di
Loris Ighina

Cresciuta tra Pino Torinese e Chieri, Chiara Brunetti ha trasformato un’esperienza nata per gioco in una carriera sportiva ai massimi livelli: oggi fa parte del team Amnesya e punta ai Mondiali di paracadutismo in Arizona

«Dopo il primo lancio in tandem – sottolinea Chiara Brunetti – ho avuto il sorriso stampato in volto per una settimana. L’ho fatto proprio a Cumiana, dove sono in corso i campionati italiani, e da quel momento il paracadutismo mi è entrato dentro. È stato per caso, in occasione di un addio al nubilato. Nel giro di poco tempo ho coinvolto altre persone e ho effettuato altri due salti sempre in tandem, poi mi è stato prospettato il corso e l’ho fatto. In circa sei mesi ho preso la licenza, dopo oltre 50 salti». 

Il passato da pallavolista

Chiara ha vissuto ed è cresciuta a Pino Torinese, frequentando le scuole a Chieri e poi si è laureata in Ingegneria Gestionale. Ora si è trasferita nel varesotto ma il rapporto con la terra piemontese, se pur lei è di origine marchigiana, è rimasto forte. Quello con il paracadutismo, ormai datato 16 anni, ne ha 46 ma non li dimostra, ancora di più: «Ho un passato da pallavolista – ricorda – e mi sono sempre tenuta in forma. Del paracadutismo amo la sensazione di avere il controllo quando si è a 3000 metri di altezza e si è chiaramente fuori dalla propria “comfort zone”. Dall’alto si ridimensiona tutto e questo diventa un importante insegnamento per il quotidiano quando ti si presentano dei problemi che ti rendi conto di poter superare».



















































La squadra

 Chiara fa parte dell’Amnesya, una delle formazioni più forti su scala nazionale e internazionale nella specialità FS4 (Formation Sky Diving ndr). Gli atleti si catapultano piatti e il video (quinto elemento) ne riprende l’azione: «Non è stato facile trovare una squadra – sottolinea Chiara – e per farlo sono stata costretta a girare un po’. Amnesya esiste dal 2015 e sono entrata a farne parte nel 2016. Il nome richiama la componente mentale che fa parte di questo sport. Fondamentale l’alchimia tra i suoi componenti». 

«Sport ancora maschile»

Il paracadutismo è ancora molto maschile: «I numeri delle donne che praticano sono un po’ aumentati ma ancora ben lontani da quelli degli uomini, anche se esistono le squadre solo femminili». Consiglierebbe la specialità, senza ombra di dubbio: «Per le emozioni che genera e perché è un vero e proprio insegnamento di vita». Gli obiettivi sono nitidi nella sua mente di atleta: «Continuare a incrementare i successi a livello italiano e internazionale. In bacheca ho sette titoli italiani outdoor e cinque indoor. La prossima sfida sarà in ottobre con i Mondiali in Arizona, con i miei compagni di squadra. Ogni anno c’è una competizione di questo livello, i Mondiali o la Coppa del Mondo». 

Il sogno di Chiara

Non manca il sogno di Chiara: «Vedere questa disciplina sempre più diffusa su scala nazionale e più sostenuta anche dalle Istituzioni». Alla base tanta passione, applicazione, tecnica, ma non solo: «Chiara ha bruciato le tappe – dice Matteo Migliano, anima dell’organizzazione dei campionati italiani – perché ha un talento naturale per il paracadutismo e lo sport in genere». Certo una dote che facilita a far volare, è proprio il caso di dirlo, passioni e desideri. 


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8 agosto 2026