando era ragazzo, proprio in Sardegna: «Ho sentito “Il cielo in una stanza” e ho pensato “se fossi capace la scriverei io una canzone così”».

Per raggiungere le prossime città, Jova percorrerà anche 140 km in un giorno in bicicletta: «Sono alla mia portata e poi io mi rilasso in bici. Ma non me l’ha ordinato il dottore, anzi me l’ha sconsigliato. Se non ce la faccio, mi fermo». Con le conseguenze del brutto incidente del 2023 ha fatto i conti: «Ho imparato a convivere con la situazione di danno neurologico permanente, mi dà l’idea di cosa posso fare e non fare». Il 27 settembre compirà 60 anni, «e me li sento tutti — ride —. Non sono mai stato l’eterno ragazzo. Ma sto bene e poi Mick Jagger di anni ne ha 83, ormai la musica è roba da anziani». Dove Jova sente davvero l’età, confessa, «è la musica nuova, il mondo dei valori legati alla ricchezza con cui faccio fatica a entrare in sintonia». Il riferimento è al rap di oggi: «Riempie gli stadi, è interessante, ma non è roba mia. E il boom dei concerti negli stadi, come fossero l’unico traguardo, ci ha disorientato, lo stadio è l’ambiente peggiore per un concerto».

Per lui stadi o palazzetti potrebbero essere l’orizzonte del 2028, dice il suo manager Maurizio Salvadori, dopo un 2027 di pausa dai live. Anche perché la crisi climatica impone riflessioni: «Adesso stiamo tenendo botta, ma in futuro sconsiglierò a Lorenzo un altro tour simile a questo». La festa, però, va avanti, con oltre 300mila biglietti finora venduti per il tour: tutti in salvo, sull’Arca di Loré.

7 agosto 2026