
Igby Rigney e Kaia Gerber in The Shards, la nuova serie tv firmata da Ryan Murphy e Bret Easton Ellis.
MERCEDES 450 SL DECAPOTTABILE NERA. Camicia Ralph Lauren, jeans di Calvin Klein e mocassini Gucci. Così, per andare in uno dei bellissimi cine Art Deco del Westwood Village, quartiere dei divertimenti per gli studenti della UCLA e varia altra gioventù dorata di L.A., a vedere la prima di Shining, il “seminale” adattamento di Stanley Kubrick dal romanzo di Stephen King.
The Shards: Los Angeles, 1981
L’anno di conseguenza è il 1981. E la perfezione estetica del periodo – sapientemente contrastata con l’elemento horror e il colore del sangue – è introdotta con grande attenzione fin dall’apertura del primo episodio di The Shards. È la nuova serie adattata dall’ultimo romanzo di Bret Easton Ellis dallo stesso romanziere insieme a Ryan Murphy. Manca ancora un elemento per elevare l’estetica (e, vedremo, il quoziente sanguinolento della storia). È l’ingresso di scena di un misterioso, carismatico, bellissimo nuovo studente di nome Robert Mallory. Lo interpreta Homer Gere, magnetico figlio di Richard Gere. Che nel 1980, a L.A., era American Gigolò... Pubertà, sessualità e bullismo online. I ragazzini, ci dice la voce narrante (alter ego di Easton Ellis) sono faccende complicate per “giovani d’oggi”. Ma ai suoi tempi, era ancora più complicato perché oltretutto c’era in giro un serial killer. Il quale (mini-spoiler) ancora prima che appaia il titolo è già entrato in azione…
The Shards su Disney+: quanti episodi sono e quando escono
La serie tv in 8 episodi è disponibile su Disney+. Si parte giovedì 6 agosto coi primi due e si continua uno a settimana, sempre di giovedì a partire dalle 9 del mattino.

Graham Campbell è Thom Wright, Kaia Gerber è Susan Reynolds, Homer Gere è Robert Mallory.
The Shards: dal romanzo Schegge di Bret Easton Ellis alla serie tv di Ryan Murphy
La miniserie è prodotta e scritta da Ryan Murphy e da Bret Easton Ellis romanziere bello e dannato di American Psycho, Meno di zero, Le regole dell’attrazione. Fino a Le schegge (2023) da cui la serie è tratta: in italiano è stato tradotto da Giuseppe Culicchia e pubblicato da Einaudi, che ha il monopolio sull’autore.
Intanto diciamo subito che questa The Shards è saporitissima: sa di sangue, droga, sesso (almeno evocato sotto forma di desiderabilità). È condita da scenari californiani autentici, volti di giovani e bellissimi talenti.
La colonna sonora di The Shards
Per non dire delle musiche d’epoca, tutte già presenti nel romanzo che si può anche adottare come playlist per chi ama la migliore pop music degli anni 80. La prima qui è Vienna degli Ultravox che accompagna, incongruamente ma con grande efficacia, una guidata lungo la Pacific Coast Highway che dalle zone abbienti di L.A. porta verso la spiaggia di Malibu. Bel Air, Beverly Hills e altri luoghi danarosi sono il punto focale, insieme alla prestigiosa Buckley, la prep school (college privato, preuniversitario) in cui si muovono i giovani, agiati e bellissimi protagonisti della storia.

Igby Rigney è Bret, Homer Gere è Robert Mallory.
The Shards: trama, personaggi e cast della serie tv su Disney+
In un simile contesto di party di qua e scuderie di purosangue di là, girano molta cocaina. E quaaludes (potenti ansiolitici di riferimento negli Usa) la fanno da padrone. La vodka scorre a fiumi. Non ci si fa mancare nulla. Il nucleo dei protagonisti vede affiancati la coppia di belloni Susan Reynolds (Kaia Gerber, la figlia di Cindy Crawford, precisa a mammà) e Thom (Graham Campbell). L’altra coppia è più platonica. Lui è l’io narrante Bret (la rivelazione Igby Rigney), ancora in sospeso tra tendenze omo (predominanti) ed etero. Con lui, volto rassicurante della sessualità, c’è Debbie (Hayes Warner), bionda e viziata figlia di un ricco producer (Wes Bentley) con tendenza al “grooming” di giovani belli e talentuosi. Lei lo ha puntato come oggetto del desiderio sessuale. Lui la accontenta, ma la voce narrante, con fare paraculo, ci ricorda che nel 1981 «essere gender fluid non era ammesso: bisognava compartimentalizzare». C’è anche Matt (Owen Painter), il bel surfer/stoner nella vita di Bret.

