di
Virginia Nesi

Lo psichiatra e saggista: «Le alte temperature ci fanno sentire senza una base sicura. Ma l’angoscia va trasformata in coscienza ecologica»

I danni del cambiamento climatico modificano il nostro stato emotivo. Dice lo psichiatra Vittorio Lingiardi: «Si acuiscono paura, ansia e impotenza. Il linguaggio specialistico si sta arricchendo di termini come ecoansia, lutto ecologico, solastalgia che è il dolore emotivo causato dal degrado del proprio ambiente di vita».

Quali sono gli effetti?
«È uno dei temi del libro che ho curato con Isabella Saggio One Health (Il Saggiatore, 2025) basato sulla stretta connessione tra salute umana, animale e il benessere dell’ambiente. Gli effetti del cambiamento climatico sono diretti come traumi da eventi estremi o stress termico; e indiretti: depressione, insonnia, disagi psicosociali. Molte ricerche
dimostrano ormai la correlazione tra aumento della temperatura e psicopatologia, compreso l’incremento della mortalità per cause legate alla salute mentale».



















































L’impotenza a quale dolore può essere associato?
«Al lutto, alla perdita del conforto del luogo e del sentimento di appartenenza. Le temperature che si alzano ci fanno sentire senza una base sicura. Più aumenta l’inospitalità, più cresce la sfiducia. La psiche ha bisogno di fidarsi dell’ambiente, altrimenti va in allarme».

Le ripercussioni sono diverse nella popolazione?
«Ogni storia è a sé, ma volendo generalizzare direi che le cosiddette “sindromi psicoterratiche” non colpiscono tutti allo stesso modo. Si intrecciano con vulnerabilità biologiche e psicologiche e con le disuguaglianze sociali. Il prezzo più alto ovviamente lo pagano bambini, anziani, migranti, fasce economicamente fragili e persone con disturbi mentali o della personalità».

Come cambia l’impatto?
«Un recente articolo del Journal of Health and Environmental Research indica che il 41% dei giovani intervistati associa il tema del cambiamento climatico a sentimenti di ansia per il futuro, anche riproduttivo, il 19% a una sensazione di rabbia e frustrazione, il 16% a impotenza e rassegnazione. Negli adulti pesano la precarietà socioeconomica e, in misura ridotta, un sentimento di colpa per la situazione ecologica. Nelle persone anziane il caldo agisce soprattutto sul corpo: isolamento, fragilità emotivo-cognitiva,
complicazioni farmacologiche».

Con il caldo torrido, cosa succede alla mente?
«Sopra i 35 gradi il corpo inizia a funzionare in modo diverso anche dal punto di vista neurochimico: peggiorano insonnia, irritabilità, agitazione; nei pazienti bipolari i rapidi rialzi termici si associano a maggior rischio suicidario. Chi soffre di disturbi mentali fa più fatica a proteggersi e a percepire il rischio. Ma ricordiamoci che anche il pianeta è un nostro paziente: “la nostra oppressa e devastata terra”, diceva Bergoglio».

Le cure si intensificano?
«D’estate le cure vanno soprattutto adattate: monitoraggio, idratazione, attenzione ai dosaggi dei farmaci, educare pazienti e familiari ai rischi del caldo. La continuità terapeutica è cruciale proprio quando i servizi rallentano per le ferie. La psichiatria deve attrezzarsi: OMS e World Psychiatric Association chiedono servizi di salute mentale “climate-ready”».

Le alte temperature rischiano di modificare gli effetti degli psicofarmaci?
«In alcuni casi sì. Alcuni possono modificare la termoregolazione. Con la
disidratazione, poi, il litio può raggiungere livelli di tossicità».

Quali dati restano inosservati?
«Nei giorni di allarme climatico aumentano gli accessi al pronto soccorso per ogni condizione psichica — disturbi dell’umore, d’ansia, psicotici, da uso di sostanze. E i suicidi, soprattutto all’inizio del picco estivo. Lascio a voi immaginare la situazione delle persone incarcerate, con spazi al limite della vivibilità».

Come si trova l’equilibrio?
«Non restando soli con l’angoscia: trasformandola in discorso e azioni condivisi, in coscienza ecologica. Fatico a capire quella parte dell’elettorato che si affida a politici negazionisti climatici che considerano la scienza una nemica. Avevo 12 anni quando ascoltavo le parole di Francesco
Guccini di Il vecchio e il bambino: “E tutto d’intorno non c’era nessuno: solo il tetro contorno di torri di fumo”. Non riuscivo a capirle. Sono passati cinquant’anni, la devastazione è aumentata. Spero nella consapevolezza di chi sceglierà i futuri governi del mondo».

8 agosto 2026