Un concerto all’alba tra leggende e presenze immaginarie. Domattina dalle 6 la spiaggia libera di piazza Andrea Costa, a Cesenatico, si animerà con la speciale esibizione del cantautore Dimartino. L’artista presenterà dal vivo il nuovo disco L’improbabile piena dell’Oreto, che segna il ritorno alla carriera solista, a sette anni dal precedente album Afrodite e dopo la fortunata collaborazione con Colapesce. Al centro di questo nuovo lavoro c’è il fiume, inteso come immagine simbolica e narrativa: luogo di mistero, trasformazione e accumulo, capace di custodire tanto l’oro quanto i rifiuti. Il concerto, promosso da Retropop live, in collaborazione con il Comune di Cesenatico e lo staff del teatro Comunale, è a ingresso gratuito.
Antonio Dimartino, ha pensato qualcosa di particolare per l’alba di Cesenatico? “Sarà un concerto diverso dal solito. Chi ti viene a sentire all’alba è motivato, si sveglia presto ed è predisposto a un concerto atipico. Sarà uno show intimo, un crescendo sonoro con due chitarre. Verrà a suonare con me anche Fabrizio Cammarata, con cui avevo scritto i brani del disco Un mondo raro”.
Spazio, dunque, anche per i brani del suo nuovo album. “Al centro di tutto c’era l’idea del fiume come essere umano. A Palermo esiste il fiume Oreto, che nasce pulito, ma arriva a una foce davvero sporca. Anche l’essere umano nasce puro e si sporca col passare degli anni. È un disco che parla di bilanci”.
Che temi l’hanno colpita maggiormente? “Sicuramente l’idea dello scorrere del tempo. C’è un omaggio a García Lorca nel pezzo Agua donde vas, in cui il poeta chiede al fiume dove stia andando. Più che al passato o al futuro, dovremmo guardare al presente”.
Che impronta musicale ha dato al disco? “Non mi dispiace definirlo un disco folk. Alla base di tutto c’è una chitarra acustica attorno a cui si costruiscono gli arrangiamenti. Si sentono le influenze di Neil Young e della Penguin cafe orchestra”.
C’è un brano che dal vivo la emoziona? “Forse Gusci vuoti, brano molto emotivo che colpisce il pubblico. È un brano con poche mediazioni, chitarra e voce, che arriva dritto a chi lo ascolta”.
Com’è stato tornare solista? “In generale io e Colapesce sapevamo fin dall’inizio di avere due progetti ben distinti. Eravamo quasi una band con due solisti. È stato naturale tornare da soli, come può essere naturale un ritorno in coppia. Abbiamo un’idea elastica della musica”.
Ha raccontato che la fortuna di questo album è di non essere pensato per TikTok. “Tanti giovani artisti guardano a quel social per svoltare la vita, ma questo appiattisce l’offerta musicale. Per me è un privilegio non dovermi confrontare con quest’idea per fare musica. Anche molti emergenti, per fortuna, stanno cambiando rotta”.
Che progetti ha per l’inverno? “Il 19 dicembre al teatro Golden di Palermo realizzerò un grande concerto con diversi artisti. Mi piacerebbe renderlo un album dal vivo. Colgo l’occasione per ricordare Francesco Guccini e il suo Fra la via Emilia e il West, album live in cui le canzoni trovavano nuova linfa rispetto alle versioni in studio. Vorrei fare un disco così”.