Hayes Warner è Debbie Schaffer, Igby Rigney è Bret.
Come inizia The Shards: la prima macabra scoperta
In questo quadro di jeuness dorèe losangelina piomba, a circa 30’ del primo episodio, la prima macabra scoperta: una ragazza, orrendamente seviziata, esposta cadavere in mezzo a un campo da tennis. È l’inizio del senior year del protagonista: l’ultimo anno di Università. Quello che si rivelerà corrispondere non solo alla classica perdita dell’innocenza, ma anche un autentico calvario di orrori e che a forma il corpus di The Shards. Con il senior nuovo aggiunto, Robert Mallory (Homer Gere), ipnotico per il protagonista e probabilmente anche per buona parte della viewership, che da subito cattura l’attenzione di Bret. Affascinandolo, ma anche suggerendogli l’idea di un corpo estraneo con intenzioni distruttive. Sarà lui il serial killer? La cosa lo spinge a interessarsi sempre di più su di lui: il suo modo di mentire, di carpire informazioni, di guardarsi le spalle. Come in un memorabile inseguimento automobilistico tra i due per le assolate strade della California.
La recensione di The Shards, serie che si nutre di bellezza
Al termine del quale, significativamente, Mallory gli espone la sua teoria: «Quando parli con me, sembra che tu stia parlando solo con te stesso». Ed è proprio il gioco di specchi i cui frantumi (shards) formano la sostanza narrativa del romanzo. E di questa miniserie che si nutre di bellezza. Quella dei corpi dei protagonisti (con le hot tub party, festicciole improvvisate nelle jacuzzi de casa, per dimostrarlo) e del feticismo pop-musicale con cui si espongono vinili dell’epoca (Tattoo You dei Rolling Stones in vetrina da Tower Records).

Kaia Gerber è figlia di Cindy Crawford, la super model moglie di Richard Gere dal 1991 al 1995. Homer Gere è figlio di Richard… Anche con questo “gioca” The Shards.
E si droppano tormentoni indimenticabili tipo Don’t you want me degli Human League. Sul fronte inserti splatter (alla Ryan Murphy), a complicare le cose, ci sono i Riders of the Afterlife (cavalieri dell’aldilà), banda di hippie inselvatichiti e truculenti adepti di un culto satanico. Col personaggio di Really Rhonda si entra in una tematica diversa: la salute mentale, le roller skate disco. Ai più letterati non sfuggirà che il protagonista Bret omaggia la sua autrice di riferimento titillandosi il paperback di The White Album, la raccolta di saggi della divina Joan Didion in cui si evocano l’album-culto dei Beatles e gli omicidi di Charlie Manson (tra le sue vittime, Sharon Tate). «Fare l’imitazione degli adulti che volevamo essere, finché non cessava di essere un’imitazione». Così Bret descriverà la attitude dell’adolescente. E Homer Gere che balla Funkytown nel quarto episodio ne è una dimostrazione pratica anche disturbante…
The Shards: qual è l’episodio migliore
A spiccare è l’episodio 5 Murder on the Dance Floor. È tutto costruito intorno a uno show di balli da discoteca tipo Soul train. Qui il livello di spettacolarità prettamente televisiva – le belle energie, i corpi, le luci, la musica – decolla, lasciando un po’ nella polvere l’aspetto thriller della vicenda, che si fa via via più surreale e pretestuoso.

Perché vedere The Shards, Sapore di mare californiano con inserti di Dario Argento
Anche se, va detto, il motivo d’interesse forse principale di The Shards è proprio la sua tonalità cangiante: fotoromanzo patinato a prima vista, in realtà operazione “paracula” come poche altre. Un Sapore di mare californiano, con inserti di Profondo rosso. L’autore Bret Easton Ellis palesemente complice nell’introduzione alla storia e nella stessa struttura. Mai del tutto thriller, a tratti però à la Dario Argento, sempre un po’ fotoromanzo. Capace di volta in volta di sembrare satira sociale e softporn adolescenziale all’americana. Fotoromanzo vintage fashion di una California sognata (nel senso di rimpianta) dall’autore. Che insiste a rammentarci di averne vissuto il lato più desiderabile fino a quel fatale senior year… E alla fine truculenta, angosciante, persino un po’ disgustosa come l’America sa essere.
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