di
Virginia Nesi
La docente: «Io, minacciata di morte, ho subito una violenta gogna mediatica mondiale. Adesso vivo chiusa in casa, ho paura di uscire. Presenterò querela»
Il 25 luglio il video di un gruppo di adolescenti italiani in vacanza studio a Bangkok fa il giro del mondo. Una passeggera li rimprovera sulla metro: «In Thailandia non si urla». Si sentono insulti. Un ragazzo alza il dito medio. L’insegnante: «Scusa se porto soldi nel tuo Paese». Il filmato diventa virale. Interviene l’ambasciata italiana per scusarsi. Dopo si scuseranno anche accompagnatori e ragazzi. La questione si chiude con una multa di poche decine di euro. Ora l’insegnante racconta la sua verità al Corriere: «Il video diffuso online è stato manipolato, è privo dell’intera sequenza iniziale».
Spieghi.
«La passeggera ha tagliato varie parti nascondendo i miei interventi. Io accompagnavo un gruppo di studenti provenienti da tutta Italia. Sulla metro, gli alunni parlano con un tono di voce normale. Sono 41 ragazzi, di 14 e 15 anni e uno maggiorenne. Non gridano e non offendono le persone presenti con atteggiamenti aggressivi, scherzano tra di loro e probabilmente questo ha disturbato. All’improvviso una ragazza thailandese urla, insulta, poi ci chiede di fare silenzio».
Poi, che cosa accade?
«Lei tira fuori il telefono: con una mano ci filma, con l’altra ci fa il dito medio. Nel video si vede solo lo studente offenderla. Lui reagisce, sbagliando. Gli altri ragazzi ridono perché la situazione diventa assurda. Un adolescente, non mio alunno, commenta in siciliano: “La meno?”. Ho intimato ai ragazzi di non reagire. Ho chiesto più e più volte alla ragazza di smettere di filmare, facendole presente che gli studenti erano minorenni. Solo un alunno fa gesti volgari (dopo verrà rimproverato). La passeggera ribadisce diverse volte: “Che ca..o state facendo nella mia nazione?”, aggredendo verbalmente con insulti i ragazzi. Nel video, lei toglie questa domanda e lascia solo la mia risposta».
Ovvero: «Scusa se porto soldi nel tuo Paese».
«Mi vergogno profondamente, non era una frase rivolta al Paese ma dettata dal contesto e dall’esasperazione. Non mi rispecchia. Da viaggiatrice rispetto e guardo con grande interesse a ogni tipo di cultura. In particolar modo la Thailandia, splendido Paese in cui sono stata più volte e in cui desidero tornare. Avrei dovuto gestire la situazione in maniera diversa, ad aggressione non si deve reagire con altra aggressione».
Perché interviene anche l’ambasciata italiana?
«La ragazza ci denuncia e pubblica tutto sui social. Noi chiariamo e ci confrontiamo con lei. L’episodio viene portato davanti alle autorità locali. Le scuse vengono formalizzate e accettate. Potevo rientrare subito in Italia, ma sono rimasta in Thailandia con gli studenti per senso di responsabilità e per non creare ulteriore panico».
Chi lo avrebbe fomentato?
«Non i thailandesi, non la polizia, non l’ambasciata, ma i social. In Rete vengono resi pubblici i nostri spostamenti, nome dell’hotel, targa dell’autobus, numeri di telefono, e-mail. Subiamo una campagna d’odio sproporzionata e penalmente rilevante. Da quell’episodio al rientro in Italia, il 3 agosto, ci siamo spostati scortati dai poliziotti. Gli agenti ci hanno tranquillizzati».
Che cosa l’ha fatta soffrire?
«Sono madre, ho avuto paura per i ragazzi. Non hanno fatto nulla di grave, ma il tribunale dei social ci ha trattati peggio dei criminali. Vedere 14enni inchinarsi per ricevere il perdono mi ha sbriciolato il cuore. Adesso sono tornati alla normalità».
Lei come sta?
«Vivo un incubo, chiusa in casa, con la paura di uscire. Ho l’ansia sociale. Ho subito una violenta gogna mediatica mondiale: telefonate, centinaia di minacce di morte in ogni lingua. Presenterò querela. Non deve più accadere».
9 agosto 2026 ( modifica il 9 agosto 2026 | 09:15)
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